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Per Il Financial Times, la patrimoniale non è più tabù

Inchiesta del più importante quotidiano economico europeo sull’aumento vertiginoso delle diseguaglianze e la necessità di introdurre prelievi fiscali sulle grandi ricchezze.

“Il peso della ricchezza nelle nostre economie è aumenta da decenni insieme alla disuguaglianza, ma il gettito fiscale generato da tale ricchezza non ha seguito l’esempio. Penso quindi che ai politici che si occupano della finanza pubblica manchi uno stratagemma, e questo trucco è un prelievo annuale sulla ricchezza totale dei contribuenti”. Martin Sandbu, analista e commentatore economico del Financial Times, presenta così una puntata di Free Lunch On Film, la serie che esplora le idee di politica economica più controverse. E la puntata di cui stiamo parlando e che vi segnaliamo per il suo interesse affronta proprio una delle questioni più controverse: la tassazione dei grandi patrimoni, sì proprio quella “patrimoniale” che solo ad evocarla nei dibattiti televisivi nostrani (non parliamo dei comizi elettorali) provoca terremoti emotivi e crisi di panico.

Per il Financial Times, prestigioso giornale che parla agli operatori della City, ma anche ad un pubblico globale (per l’Ipsos è il marchio mediatico più affidabile al mondo), anche la patrimoniale va capita in tutti i suoi aspetti e non certo cestinata per un pregiudizio ideologico. Serve? Può funzionare per ridurre le diseguaglianze o è solo una misura punitiva dello Stato contro i privati? Il contesto è chiaro e Martin Sandbu lo esplicita: “La quantità totale di ricchezza è passata da circa tre volte il reddito nazionale annuale a più di sei volte, e questa maggiore quantità di ricchezza è ora distribuita in modo più irregolare di quanto non fosse in passato”. In quasi tutti i paesi sviluppati i capitalisti intesi come possessori di grandi patrimoni finanziari beneficiano di una quota sempre più grande del reddito nazionale rispetto a prima, mentre la quota che va ai lavoratori è scesa. Che fare?

Nel suo video (circa 19 minuti) Sandbu ci propone il commento di quattro interlocutori selezionati che mostrano grande interesse all’idea di una patrimoniale (tutto il patrimonio, non solo il reddito), anche se non tutti e quattro sono a favore. Nel corso del video parlano infatti Gary Stevenson, oggi milionario, ma nato da una famiglia povera a est di Londra, secondo il quale “abbiamo un problema strutturale con la disuguaglianza”, una tendenza che se non verrà corretta bloccherà la crescita economica, Sarah Perret, economista Ocse e specialista di sistemi fiscali, Mary Somerset Webb, editorialista dello stesso giornale di Sandbu (ma molto contraria all’introduzione di una tassa sulle grandi ricchezze perché sarebbe inutile e controproducente per l’economia) e Arun Advani, economista alla Warwick University. 

Oltre alle analisi dei quattro interlocutori il video Ft ci propone una storia sintetica della patrimoniale in Europa, un sistema di tassazione utilizzato fino agli anni ’90 da almeno una dozzina di paesi europei che hanno imposto un’imposta patrimoniale netta. Poi però è cambiata l’aria e quasi tutti hanno fatto retromarcia. L’esempio più clamoroso è stato quello di Emmanuel Macron, che appena diventato presidente della Francia nel 2017, ha abolito l’imposta sul patrimonio netto. Questo tipo di tasse sulla “ricchezza netta” che si applicano solo ai livelli di reddito e patrimonio più elevati hanno invece resistito in Norvegia, Spagna e Svizzera. 

Alle critiche e allo scetticismo della giornalista Mary Somerest Webb (se si introducesse una patrimoniale i capitali fuggirebbero dal Regno Unito), nel video si contrappone l’ottimismo dell’economista Arun Advani, che ha co-presieduto una commissione indipendente di accademici nel Regno Unito, che ha finito per sostenere una tassa sul patrimonio una tantum. “Da un punto di vista economico – dice il giovane economista – ritengo che una tassa come questa sia molto ragionevole”. Insomma, da qualsiasi punto di vista la si veda la questione di una tassa sulla ricchezza totale sembra finalmente sdoganata. Almeno nel dibattito giornalistico che conta. Perché in fondo tutto il discorso si può sintetizzare in una frase semplice, che abbiamo ascoltato nel video di Sanbdu: “Non sono mai i più ricchi a pagare più tasse. Sono sempre le persone che lavorano. Se quindi si pensa che la disuguaglianza sia diventata “pericolosamente elevata” e debba essere ridotta, una tassa sul patrimonio intelligente potrebbe essere il modo più semplice e veloce per farlo”. 

Per vedere il video: 

https://www.ft.com/video/6f73c51e-a1d8-48db-a8da-892dbd53c08d

Questo articolo è stato pubbliccato su Sbilanciamoci il 13 settembre 2022. Immagine di copertina, Financial Times/Flickr

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