Nessuna licenza poetica

di Murat Cinar /
30 Agosto 2023 /

Condividi su

Il poeta curdo Ilhan Sami Comak è detenuto da ventinove anni in un carcere turco. E non ne uscirà: la recente modifica legislativa del 15 luglio, deliberata dal parlamento nazionale e che prevede la liberazione condizionata di circa 100mila detenuti, nel suo caso è stata ignorata.

Non è un’eccezione: come abbiamo raccontato lo scorso 12 agosto, solo un numero limitato di prigionieri politici ha potuto godere della nuova normativa.

ILHAN SAMI COMAK dovrà trascorrere ancora un anno in prigione prima di poter accedere alla libertà condizionata, come stabilito dalla legge originale. Fu arrestato nel lontano 1994 con l’accusa di essere membro del Pkk, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, organizzazione armata considerata «terrorista» dallo Stato.

Tra le accuse mosse al poeta, che all’epoca aveva solo 21 anni ed era uno studente universitario, c’era anche quella di aver causato due incendi in luoghi distanti nello stesso istante. Il processo a Ilhan fu condotto in fretta e finì con la condanna all’ergastolo.

Nonostante avesse dichiarato più volte di essere stato torturato e costretto a firmare una confessione mentre era incosciente, il tribunale non tenne conto di questi fatti. Né tenne conto di quanto certificato all’epoca da un medico legale che trovò tracce di tortura sul corpo del giovane poeta.

Nel periodo in cui Ilhan Sami Comak fu arrestato, negli anni Novanta, molti giovani studenti curdi provenienti dal sud-est turco furono arrestati, torturati e spesso uccisi. Tra questi anche 19 imprenditori curdi scomparsi in tre anni, accusati di sostenere il Pkk.

Quest’ondata di violenza ebbe inizio poco dopo la dichiarazione della prima ministra dell’epoca, Tansu Ciller, che preannunciò la repressione: «Abbiamo le liste degli imprenditori curdi che sostengono il Pkk e lotteremo anche contro di loro».

NEL 2007, la Corte europea dei diritti umani (Cedu) rilevò numerose irregolarità nel processo contro il poeta: in particolare, il tribunale che aveva esaminato il caso era la Corte della Sicurezza dello Stato (Dgm), un organo giuridico operante durante la dittatura militare degli anni Ottanta, che prevedeva la partecipazione di giudici militari.

Dal momento che le Dgm erano state abolite nel 2004, si era reso necessario ripetere il processo di Ilhan da capo. «Il nuovo processo avrebbe dovuto riascoltare i testimoni, formulare nuove accuse e presentare nuove prove.

Tuttavia, Ilhan fu processato nuovamente utilizzando gli stessi elementi del passato», racconta al manifesto Ipek Ozel, la tutrice legale di Ilhan, descrivendo questa situazione come un processo kafkiano.

«DURANTE l’udienza, Ilhan identificò i due poliziotti che lo avevano torturato, fornendo dettagli precisi. Tuttavia, il giudice non fu convinto neanche questa volta». Ipek segue Ilhan da circa sette anni e qualche giorno fa, insieme al suo avvocato, ha presentato la richiesta per consentire al poeta di beneficiare della nuova legge che avrebbe consentito la sua liberazione.

«Il comitato penitenziario, composto da cinque membri, era favorevole al rilascio condizionato di Ilhan, come mi era stato comunicato qualche giorno prima. Tuttavia, gli è stato negato il rilascio. Sono profondamente triste e ritengo che Ilhan non meriti questo trattamento».

Sebbene vi sia ancora la possibilità di appellarsi alla decisione, la questione sarà trattata dal tribunale amministrativo, che spesso conferma le decisioni dei comitati penitenziari nei casi di detenuti politici.

«La motivazione addotta per il rifiuto è il presunto legame, ancora inesistente, di Ilhan con organizzazioni terroristiche. Ilhan vive da quasi dieci anni in semi isolamento nella prigione di Silivri. Oltre al fatto che non è mai stato affiliato a un’organizzazione del genere, è assurdo che una persona in isolamento possa costituire una minaccia al sistema carcerario».

In caso di fallimento dell’appello, Ilhan dovrà attendere un ulteriore anno, poiché al trentesimo anno di detenzione è prevista la liberazione condizionata. Ipek ha parlato al telefono con Ilhan dopo la notizia e, racconta, nemmeno stavolta si è abbattuto. Anzi, quasi con ironia, ha detto di aver ottenuto un anno di tempo per completare la stesura dei tre libri a cui sta lavorando.

IN 29 ANNI, Ilhan Sami Comak ha scritto otto libri di poesie e un libro autobiografico, trasformato successivamente in uno spettacolo teatrale. Inoltre, è stato pubblicato un libro in inglese che raccoglie alcune delle sue poesie, intitolato Separated from the Sun, edito da Caroline Stockford e pubblicato dalla casa editrice Smokestack Books.

Le sue opere sono state premiate in Turchia e all’estero: tra gli altri, ha ricevuto il premio di poesia Metin Altiok, il premio Sennur Sezer e quello per la Libertà di espressione rilasciato dal ministero della cultura norvegese.

Nel 2020, il quotidiano britannico The Guardian ha pubblicato un appello sottoscritto da diversi intellettuali per la sua liberazione. Nello stesso anno, il prestigioso circolo poetico londinese «The Poetry Society» ha organizzato una serata interamente dedicata alla sua poetica.

Ipek Ozel ha lanciato una petizione internazionale affinché la richiesta del poeta trovi una risposta positiva. È possibile contattare Ozel all’indirizzo email ipekozel@gmail.com per aderire alla petizione. Ipek Ozel sostiene che il caso di Ilhan non è isolato in Turchia: «Non voglio più che Hannah Arendt abbia ragione. La banalità del male deve cessare».

Questo articolo è stato pubblicato su il manifesto il 29 agosto 2023

Aiutaci a diffondere il giornalismo libero e indipendente.

Articoli correlati