Impressioni e rabbie!

di Silvia R. Lolli /
14 Luglio 2023 /

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Come Manifesto in rete vogliamo continuare a dare voce a chi può raccontare una storia diversa dei territori bolognesi e regionali. Allora prendiamo spunto da uno scambio di mail avvenuto a metà maggio 2023, a pochi giorni dalla catastrofica alluvione in Emilia-Romagna, precisamente da Bologna alla Romagna.

Sollecitata da un’amica evidentemente di un’altra regione Rita Vella, socia di Libertà e Giustizia di Bologna, presente agli incontri della recente Manifesta e a quello dell’8 luglio “Democrazie in declino tra istituzioni deformate e crisi della partecipazione-I piani della destra per prendere tutto” con la neo presidente nazionale Daniela Padoan, offre uno sguardo di ciò che qui ci siamo lasciati alle spalle: il buon governo, rispettoso del territorio, una politica che ascoltava e contava sul lavoro competente dei tecnici regionali, provinciali e comunali. C’era un connubio solido, efficace ed efficiente (quindi economicamente importante in termini di prevenzione) fra le scelte politiche pluriennali, perciò presbiti, e gli studi e le azioni competenti dei tecnici.

Si è perso tutto ciò almeno negli ultimi venti trent’anni: come ricordato il 7 luglio da un intervento pervenuto dal numeroso pubblico presente (primo incontro della Manifesta “Con l’acqua alla gola”): oggi la maggioranza dei tecnici sono dei “signor sì”, al soldo di chi decide la devastazione del territorio con una legge regionale che l’appello presentato sempre il 7 dall’arch. Alemagna chiede di abrogare (QUI LINK).

Questa premessa, indispensabile per comprendere meglio la frustrazione, ma anche la “forza della ragione” di quanti vogliono ancora partecipare e farsi sentire; è trapelata in tutti gli incontri di Manifesta 2023, organizzata quest’anno in contemporanea a Manifesta della CGIL, da questo circolo che da anni cerca di unire le tante voci sul nostro territorio, prima che anche queste tacciano nelle molte tornate elettive italiane, per le delusioni dei politici in campo.

Questa la mail inviata da un’amica di Vella che il 18 maggio parlava di impotenza di fronte alla forza della natura.

“Io anche rabbia! Perché fino agli anni ’90 in questo comune e in questa regione si era salvaguardata la collina e il territorio con piani regolatori molto attenti. E con il Piano paesaggistico si erano vincolate le aree di esondazioni dei fiumi, i calanchi, i territori franosi proibendo le costruzioni. Piani smantellati nel corso degli anni di liberismo selvaggio (cavalcato da una pseudo sinistra) e di leggi urbanistiche regionali che hanno permesso, con accordi coi privati e deroghe, di costruire ovunque. E questo è il risultato. Siamo una delle regioni più atrofizzate, non ci sono più suoli permeabili che consentono all’acqua di filtrare, si sono coperti i canali (Bologna era una città sui canali) senza tener conto delle possibili piene eccezionali.

E questo è successo qui in questi luoghi di grande tradizione urbanistica, dove negli anni ’70 e ’80 ci venivano a visitare da tutto il mondo per capire come avevamo fatto a creare una città a misura d’uomo e una regione che aveva approvato un piano paesistico che era riuscito (primo e unico in Italia) a porre vincoli così stringenti sul territorio.

Poi è vero c’è il cambiamento climatico, però, come per terremoti, i disastri sarebbero minori se si rispettassero le regole che tutti sanno e nessuno applica in nome dello sviluppo selvaggio, che dà profitto a pochi, gettando nella disperazione tutti gli altri, (quelli che non sono morti) che sono rimasti senza casa, senza lavoro, con le aziende chiuse e danni di miliardi che nessuno ripagherà!”

Sono a questo punto inutili altri commenti se non ricordare l’appello che si è presentato il 7 luglio a Manifesta e che si può continuare a firmare; e chiedersi: perché si è voluto revisionare l’art. 9 della Costituzione per inserire la parola “ambiente” quando un tempo erano già forti e praticati i piani paesistici che seguivano la terminologia scritta nella Costituzione del 1948, cioè “paesaggio”? Nel suo significato c’era l’attuale ambiente; ora in un PNRR che pensa alle armi e alle energie fossili, quante contraddizioni ci sono? Dovute solo a ignoranze politiche? Oppure per esempio a mafie, come nello stesso incontro del 7 luglio De Magistris ha chiesto di non dimenticare?

Revisioni costituzionali che comunque diventano specchi per allodole, perché mettono solo in soffitta le vecchie buone pratiche e la democrazia, vedi le attuali proposte di autonomia differenziata e di presidenzialismo.

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