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Le primarie nella provincia bolognese: sindaci ribelli contro il partito

Primariedi Massimo Corsini
Qual è il senso delle primarie in provincia di Bologna? O meglio: qual è il senso dell’antagonismo elettorale Bersani-Renzi in provincia? Anzitutto bisognerebbe dare un’occhiata ai risultati elettorali. A prima vista sembrano emergere due dati principali. Il primo è un esito del voto più o meno in linea con il dato nazionale: ovvero Bersani vince di gran lunga seguito da Renzi, mentre gli altri candidati rimangono relegati a delle percentuali decisamente basse rispetto ai primi due. Poi sembra emergere un dato più territoriale, dove Renzi, in alcuni comuni più problematici, sembra aver interpretato la voglia di cambiamento da parte di un elettorato scontento.
Spiega Giuseppe Paruolo, unico consigliere regionale ad appoggiare Matteo Renzi e membro del direttivo che alle primarie appoggia il sindaco di Firenze: “Personalmente sono molto contento della penetrazione del messaggio di cambiamento di Renzi. Il voto al primo cittadino di Firenze è dato da persone che vogliono un cambiamento netto, senza gradualità. Qua in Emilia Romagna eravamo in un contesto per nulla scontato perchè il partito più radicato sul territorio vede pochi esponenti per Renzi”. Certo viene spontaneo chiedere quale sia questo cambiamento netto. Ma Paruolo spiega ancora: “Non possiamo negare che il male principale dell’Italia è un immobilismo che si traduce anche nello stallo della classe politica. Ora questa stagnazione, secondo me, nel centro sinistra si sta sgretolando proprio grazie alle primarie”.

Andando a sbirciare, invece, sul territorio, c’è chi sostiene, come Maurizio Lodi, rappresentante della lista Matteo Renzi a Galliera, che la scelta del voto al sindaco di Firenze rappresenti il malcontento dato dall’allontanamento tra rappresentanti e rappresentati. Per fare un esempio concreto: Lodi a Galliera è anche presidente del comitato contro la centrale a biomasse che da quelle parti da ormai due anni ha portato ad un inasprimento dei rapporti tra amministrazione e buona parte della maggioranza politica interna. A Galliera vecchia Renzi ha preso 52 voti contro i 67 di Bersani, a San Venanzio (di Galliera sempre) “stranamente”, per Lodi, i voti sono stati 169 contro 280, un voto comunque buono per il rappresentante del primo cittadino di Firenze.
“Penso sia innegabile che, sebbene tutta la dirigenza del PD, tranne pochi casi isolati, sia con Bersani, gli elettori del PD almeno al 40% sono per Renzi, a dimostrazione di come la dirigenza sia “scollata” da chi li vota. Aggiungo che il 40% di Renzi e’ un dato “puro”, cioe’ non e’ il frutto di alleanze elettorali annunicate con altre forze, sono voti dati a Renzi, a quello che vorrebbe fare. Il dato dell’Emilia Romagna, e’ importante, in molte province e’ un testa a testa. Molti giovani hanno dato la preferenza a Renzi, vedere che a Galliera, un tempo roccaforte “rossa”, in pratica i voti di Bersani equivalgono i voti di Renzi, e’ tutto dire. Non si potrà non tenere conto di questo dato elettorale, credo che questa sia l’ultima chiamata per il PD.
Come a Galliera, anche a Budrio sembrano esserci stati esiti simili, anzi ancora più marcati. A Mezzolara, frazione celebre anch’essa per la battaglia fra cittadini, amministrazione e costruttori della centrale a biogas, ha vinto Renzi contro Bersani, rappresentato dai volti noti dell’attuale amministrazione ( sindaco Giulio Pierini e l’ex Carlo Castelli), per 138 voti contro 118, a Prunaro ha sempre vinto Renzi con 87 voti contro gli 84 di Bersani, idem a Vedrana dove quest’ultimo perde 51 a 55. Ora, certamente non si può interpretare la preferenza a Renzi da queste parti, come un’inclinazione ambientalista del primo cittadino di Firenze che, anzi, ha espressamente ammesso, confrontandosi con il caso Parma, che l’inceneritore a Firenze è una risorsa a cui l’amministrazione non può rinunciare. Tuttavia, in queste zone della bassa, un tale orientamento di voto sembra essere la manifestazione del malcontento nei confronti della classe politica egemone.
Un disorso a parte sembrano meritare i comuni della montagna con riferimento particolare a quelli della Valsamoggia, dove il biogas non la fa da protagonista. Spiega infatti il consigliere Paruolo: “Più si va verso la montagna più abbiamo a che fare con una tradizione politica meno condizionata dal PC. Il voto cattolico resiste più in montagna che in pianura. Nella Valsamoggia lo si vede anche dopo l’ultimo referendum dove abbiamo visto una maggioranza faticosa ed il no prevalere in due comuni”.
Ci sono comuni poi, come Granarolo dell’Emilia, dove, a prescindere da problemi e polemiche, Renzi sembra aver avuto un alto indice di gradimento.
Quello che rimane da capire, come dappertutto, è a chi andranno i voti degli altri tre candidati al ballottaggio. Ammesso che per forza debbano andare a qualcuno.

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