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Nessuna associazione a delinquere. Vogliono mettere fuorilegge il sindacato di base

Il silenzio dei leader da una parte, l’urlo della piazza dall’altro. Fuori e dentro il palazzo di Giustizia di Piacenza, ieri mattina, è andato in scena uno spettacolo dai due volti. Quello degli indagati (Mohamed Arafat, Carlo Pallavicini, Bruno Scagnelli e il fondatore dei Si Cobas Aldo Milani), stanco ma sereno, che uno dopo l’altro hanno raggiunto il Tribunale di Piacenza per gli interrogatori di garanzia, permettendosi, nel limite del divieto di comunicazione imposto dagli arresti domiciliari, di salutare la folla dei solidali con il pugno alzato. Quello, dall’altra parte, di tanti giovani, studenti e lavoratori (circa 200), che per tre ore e mezza senza sosta hanno urlato tutta la loro rabbia a pochi metri dal reparto della Mobile schierato in assetto antisommossa per chiudere l’accesso al viale antistante la Procura.

Le accuse non spaventano, anzi: il teorema dell’accusa che contesta ai vertici dei Si Cobas l’associazione a delinquere, i difensori (Marina Prosperi, Mauro Straini, Eugenio Losco), sono fiduciosi di poterlo smontare: «Associazione a delinquere finalizzata a cosa? A fare gli scioperi?» commenta Losco, mentre il collega Straini appunta: «Il periodo contestato va dal 2014 al 2021 e coincide pertanto con la nascita e la crescita del sindacato di base a Piacenza». Che si voglia mettere fuori legge l’attività stessa del sindacato? La domanda esce dalla retorica.

Nonostante le premesse della Procuratrice Grazia Pradella che in conferenza stampa aveva dichiarato: «Questa non è un’operazione contro i sindacati di base ma contro qualcuno che appartiene a queste sigle che ha gestito il sindacato patrimonialmente come cosa loro», permane la sensazione tra i militanti che si tratti di una proprio di un’indagine con finalità repressiva nei confronti del sindacalismo di base e del livello di conflittualità sociale che ha innescato nel settore della logistica, portando a casa innumerevoli miglioramenti per i lavoratori di questo comparto. «Se gli indagati hanno gestito proventi del sindacato a fini personali – si chiede Losco – perché non è contestata allora l’appropriazione indebita?» unendosi sul punto ad un’altra voce, quella di Marco Lucentini impegnato questa mattina ad assistere i quattro indagati dell’altro sindacato di base, Usb (arresti domiciliari per Roberto Montanari e Abed Issa Mahmoud Elmoursi, divieto di dimora a Piacenza per Riad Zaghdane e Elderdah Fisal) analogamente colpiti. «Di questa presunta utilizzazione per fini personali di risorse acquisite nell’ambito di legittime vertenze, non c’è traccia. Non riguarda nessuno degli indagati di Usb – spiega – prima di sferrare una dura critica all’impianto accusatorio: «Non può essere contestata alcuna associazione a delinquere a un organismo sindacale riconosciuto e che partecipa al tavolo delle trattative con aziende e istituzioni in maniera pubblica da anni. La premessa della procuratrice Pradella in conferenza stampa non è convincente: «In questo paese il conflitto sociale deve evidentemente essere limitato. E questa è un’iniziativa contro soggetti che hanno organizzato lo scontro sociale in questo paese, facendolo crescere più di altri paesi in Europa proprio grazie a lotte che lo hanno fatto progredire in termini di giustizia sociale».

Il sindacato, intanto, non si ferma e prepara la controffensiva sul piano politico. Dopo il presidio di ieri mattina, a Piacenza oggi si terrà una conferenza stampa. Poi tutte le energie verranno dirottate nella grande manifestazione nazionale di sabato in cui Si Cobas e Usb si presenteranno a braccetto sempre a Piacenza, per un corteo in cui sono previste oltre mille persone da tutta Italia. Tra loro ci sarà anche Giuseppe D’Alesio, componente dell’esecutivo nazionale dei Si Cobas già da ieri in città: «Sono giorni convulsi. Stiamo preparando le carte per la difesa, anche per quanto riguarda le percentuali ottenute dal sindacato sulle grandi conciliazioni. Vogliono dire che è illegale? Abbiamo come tutti i sindacati dei conciliatori che prestano un servizio pagato. Anzi, le aziende in genere si stupiscono del fatto che le nostre tariffe sono così basse. E’ tutto scritto e tracciato, senza passaggi in contanti. L’unica differenza fondamentale rispetto agli altri sindacati è che da noi tutto viene centralizzato attraverso la “cassa di resistenza” (uno dei punti su cui peraltro si concentrano le attenzioni degli inquirenti, n.d.A). E sì, la cassa serve a finanziare tutto: scioperi, blocchi, picchetti e pullman per spostare i sindacalisti come me che hanno stipendi da operaio e non possono permettersi di pagare di tasca propria un viaggio da Napoli a Piacenza ad esempio». Su questo punto – senza remore, chiude D’Alesio – «ci dichiariamo fin da ora rei confessi».

I VIDEO DEL PRESIDIO DI PIACENZA:

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