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Bologna, occupata l'ex-caserma di via Masini. Il collettivo Làbas: "Pezzo dopo pezzo riprendiamoci quanto ci è stato tolto"

di Angelica Erta
Con le parole “Toma la Huelga” i ragazzi del collettivo Làbas hanno occupato questa mattina l’ex caserma Masini, in via Orfeo. Il primo passo degli indignados italiani, decisi a “riprendersi lo sciopero” , con un giorno d’anticipo rispetto alla grande manifestazione europea fissata per domani. Lo stabile, di proprietà del demanio, versa da anni in stato di abbandono e dopo due tentativi falliti di vendita all’asta è in attesa delle scelte dell’amministrazione.


(Foto di Angelica Erta)

Proprio come i precari della generazione “No future”, in attesa della prossima riforma al ribasso. “Per spazzar via queste etichette in cui siamo stati più volte racchiusi, prima bamboccioni ed ora choosy – dicono i ragazzi del collettivo – abbiamo occupato questo spazio. Per restituire alla città quanto gli appartiene “. E di fatto di immobili pubblici, dismessi e poi svenduti per far cassa è punteggiata l’Italia intera. Quindi l’occupazione è riappropriazione, ricostruzione di uno spazio fisico e politico; un laboratorio in cui la crisi non si sana mettendo all’asta prima gli immobili, e poi i diritti e la democrazia.

“Questa è la storia di una generazione che è così choosy che non si accontenta della miseria del presente – ribattono al ministro Fornero – e ora si prende pezzo dopo pezzo ciò che gli è stato tolto.” “Questa è la storia di chi è consapevole di vivere in un’Europa accomunata da processi di austerity e vuole esprimere la necessità di un altro welfare che metta al centro diritti e dignità.” Da Madrid a Bologna, da Atene a Lisbona la linea tracciata dai movimenti è la stessa, uno stato di disobbedienza che non accetta tagli e precarietà. Da questa mattina e per molti altri giorni, a dispetto del freddo e dell’umidità, i ragazzi presidieranno l’ex caserma, così choosy da munirsi di scope e spazzettoni per rendere agibile al più presto lo stabile.
Un fitto programma di workshop, assemblee e azioni di guerrilla gardening si snoderà nei prossimi giorni, fino a domenica, con interventi di architetti e urbanisti. All’assessore alla cultura Ronchi, che al confronto preferisce dichiarazioni a mezzo stampa – “secondo l’amministrazione comunale non è certo questo il modo per aprire un laboratorio culturale” – rispondono con l’energia del quartiere, con i passanti che vedono di buon occhio l’esperimento di chi tenta di ricostruire socialità laddove lo Stato ha fatto un passo indietro.

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