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I primi passi in Comune del civico Nicola Fiorita, «sindaco dal basso»

Secondo tempo ha vinto a Catanzaro, dove dominava la destra e un pezzo del Pd lo aveva scaricato. «Siamo andati a prenderci i voti a uno a uno.

Nicola Fiorita, giurista poco più che cinquantenne e docente all’Università della Calabria appena eletto sindaco di Catanzaro, è considerato assieme a Damiano Tommasi uno dei nomi nuovi del «campo largo» al quale sta pensando Enrico Letta. Per capire la sua vittoria però bisogna spostare la prospettiva. Fiorita viene da anni di esperienza nell’associazionismo e nella società civile. Ha fondato un collettivo di scrittura che si chiama Lou Palanca, il cui nome rende omaggio all’autore multiplo Luther Blissett e all’indimenticato calciatore del Catanzaro Massimo Palanca (quello che segnava da calcio d’angolo). Ha lavorato con l’associazione antimafia Libera ed è stato dirigente di Slow Food. «Non sono iscritto a nessun partito, sono espressione di un centrosinistra civico», ribadisce.

Tanto che le liste civiche che la sostenevano hanno praticamente doppiato i risultati del Pd e del M5S.

Nessuna lista di partito ha portato a casa grandi risultati. C’è stata una grande frammentazione, come spesso capita nelle elezioni amministrative.

Qual è la lezione nazionale di questa vittoria?

Ha pesato il valore della nostra esperienza. Ha pagato il fatto di aver costruito dal basso, nel tempo e con coraggio. Detto questo, bisogna dare atto al Pd e ai 5 Stelle di avere investito su una candidatura che non era loro espressione diretta. In questo modo siamo riusciti a mettere insieme tutto quello che era diviso.

Avete fatto una campagna elettorale all’antica, girando per tutta la città.

È quello che avevamo fatto anche cinque anni, quando senza Pd e del M5S avevamo sfiorato il ballottaggio. Siamo andati casa per casa, abbiamo bussato porta a porta. Questa volta, come dimostra l’alto astensionismo, c’era molta più sfiducia. Ma se le persone non vengono da te, allora te le devi andare a cercare una per una. Una cosa così a Catanzaro e forse in Calabria non si era mai vista, partita dal basso in condizioni normali, non dopo arresti o con lo scioglimento del consiglio comunale.

Il suo avversario di centrodestra, Valerio Donato, fino a poche settimane prima del voto era un esponente di rilievo del Pd.

Con lui se ne è andato un pezzo del Partito democratico. Devo ringraziare chi ha sopportato una mini-scissione per andare avanti sulla strada che avevano scelto. Ce la siamo giocata, da una condizione di svantaggio tremenda. Ma avevamo previsto di arrivare sotto al ballottaggio e sapevamo che potevamo ribaltare l’esito del primo turno.

Il romanzo d’esordio di Lou Palanca, lo scrittore collettivo di cui sei parte, ricostruisce la storia di Luigi Silipo, sindacalista dei braccianti e dirigente comunista misteriosamente ucciso a Catanzaro nel 1965. Quanto conta la sua attività di narratore in questa vicenda?

Moltissimo, tanto che durante la campagna elettorale abbiamo ripristinato la targa per Giuseppe Malacaria, l’operaio antifascista catanzarese ucciso da una bomba a mano nel 1971, nei giorni della rivolta di Reggio Calabria.

Le cose che ha fatto in questi anni venivano considerate marginali dalla politica dei partiti?

In questi anni abbiamo lavorato nella società. È stata premiata anche la qualità della nostra opposizione nella consiliatura precedente. Non avevamo portatori di voti: la credibilità per me è stata continuare a fare le cose che avevo fatto prima. La sfida è cambiare questa città senza cambiare noi, possibilmente anche senza stravolgere le nostre vite, le cose che facevamo fino a due giorni fa.

Quasi tutti i sindaci che negli anni scorsi hanno fatto un exploit civico e da sinistra non sono stati in grado di sedimentare nulla. Hanno lasciato il deserto dal punto di vista della classe dirigente.

Noi abbiamo provato a costruire un progetto collettivo. Se il nostro tentativo non avesse avuto questa dimensione, che va oltre la mia persona, non sarebbe durato cinque anni. Molte volte sono state le persone accanto a me che hanno voluto continuare e che mi hanno spinto ad andare avanti.

Qual è la prima cosa che farà da sindaco?

Giovedì ci sarà la proclamazione ma abbiamo già cominciato. Domani mattina (oggi per chi legge, ndr) vado a incontrare i dipendenti del comune che si occupano di politiche sociali. Ho nominato alcuni pezzi della giunta e ho in cantiere una riunione tecnico operativa sul depuratore del quartiere di Catanzaro Lido.

Ha parlato col suo collega di Verona Damiano Tommasi? Sto cercando il suo numero, vorrei chiamarlo. Se ce l’ha me lo manda?

Questo articolo è stato pubblicato su il manifesto il 29 giugno 2022

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