Epstein files, il coinvolgimento italiano

di Elena BEtti /
9 Febbraio 2026 /

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Un’isola nel Mediterraneo, uffici di partito a Milano, scrivanie di manager e hacker: negli Epstein files è arrivata l’Italia. Non è al centro della storia, ma le carte la descrivono con una precisione sorprendente, rivelando nomi, luoghi e connessioni che attraversano politica, finanza e tecnologia, tracciando percorsi che l’imprenditore statunitense Jeffrey Epstein seguiva in modo certosino.

Le informazioni legate al nostro paese si trovano in alcuni dei milioni di documenti, email, messaggi, appunti, fotografie e materiali investigativi resi pubblici dal dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti nell’ambito delle indagini sul pianeta Epstein, il finanziere morto in carcere nel 2019 mentre era in attesa di processo per traffico sessuale di minori. Le carte non costituiscono un atto d’accusa verso i nomi citati, ma restituiscono uno spaccato disordinato e rivelatore delle relazioni, degli interessi e delle ossessioni di un uomo che per anni ha avuto accesso ai centri del potere globale.

L’interesse politico di Epstein verso Matteo Salvini

Il nome di Matteo Salvini compare 89 volte nei file, citato in circa una trentina di mail tra marzo 2018 e maggio 2019, periodo in cui la Lega, il partito di Salvini, era all’apice della sua ascesa elettorale. Va chiarito che non risulta alcun legame diretto tra il leader leghista e Jeffrey Epstein.

Ciò che emerge è l’interesse del finanziere americano per la politica europea e, in particolare, per l’ascesa dell’estrema destra. In quegli anni Steve Bannon, ex consulente strategico di Donald Trump, era impegnato a sostenere partiti proprio come la Lega, il Front National di Marine Le Pen, Alternative für Deutschland in Germania e altri movimenti europei di destra. Ecco perché Salvini compare negli scambi di mail tra Bannon e Epstein.

I file tracciano i primi contatti tra l’ex stratega e Salvini nel marzo 2018, quando la Lega ottenne circa il 18% di consensi alle elezioni politiche italiane. A quei giorni risalgono anche alcune mail in cui Epstein chiede a Bannon come stesse andando: “Bene, sto andando a Milano per incontrare Salvini. Stasera Grillo e domani a Roma Berlusconi e 5 stelle”. Sulla base di questi scambi, l’obiettivo strategico sembrava essere puntare al trionfo dell’estrema destra nelle elezioni europee del 2019.

In un messaggio successivo, Bannon elenca i partiti che sta seguendo: “Ora sono consigliere per il Front, Salvini, AfD, Swiss People’s Party, Orbán… il prossimo maggio ci sono le elezioni del Parlamento europeo, possiamo passare da 92 a 200 seggifermare qualunque legislazione sulle criptovalute o qualunque cosa vogliamo”.

Uno scambio che mostra una logica precisa, chirurgica, oltre che strategica, dietro questi interessi. Epstein scrive a Bannon: “Spero che tu sia seduto sulle ginocchia di Salvini”, “Al contrario”, risponde l’ex stratega. Epstein conclude con un misto di ironia e realismo: “LOL (acronimo che sta per “ridere rumorosamente”, ndr). Ma lui non se ne accorge. Ahhh, il potere dell’oscurità”.

A dicembre, Bannon ha un piano preciso: “La prossima primavera vinciamo il 60% del parlamento europeo, Salvini convoca le elezioni la settimana dopo, possiamo gestire noi le cose da qui.

Accidenti, che Dio abbia pietà delle loro anime”, commenta Epstein. Nei mesi successivi, l’attenzione si concentra anche sulla raccolta fondi da parte di Bannon per Salvini e Le Pen, con l’obiettivo di candidare liste complete.

La tranche finale di messaggi arriva pochi giorni prima delle elezioni europee del 25 e 26 maggio 2019. Bannon segnala a Epstein che Salvini sta perdendo terreno in Italia, mentre il finanziere commenta l’andamento degli altri leader europei: “Macron giù? Boris su. Merkel giù. Tu su. Ottimo”.

