Giustizia climatica, lo sciopero globale di venerdì

di Beatrice Sofia Urso /
13 Novembre 2025 /

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Venerdì in tutta Italia è sciopero globale, mentre sabato, a Roma, si terrà il Climate Pride: più di settanta associazioni si mobilitano per partecipare alla chiamata internazionale sulla Cop30 di Belém

La lotta climatica torna in piazza. Venerdì in tutta Italia è sciopero globale, mentre sabato, a Roma, si terrà il Climate Pride: più di settanta associazioni si mobilitano per partecipare alla chiamata internazionale sulla Cop30 di Belém.

In piazza, a suon di musica con la street parade e carichi di rivendicazioni perché «è importante che non si veda nella transizione ecologica e nei movimenti ambientalisti un nemico, come invece vorrebbe il governo con i decreti contro gli ecovandali – racconta Mattia Lolli, attivista del Climate Pride – con questa narrazione si vorrebbe nascondere la sudditanza italiana al mondo del fossile, senza contare che i profitti di questo sistema generano crisi climatica, guerre, migranti climatici».

Alla Conferenza sul Clima delle Nazioni Unite l’Europa pochi giorni fa ha presentato i Nationally Determined Contribution, ovvero le misure che intende adottare per raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi. «L’Italia si è distinta perché è stato proprio il Paese che ha fatto maggiormente pressione per abbassare i target di riduzione europei. Si è raggiunto un compromesso per un taglio delle emissioni del 90% entro il 2040, contemplando però una quota del 5% per i mercati dei crediti di carbonio che sono in realtà delle false soluzioni, che finanziano progetti con un modello colonialista» così, direttamente da Belém, spiega Sara Sassa, attivista di Friday For Future Italia che sta partecipando come observer alla conferenza internazionale.

«Il nostro paese sta frenando la transizione, a partire dalle energie rinnovabili e nel settore dell’automobile – dice Mattia Lolli, sottolineando positivamente il coinvolgimento di tante realtà – siamo in piazza tra sindacati e centri sociali per dire che la transizione non è nemica dei lavoratori e dei cittadini» conclude Lolli, parlando dell’«ipocrisia globale dell’Italia che continua a fare solo gli interessi di aziende come Eni».
Nonostante le delusioni per gli ultimi vertici le Cop restano un barlume di speranza e di «multilateralismo» come spiegano gli attivisti, perché coinvolgono tutti i paesi interessati e anche la società civile.

«Non va dimenticato che le Cop le fanno i governi e quindi è fondamentale fare pressioni proprio su di loro perché arrivino con obiettivi e impegni coraggiosi. In realtà l’Europa avrebbe una grande chance dopo il ritiro degli Stati uniti per chiudere un accordo ambizioso» conclude Lolli.

Questo articolo è stato pubblicato sul manifesto il 13 novembre 2025

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