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Il Comune incalzato sulla liquidazione di Atc risponde poco e male

Durante l’ultimo Question Time in Comune la vicesindaco Silvia Giannini, sollecitata dal consigliere del Pdl Lorenzo Tomassini, è tornata sulla questione Atc. Qui la trascrizione di domanda e risposta. Il punto del contendere era naturalmente la bozza di delibera uscita dalle stanze di Palazzo d’Accursio, nella quale il Comune, nero su bianco, dispone l’«inevitabile» liquidazione di Atc. Della bozza avevamo scritto per primi già la settimana scorsa. Poi lunedì i sindacati hanno improvvisato una protesta in Comune per chiedere garanzie a favore dei 128 lavoratori di Atc, a rischio dopo il processo di scissione/fusione che ha generato Tper (vedi le nostre due inchieste sul tema: 1/2).

Tomassini ha posto domande circostanziate, alle quali però la Giannini ha risposto limitandosi a richiamare le varie delibere con le quali il Comune ha progressivamente approvato il progetto di scissione/fusione e la conseguente messa a gara del servizio di gestione della sosta. La delibera con la liquidazione non è che l’ultimo episodio di una storia lunga ma coerente.

«Le conseguenze della liquidazione di Atc? Tutte le questioni verranno gestite dal liquidatore – ha spiegato la Giannini- che verrà nominato e opererà nell’interesse dei soci e che dichiarerà chiusa la liquidazione solo nel momento in cui si verificherà l’assenza o la conclusione di ogni debito/credito o lite».

Quanto ai 128 lavoratori a rischio, «il personale addetto verrà trasferito con il ramo d’azienda all’aggiudicataria del servizio con le tutele occupazionali previste dall’art. 2112 del Codice civile e a quelle ulteriori che saranno richieste e valutate come possibile elemento di offerta nella procedura di gara come esplicitamente assentito dalle vigenti disposizioni legislative vigenti».

L’articolo 2112 stabilisce che “in caso di trasferimento d’azienda, il rapporto di lavoro continua con il cessionario ed il lavoratore conserva tutti i diritti che ne derivano”. Ma si tratterà davvero di un “trasferimento di azienda”? Sempre il codice civile la definisce come “qualsiasi operazione che, in seguito a cessione contrattuale o fusione, comporti il mutamento nella titolarità di un’attività economica organizzata, con o senza scopo di lucro, preesistente al trasferimento e che conserva nel trasferimento la propria identità”. Ma se l’azienda verrà liquidata e il servizio affidato per gara ad altri come si può parlare di cessione o fusione?

«E’ un richiamo che non significa molto – argomenta Gianni Cremonini, delegato Usb di Tper – Avrebbe potuto anche richiamare l’art.3 della Costituzione e il risultato sarebbe stato lo stesso. Noi vogliamo sapere se il Comune intende rispettare la “clausola sociale” firmata a suo tempo da Cofferati e includerla nella nuova società. A questo la Giannini non ha dato risposta».

Durante la protesta di lunedì scorso in consiglio comunale i rappresentanti dell’Usb hanno anche chiesto all’assessore ai trasporti Andrea Colombo di spiegare dove sia l’utilità economica di una fusione che lascia fuori Atc Sosta solo per poi sborsare mezzo milione di euro per garantire il servizio di controllo della sosta.

Le domande sono semplici, ma senza risposta: Non si faceva prima a lasciare il settore sosta dentro Tper? E se la legge obbliga a privatizzare i servizi pubblici locali, allora perché la sosta si e il trasporto locale no?

Il mistero si infittisce.

Claudio Magliulo
 
 

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