Nel 1970, Giorgio Almirante fece ostruzionismo alla Camera sull’introduzione in Italia delle Regioni. Parlò per dieci ore sostenendo che “le Regioni saranno carrozzoni clientelari e di potere e rappresenteranno permanentemente un pericolo per l’unità della nazione”. A gennaio 2014, Giorgia Meloni presentò un progetto di legge che proponeva di abrogare l’articolo 116 della Costituzione, modificato nel 2001 dal centrosinistra, quello appunto che stabiliva il principio dell’Autonomia differenziata. A dicembre 2014, durante un evento organizzato a Roma dal suo partito, l’attuale presidente del Consiglio ribadì di volersi intestare la «battaglia per l’abolizione delle regioni», sostenendo di muoversi in continuità con l’azione politica di Almirante.
Pochi giorni fa il Consiglio dei ministri, presieduto da Giorgia Meloni, ha approvato le intese firmate con quattro regioni del Nord (Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria) per trasferire loro ulteriori poteri in applicazione di una legge che la Corte costituzionale aveva ampiamente rimandato con questa motivazione: “la Costituzione definisce la Repubblica come «una e indivisibile». Il popolo e la nazione sono unità non frammentabili. Esiste una sola nazione così come vi è solamente un popolo italiano, senza che siano in alcun modo configurabili dei “popoli regionali” che siano titolari di una porzione di sovranità”.
Questa dell’Autonomia differenziata rappresenta una grande ambiguità e un’evidente doppiezza della destra italiana di provenienza missina. Essa ha sempre avuto un’intimità con il patriottismo e mai fino in fondo con il senso profondo di nazione. Nel 2021, in un comizio a Madrid. la leader di Fratelli d’Italia arrivò a dire: “E’ sotto attacco la Patria, il valore più alto che tiene insieme tutti gli altri, perché è insieme comunità, confini, storia e identità”. Ma sono compatibili le “piccole patrie” regionali con il patriottismo italiano? Può una nazione essere la somma di tanti staterelli ciascuno dei quali ritiene che i suoi cittadini siano più importanti di tutti gli altri? Sulla differenza tra patria e nazione consiglio di leggere di più i libri di Maurizio Viroli.
Insomma, la destra italiana ritiene la coerenza un’orribile parola. Diversi suoi esponenti non ce la farebbero ad essere coerenti neanche se lo volessero. Si sentono patrioti ma disgregano la nazione.
Questo articolo è stato pubblicato su il Fatto Quotidiano il 23 ottobre 2026