Il miracolo bolognese, quello di aver messo d’accordo tutti i sindacati dei circa 4400 lavoratori comunali prosegue. I dipendenti chiedono aumenti consistenti a fronte di un «bilancio florido». Ieri sono comparsi a Palazzo D’Accursio, durante il consiglio comunale e hanno voltato platealmente le spalle ai banchi dove siedono consiglieri e assessori.
C’è chi porta un bicchierino di caffè con messaggio rivolto al sindaco Matteo Lepore: «Le offriamo un caffè. Con gli incentivi stanziati è l’unica cosa che possiamo permetterci». «Voltiamo le spalle a un’amministrazione che non ci valorizza e pensa che ci possiamo accontentare di queste poche briciole» spiega la Funzione pubblica della Cgil durante l’assemblea che si sposta nel cortile del palazzo municipale. Con gli altri confederali e i sindacati di base. Tutti d’accordo: l’amministrazione non sta facendo davvero il massimo, bisogna andare avanti con la lotta, non ci dicono la verità sullo stato delle casse comunali.
Al punto che su Sergio Lo Giudice, capo di gabinetto del sindaco, piovono improperi. Viene interrotto da urla, fischi e cori mentre tenta di ribadire le motivazioni per cui sul 2025 l’amministrazione ha stanziato un aumento di 2,4 milioni di euro. I sindacati chiedono che venga raddoppiato.
A questo punto è necessario ricostruire il contesto. Lo scontro è tanto più emblematico perché accade in una città in cui il costo della vita cresce e la turistificazione aumenta inesorabile. Bologna negli ultimi anni è cambiata, è mutata la sua economia e la forma stessa della struttura commerciale del centro storico, ma la ricchezza non sgocciola verso il basso. Perché la città è preda di un modello estrattivo. Tanto che, secondo i dati dell’ultimo rapporto dell’ufficio statistico del comune, poco meno della metà dei bolognesi dichiara un reddito inferiore ai 20 mila euro annui.
«Non sappiamo come arrivare a fine mese», urla una lavoratrice. Secondo i dipendenti il comune tecnicamente può alzare lo stanziamento e aggiungervi due milioni di euro per finanziare nuove assunzioni. Lo Giudice riesce a parlare a fatica, evoca il taglio delle risorse e ricorda che in ogni caso occorre rispettare il rapporto massimo tra spese di personale e entrate correnti.
«C’è una struttura tecnica che ha fatto i conti – afferma Lo Giudice – Il sindaco più volte ha chiesto di trovare la formula massima possibile per venirvi incontro e loro ci dicono che il 28,8% corrisponde a quella cifra». Da qui derivano i 2,4 milioni. Da qui la guerra di cifre dei sindacati, che hanno fatto altri calcoli. Secondo i quali esiste «un punto percentuale che l’amministrazione si sta tenendo come tesoretto». Questa versione dei fatti recita che anche i tecnici comunali «sanno benissimo che i margini ci sono e che nei conti c’è quell’1% che balla». «Abbiamo proposto e approvato noi come maggioranza un odg che chiede di trovare un giusto compromesso soddisfacente per i dipendenti – afferma la capogruppo del Partito democratico Giorgia De Giacomi – Può essere utile confrontare i numeri: noi ci fidiamo di quello che ci viene detto ma cogliamo anche quello che ci dite voi». La protesta riesce a bloccare l’assemblea comunale per un’ora e mezza. Poi i contestatori se ne vanno, annunciando che ci saranno, e ancora più combattivi tra una settimana. Intanto si pensa ad altre manifestazioni di piazza per comunicare coi cittadini bolognesi. Potrebbe esserci una fiaccolata.
Solidarietà al personale viene intanto espressa dai consiglieri comunali Davide Celli (Europa Verde, da tempo in rotta con la maggioranza), Gian Marco De Biase (Al centro Bologna) e Giulia Bernagozzi (Pd). Qualche giorno fa si è espressa duramente Coalizione civica, ala sinistra della maggioranza di Lepore che esprime la vicesindaca Emily Clancy: «Bisogna trovare una soluzione – ha detto il capogruppo Detjon Begaj – Non possiamo permetterci questo clima con i dipendenti. Non possiamo permetterci che questa amministrazione peggiori o abbia già peggiorato le relazioni sindacali».
Questo articolo è stato pubblicato su il manifesto il 17 novembre 2025