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Il futuro del Manifesto: hanno vinto i numeri, non la politica

di Giuliana Palombi
Cara Tiziana, condivido la tua amarezza e il tuo sconcerto per queste ultime tristi vicende al manifesto e per come alcuni di noi, a prescindere dall’anzianità professionale, sono stati liquidati senza molti di giri di parole e una firma su di un modulo (niente di personale nei confronti di chi ha fatto i colloqui, sia chiaro). Pensare che tutto ciò sia avvenuto proprio al manifesto fa venire i brividi. Ma tant’è.
D’altronde compagni/e ben più blasonati di noi sono stati congedati senza tanti convenevoli, quindi di cosa meravigliarsi? Detto ciò, sai com’è andata a finire, secondo me? Che al giornale ha vinto il più forte, non il più forte politicamente, ma il più forte numericamente. Alla fine, quello che è contato sono stati i rapporti di forza e il trovarsi nei posti chiave della macchina redazionale (il famoso slogan “il giornale è di chi lo fa”). Tutto qua. L’idea di quello che sarà il nuovo manifesto resta oscura ai più e forse anche a chi lo farà.

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