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Bartleby: la minaccia di sgombero più che lo spazio mette a rischio cultura e politica

di Leonardo Tancredi
Dopo le manganellate, lo sgombero di Bartleby non fa notizia quanto dovrebbe, “sembra la storia di Pierino che grida al lupo al lupo” dicono gli stessi occupanti nel loro comunicato, ma non per questo è meno preoccupante per l’esperienza culturale e politica che Bologna rischia di perdere. Da agosto a oggi, in via San Petronio Vecchio, sono arrivate due comunicazioni, con tanto di ufficiale giudiziario, in cui l’università di Bologna paventava sgombero e pagamento delle spese per il ritardo dei lavori di ristrutturazione che l’ateneo ha previsto nello stabile. In una di queste si diceva che tutto il materiale presente nei locali sarebbe stato custodito e acquisito dopo trenta giorni se nessuno avesse pagato le spese di custodia. Tra questo materiale c’è un’intera collezione di riviste del poeta Roberto Roversi donate al collettivo di Bartleby. E questa è la notizia.
Il fondo letterario era stato donato alla Coop Adriatica che a sua volta, con l’approvazione di Roversi, lo ha messo a disposizione di Bartleby; si trattava di raccolte in alcuni casi incomplete e quindi di difficile ricezione da parte delle biblioteche. “Ci siamo trovati davanti una trentina di scaffali stracolmi – racconta Stefano – abbiamo preso quasi tutto e oggi fanno parte della nostra biblioteca”.

Il progetto di common library era partito dalla prima occupazione di via Capo di Lucca, accumulando testi di autori invitati a presentare le proprie opere, libri messi a disposizioni dagli stessi frequentatori dello spazio occupato e pubblicazioni esposte nel festival delle riviste indipendenti B.I.R.R.A. La donazione di Roversi ha imposto un doveroso passo in avanti che a Bartleby stanno condividendo con il collettivo di storici Il caso S. e la rivista Zapruder. “Vorremmo partire con un vero progetto di catalogazione – continua Stefano – in modo da inserire queste riviste nel catalogo italiano dei periodici ACNP, consultabile on line in modo da renderle accessibili a tutti come una vera e propria biblioteca. Pensiamo a un’apertura settimanale il martedì dalle 16 alle 20”.
Nel corso di una due giorni di incontri il 16 e 17 ottobre è arrivato anche il sostegno di Antonio Bagnoli, nipote di Roberto Roversi e direttore dell’editrice Pendragon, che si è detto disponibile a pubblicare un catalogo delle riviste lascito del poeta. Non è tutto, un’altra idea per ridare vita a quelli che erano fogli polverosi è organizzare un ciclo di ripresentazioni delle riviste invitando a parlarne intellettuali e autori coinvolti all’epoca della pubblicazione.
Visto che la minaccia di sgombero è diventata routine, gli attivisti di Bartleby vanno avanti con il loro obbiettivo di (ri)animare la cultura a Bologna. E sono decisi a farlo nel centro di Bologna, unico antidoto al degrado e alla desertificazione. “Se ci mandano via, torneremo e se non sarà qui pensiamo di avere la città per noi”.

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