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Il prestigioso riconoscimento del governo giapponese a Vittorio Capecchi

In una tiepida mattinata di sole ottobrino, a Bologna, nelle sale barocche e singolarmente addobbate di installazioni futuriste del Palazzo Isolani di piazza santo Stefano, nel cuore fisico e spirituale della città, si è svolta una importante ed originale cerimonia: il Conferimento al professor Vittorio Capecchi dell’alta onorificenza Ordine del Sol Levante, Raggi in oro con nastri, del governo giapponese.

A conferire il prestigioso riconoscimento, per i meriti acquisiti nella promozione delle relazioni di amicizia e della comprensione tra Giappone e Italia attraverso l’interscambio accademico, sono intervenuti l’Incaricato d’Affari Ministro Hirota Tsukasa, che era affiancato dal Primo Segretario Mariko Shikakura, capoufficio Stampa e Cultura dell’Ambasciata.  

Una cerimonia sobria, in pieno stile giapponese e nello stesso tempo di grande impatto emotivo per tutti i parenti e gli amici del professor Capecchi convenuti all’evento.

Il ministro Tsukasa ha sottolineato l’impegno di Capecchi a sviluppare la conoscenza delle peculiari caratteristiche dell’industria del packaging bolognese in Giappone, contribuendo alla formazione culturale di operatori giapponesi oggi impegnati in questo campo della ricerca.

“Gli studiosi giapponesi con cui il Professor Capecchi ha collaborato, ora molto attivi in vari ambiti. Tra questi, il Professor SASAKI Masayuki che, oltre a condurre con il Professor Capecchi ricerche comparate su Kanazawa e Bologna, ha contribuito a divulgare in Giappone il concetto di “città creative”, e lavora attualmente in qualità di analista per la cultura creativa dell’Agenzia per gli Affari Culturali del Giappone”.

Pensavo tra me, ascoltando il ministro giapponese elencare i meriti di Vittorio (posso consentirmi di chiamarlo per nome) se attribuzioni di questo genere che ci onorano sono frequenti nel nostro Paese, e se come in questo caso riguardano attività di carattere eminentemente scientifico e culturale: forse sì ma non è dato saperlo, perché esse sono nel nostro sistema informativo “non notizie” ma questo è un altro discorso.

Il professore Capecchi dopo che gli è stata appuntata, in realtà allacciata con nastro al collo, la bella onorificenza, ha ricordato brevemente e visibilmente commosso, i suoi studi e i rapporti in Giappone, l’interesse per cogliere gli aspetti più profondi dell’originale filosofia del lontano Paese, non solo per gli ambiti di interesse specifico dei suoi incarichi. “Non mi sono occupato però solo di temi sociali ed economici, Mi ha interessato anche esplorare il tema della distanza culturale fra Giappone ed Europa nella sua complessità, che ho cercato di esplorare, ad esempio, considerando i miti differenti legati alla introduzione della psicanalisi: per cui, ad esempio, la sua introduzione in Giappone sostituisce il mito di Edipo con quello di Ajasè.

Più in generale, la parte della cultura giapponese che mi ha sempre affascinato è la coltivazione della bellezza in tutte le forme: non solo la bellezza dei fiori, ma anche quella delle pietre, dei sassi, dei giardini zen. E mi ha sempre colpito la gentilezza straordinaria delle persone: tutti pronti ad aiutarci sempre con grande generosità. Questo è ciò che sempre mi ha fatto sentire il Giappone come un posto straordinariamente ospitale”.

Quando ci si riferisce al pensiero strategico, ovverossia alla capacità di guardare lontano, che è propria dei ricercatori, dei filosofi, dei mistici, dei leader, allora ci si rende conto di quali sono le virtù che possono fare grande o restare piccolo, un paese, un’impresa, un sindacato o un partito. Non solo l’indispensabile studio approfondito, l’acquisizione di competenze, la formazione e le esperienze, ma anche se non soprattutto il cosiddetto “capitale umano” ovvero quell’insieme di attitudini, sensibilità culturali, apertura mentale, generosità e altruismo, che rendono una competenza come si dice in gergo sociologico “visionaria”, ovvero portatrice di una ricchezza particolare di visione del mondo.

Ecco credo che Vittorio Capecchi sia in questo senso un pensatore visionario, che guarda attraverso i suoi studi e l’osservazione della realtà, come gira il mondo, l’economia la società. Vittorio mi ha dato l’opportunità di svolgere insieme ( e con Angiolo Tavanti) un intenso programma di ricerca che ha prodotto un libro sulle trasformazioni dell’apparato produttivo emiliano romagnolo (tra storia e futuro ed. il Mulino). La sua costante e feconda curiosità è stata incredibilmente coinvolgente, un maestro a cui da umile allievo posso con immenso piacere rivolgere da queste righe gli auguri per un felice ottantaquattresimo compleanno il prossimo 28 novembre, per una lunga e feconda vita con Amina Crisma e con la sua splendida famiglia.

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