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"È il tempo delle zucchine: indagine sugli orti a Bologna": un collettivo e un documentario per riappriopriarsi degli spazi urbani

E' il tempo delle zucchinedi Francesca Mezzadri
Riappropriarsi della città grazie a un orto: è questo l’obiettivo del collettivo Trame Urbane, composto da giovani neolaureati che sperimentano forme di guerrilla gardening e progetti di verde urbano negli spazi di Bologna. Ma cosa vuole dire e come si fa a riappropriarsi degli spazi urbani “armandosi” di semi e rastrello? In realtà quello che il collettivo Trame Urbane si propone di fare coltivando orti, più che una guerra è una sorta di resistenza urbana contro il degrado, l’abbandono e l’individualismo stesso della città-cemento.

Il collettivo sostiene l’uso dell’orto inteso come nuova piazza, nuovo luogo di socialità e confronto, per dare senso a spazi che attualmente non sono di nessuno, ovvero non sono più intesi come bene comune e pubblico. E che con zucchine, radicchio e insalata possono tornare ad essere davvero di tutti.

Con il progetto RappOrto e grazie alla realizzazione del documentario “È il tempo delle zucchine: indagine sugli orti a Bologna” che in questi ultimi mesi è stato presentato all’interno di diverse iniziative tra le quali Terra di Tutti i Film Festival, Trame Urbane si fa portavoce di un’esigenza che in realtà è molto sentita nel territorio bolognese.
Forse non tutti sanno che già durante la guerra all’interno della città esistevano i cosiddetti orti di guerra per far fronte al difficile momento e che dopo divennero abusivi. Attualmente esistono orti comunali messi a disposizione dal Comune di Bologna come quelli dietro l’Ospedale Maggiore dove giovani e anziani si incontrano per coltivare insieme un piccolo spazio verde: per mettere “a frutto” le esperienze del passato e “maturare” nuove idee. Il tutto in un’ottica di confronto e di dialogo. Non solo: con l’orto è possibile ricreare anche un nuovo legame con la terra e con i suoi prodotti – scoprendo ad esempio che non “crescono” nel supermercato – e prendersi cura di qualcosa, tenendo conto del tempo e della stagionalità. Saper aspettare, godere della quotidianità.
E se 700 persone hanno già fatto domanda al Comune per l’assegnazione di uno spazio verde e stanno ancora aspettando vuol dire che esiste questo bisogno. E poi ci sono altre esperienze come quella di Horticity, un orto coltivato sui tetti di una casa popolare curato dagli stessi inquilini; il Giardino R’esistente di Piazza San Francesco, dove vengono coltivate erbe aromatiche contro il degrado della splendida piazza; il vasto Orto Alegre di via Pavese; l’Orto dei Popoli del Centro Zonarelli; lo Spazio del Lazzaretto curato dal Collettivo della Facoltà di Agraria…
Le storie di questi orti vengono raccontate direttamente dai cittadini protagonisti di questa trasformazione urbanistica all’interno del documentario di Trame Urbane.
Tuttavia in città non è così semplice lavorare un orto: esistono regolamenti che vietano la coltivazione in molto spazi verdi urbani e nei parchi, anche se in futuro, come specifica Giovanni Ginocchini dell’Urban Center, in un’ottica di bene comune, pubblico e condiviso, è probabile che vengano modificati. E nell’attesa, piccole forme di guerrila gardening sono sotto gli occhi di molti: chi ha fatto caso a quei piccoli vasi con fiorellini alla fermata dell’autobus di via Irnerio? Sono le cosiddette piante volanti, una forma di protesta contro il Civis di Bologna da parte del collettivo Terra di Nettuno.
Ed è mobile e condiviso anche l’orto-giardino dello stesso collettivo Trame Urbane che fa parte del progetto di riqualificazione urbana RappOrto. Come specificano i ragazzi di Trame: “Abbiamo deciso di fare questo orto-giardino in Bolognina e nello specifico nell’area retrostante l’Xm24 proprio per riappropriarci in modo verde e creativo di un’area altrimenti residuale. Al suo interno non ci sono solo ortaggi, ma anche piccole piante, arbusti e fiori.”
L’orto-giardino è mobile perché le piante sono coltivate in vasi, sedie e cassetti montati su ruote in modo che siano trasportabili. Ed è condiviso perché “vuole essere di tutti quelli che vogliono mettere in comune saperi, esperienze e frutti”. Un laboratorio a cielo aperto dove nuove relazioni e vecchi materiali possono creare una comunità – più aperta e senza sprechi.
Ogni domenica pomeriggio è possibile visitare l’orto e chiedere informazioni sul progetto ai ragazzi di Trame Urbane. RappoOrto in questi ultimi mesi sta anche viaggiando su altri mezzi: presentato in diversi locali bolognesi e all’interno di percorsi insieme ad altri esempi di orti urbani, accompagnato dal video “Èil tempo delle zucchine”. Perché forse la stagione è davvero buona per armarsi di semi e rastrello.
Il documentario “È il tempo delle zucchine: indagine sugli orti a Bologna”: http://www.youtube.com/watch?v=DviHb90BOEY
Sito del collettivo Trame Urbane: http://trameurbane.noblogs.org

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