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L’italia non è stata in grado di proteggere le persone dale sostanze tossiche

Il Relatore speciale delle Nazioni Unite su diritti umani e sostanze e rifiuti tossici, Marcos Orellana, è tornato a denunciare gli impatti dell’inquinamento che sta “danneggiando seriamente la salute delle comunità”. Dai Pfas in Veneto a Porto Marghera, da Taranto a Spinetta Marengo, fino alla Terra dei fuochi

“In troppi casi l’Italia non è stata in grado di proteggere le persone dall’esposizione a sostanze tossiche, come nel caso delle centinaia di migliaia di abitanti della Regione Veneto contaminati da sostanze perfluoroalchiliche (Pfas, ndr) a causa dell’attività dell’impianto Miteni”. È la denuncia contenuta nel rapporto che Marcos Orellana, Relatore speciale delle Nazioni Unite su diritti umani e sostanze e rifiuti tossici, docente alla George Washington university School of law, ha presentato martedì 20 settembre a Ginevra durante la riunione del Consiglio per i diritti umani dell’Onu.

Orellana -che ha visitato il nostro Paese tra il 30 novembre e il 13 dicembre 2021- si è detto preoccupato per la lentezza del processo di bonifica di molti siti contaminati considerati prioritari a livello nazionale come l’area di Porto Marghera in Veneto o la Terra dei fuochi in Campania, “dove sono stati rilasciati rifiuti pericolosi e la protezione dell’ambiente è stata trascurata per decenni -ricorda-. Le popolazioni che vivono nelle aree limitrofe soffrono di un eccesso di tumori e altre malattie”. Di conseguenza il governo “deve riconoscere e assumersi la responsabilità delle proprie decisioni, delle azioni e dell’inazione riguardo all’inquinamento da sostanze chimiche che sta danneggiando seriamente la salute delle sue comunità”. Diversi i siti contaminati finiti sotto la lente del Relatore speciale, inclusi il quartiere Tamburi di Taranto o il sito industriale di Rosignano Solvay (LI) fino alla cosiddetta “area rossa” nelle province contaminate dai Pfas.

Proprio all’inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche Orellana dedica particolare attenzione nel suo rapporto dicendosi “seriamente preoccupato” per la situazione osservata in Veneto, dove più di 300mila persone sono esposte alla contaminazione. “A oggi non è stata effettuata alcuna bonifica efficace nelle aree più colpite, anche se l’attività di Miteni (l’azienda sotto processo con l’accusa di aver provocato l’inquinamento nelle falde acquifere, ndr) è cessata nel 2018 e la bonifica è stata richiesta fin dal 2016”, si legge nel rapporto in cui si stigmatizza il fatto che le autorità non abbiano avvertito i residenti delle aree interessate né abbiano fornito informazioni sui rischi per la salute. Orellana, inoltre, valuta come estremamente preoccupante la situazione a Spinetta Marengo (AL) dove è attivo uno stabilimento della compagnia Solvay, “che potrebbe causare un disastro ambientale simile a quello subito dalle comunità venete qualora si verificassero incidenti o rilasci di sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche nelle acque locali -scrive-. Oltre a questi contaminanti, desta particolare preoccupazione la contaminazione storica e la presenza di cromo esavalente, un metallo pesante noto come causa di cancro, nello stabilimento Solvay di Spinetta Marengo”.

Il Relatore speciale approfondisce con particolare attenzione l’uso dei pesticidi nel nostro Paese dicendosi (di nuovo) “profondamente turbato” dall’export da parte di aziende italiane di pesticidi non approvati per l’uso nell’Unione europea “perché pericolosi per la salute umana e l’ambiente. Nel 2018, l’Italia è stata uno dei principali Paesi esportatori dell’Ue di pesticidi pericolosi vietati” tra cui il trifluralin e l’etalfluralin, entrambi vietati nell’Ue “perché sospettati di essere cancerogeni”. Inoltre, sottolinea ancora Orellana, il Piano d’azione nazionale per i pesticidi è scaduto nel 2018 e il nuovo non è ancora stato adottato: un ritardo giudicato incompatibile con la Direttiva europea 128/2009 che, oltre all’adozione, ne prevede anche una revisione periodica ogni cinque anni.

Pur rilevando un sostanziale calo nell’uso di queste sostanze nel corso degli ultimi dieci anni, il Relatore speciale ha espresso preoccupazione per “il significativo aumento del volume di pesticidi utilizzati in Veneto, in particolare nelle zone di coltivazione del Prosecco. Si tratta di una delle aree con il maggior consumo per ettaro nel Paese, con un consumo equivalente a un metro cubo per abitante all’anno”. Un’altra Provincia finita sotto osservazione è l’Alto Adige-Sud Tirolo dove tracce di sostanze nocive sono state trovate nei parchi gioco per bambini in prossimità di aree agricole. Si tratta, sottolinea Orellana, di pesticidi particolarmente pericolosi (il clorpirifos-metile e il clorpirifos-etile) “che sono associati a disturbi dello sviluppo neurologico nei bambini. Sono vietati nell’Unione europea ma l’Italia ha richiesto e ottenuto una deroga. Il governo italiano ha dichiarato che l’ultima deroga di 99 giorni è stata concessa nel 2021 e che non ne saranno concesse altre”.

Particolare attenzione è stata dedicata poi alla situazione di Taranto dove per sessant’anni l’acciaieria Ilva ha emesso “polveri sottili, diossine e altre sostanze che hanno causato un livello di inquinamento intollerabile”. Sebbene la produzione di acciaio abbia generalmente gravi conseguenze sulla salute dei lavoratori e della popolazione oltre che sull’ambiente “a causa delle tecnologie adottate all’Ilva l’inquinamento causato è stato molto maggiore rispetto a siti produttivi analoghi. Se l’Ilva avesse utilizzato le migliori tecnologie disponibili, l’impatto sarebbe stato significativamente ridotto”.

Una valutazione positiva viene riconosciuta all’attività dello Studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio da inquinamento (Sentieri) il cui obiettivo è quello di analizzare il profilo di salute della popolazione che vive nelle aree limitrofe ai Siti di interesse nazionale (Sin). Orellana raccomanda al governo italiano di garantire finanziamenti adeguati e a lungo termine per la continuazione del progetto Sentieri, “al fine di consentire, tra l’altro, un’analisi e un monitoraggio completi a lungo termine degli impatti sull’ambiente, sulla salute umana (compresa quella fisica e mentale) e sui diritti umani dell’inquinamento nei siti di interesse nazionale”.

Questo articolo è stato pubblicato su Altreconomia i 21 settembre 2022

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