Non si tratta di contatti diretti con Epstein, né di responsabilità oggettive, bensì di osservazioni inserite in una rete di monitoraggio internazionale. L’Italia emerge così come laboratorio politico, un paese “osservato speciale” per comprendere le dinamiche interne e i leader emergenti in Europa.

Anche il Milan appare come asset finanziario

Gli Epstein files contengono anche riferimenti a figure del mondo economico e sportivo. Tra queste Eduardo Umberto Teodorani Fabbri, manager italiano figlio di Maria Sole Agnelli (sorella di Gianni Agnelli), inserito in comunicazioni legate alla squadra di calcio del Milan e al fondo Elliott Management.

Le email rivelano il momento critico dell’estate 2018, subito dopo il passaggio di proprietà del Milan al fondo statunitense, subentrato all’imprenditore cinese Yonghong Li. In una mail del 13 luglio 2018, Epstein riceve un documento intitolato AC Milan Acquisition – July 2018, redatto dalla società di consulenza Keffi Group, definito dal mittente come “un’opportunità unica per acquisire l’ultimo super club europeo rimasto”. Epstein inoltra il dossier a diversi interlocutori, tra cui l’imprenditrice tedesca Nicole Junkermann scrivendo: “Non ho alcun interesse, vorrei solo capire il perchè”.

Cosa c’entra la cybersecurity

Accanto a politica e finanza, compare anche il nome di Vincenzo Iozzo, ingegnere informatico calabrese di rilievo internazionale nel settore della cybersecurity. Nei documenti il suo nome emerge in contesti legati a competenze tecniche e coordinamento organizzativo di incontri, senza accuse, né contestazioni penali.

La carriera di Iozzo chiarisce la natura dei riferimenti: laureato al Politecnico di Milano, vincitore per tre anni consecutivi della competizione Pwn2Own – una sfida tra hacker che ha come scopo quello di riuscire a trovare delle falle in specifici software – e coautore dell’iOS Hacker’s Handbook, ha fondato la startup Iperlane, specializzata in sicurezza e tecnologie avanzate come blockchain, wi-fi e big data, acquisita da CrowdStrike, dove ha ricoperto ruoli di responsabilità nella sicurezza digitale. Alcuni documenti dell’Fbi sembrano citarlo come presunto “hacker personale” di Epstein, dettaglio che ha alimentato speculazioni sui social, ma senza riscontri concreti nei materiali pubblicati.

“Sardinia Trip!”

Nei file è menzionata anche la Sardegna, non solo per la bellezza del territorio ma anche come luogo frequentato da Epstein e dal suo entourage. Email dell’assistente di Epstein descrivono prenotazioni di voli, alberghi e yacht e l’arrivo di giovani donne: “Jeffrey ha detto ok all’arrivo di voi ragazze in Sardegna! Per favore fammi sapere i dettagli, quando siete pronte”. L’oggetto della mail recita: “Sardinia Trip!”.

Non ci sono riferimenti a figure pubbliche italiane coinvolte: i file restituiscono l’immagine di un’isola visitata e annotata, senza implicazioni penali, come parte della rete di viaggi e relazioni di Epstein.

L’Italia osservata a più livelli

Nel loro insieme, gli Epstein files non raccontano un complotto, né una regia occulta dietro le dinamiche italiane. Piuttosto mostrano uno sguardo esterno, insistente, a tratti ossessivo, verso un paese attraversato da trasformazioni politiche, asset finanziari in crisi e figure capaci di muoversi tra tecnologia e potere.

L’Italia che emerge dai documenti non è protagonista, non è comparsa. È un ruolo molto simile a quello che il nostro paese ha sempre giocato nello schiacchiere internazionale. Attrae, ma senza incidere. E questa dinamica si riscontra anche all’interno del campo d’azione di una delle manifestazioni più opache del potere finanziario globale contemporaneo.

Articolo pubblicato su wired

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