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Nel presente segnato dalla guerra, la lezione di Gino Strada è più forte che mai

Non passa giorno senza che l’angoscia per quello che sta succedendo intorno a noi non aumenti. L’ultima è la dichiarazione di Stoltenberg, segretario della NATO, che in risposta alla timida apertura di Zelensky in merito allo status della Crimea, ha affermato che la NATO non permetterà mai che la Crimea rimanga alla Federazione Russa. Dando dimostrazione anche a chi ancora fingeva di non essersene accorto che la Nato a guida americana sta partecipando a pieno titolo alla guerra tra Ucraina e Russia e detta le strategie sul campo. Perché se è chiaro chi ha iniziato questa orribile guerra (la Russia di Putin), è altrettanto evidente chi non vuole fermarla e spinge per un’escalation sempre più drammatica. A partire dall’adunata militare convocata presso la base dell’esercito statunitense di Ramstein, in territorio tedesco, dove i rappresentanti del governo americano hanno indicato la linea da tenere in un consiglio di guerra a cui hanno partecipato 40 paesi “alleati” sia della NATO che no.

Ed intanto la guerra fa strage delle vite non solo dei combattenti ma soprattutto dei civili. Mi è capitato qualche sera fa di sentire in un Tg pochi secondi di una intervista fatta ad una anziana donna ucraina, un frammento forse sfuggito al controllo del Ministero della Verità, di Orwelliana memoria, sulle informazioni da far passare nei Tg. Quella donna davanti alle macerie della sua casa distrutta diceva “ucraini… russi… non mi importa niente. Voglio solo che finisca tutto questo.”

In questi giorni così difficili, per cercare un po’ di conforto e di parole di umanità ho letto l’ ultimo libro che ha scritto Gino Strada prima di lasciarci neanche un anno fa. Morendo ad agosto scorso si è risparmiato il dolore di queste giornate ed anche probabilmente l’accusa di essere filo-putiniano per le parole che penso avrebbe usato. Il libro Una persona alla volta raccoglie suoi scritti degli ultimi mesi di vita sulla sua storia di medico in scenari di guerra. Simonetta Gola, la sua ultima compagna di vita, che ha raccolto i suoi scritti e li ha composti nel libro per la pubblicazione dopo la sua morte, dice che Gino non voleva fare una sorta di autobiografia. Ma leggendolo è difficile non vedere in questi scritti un po’ il suo testamento.

Ed allora riprendiamone alcuni frammenti significativi per quello che stiamo oggi vivendo. Per primi i civili: «C’è stato, nel secolo più violento della storia umana- il ‘900-, un mutamento della guerra e dei suoi effetti. I normali cittadini sono diventati le vittime della guerra- il suo risultato concreto- molto più dei combattenti». Parlando della II guerra mondiale: «Gli uomini e le donne di quel tempo conobbero l’abisso dell’Olocausto e i bombardamenti aerei sulle città. Era l’area bombing, il bombardamento a tappeto di grandi aree urbane, Londra, Berlino, Dresda, Amburgo, Tokyo…. Non esisteva più un bersaglio militare, un nemico da colpire: il nemico era la gente, che pagava un prezzo sempre più alto. L’ obiettivo era “la distruzione delle città e l’uccisione dei lavoratori tedeschi, la distruzione della vita civile in tutta la Germania “. Sir Arthur Harris, comandante in capo della RAF lo rivendicava pubblicamente…. E poi le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, che cambiarono la storia del mondo».

E mi pare evidente che questa “filosofia” della guerra ha permeato gran parte dei 265 conflitti interni ed internazionali che hanno insanguinato il pianeta dalla fine della II guerra mondiale fino all’ultimo in ucraina con il peso sui civili degli effetti collaterali e dell’uso degli scudi umani.

Sono perplesso sulla definizione di “crimini di guerra”. Non perché non voglia vedere l’atto criminale di azioni militari contro i civili, ma perché parlare di “crimini di guerra” è un po’ come dire che c’è una guerra pulita, legale, umana. Ancora Gino Strada: «Sarà perché ho toccato con mano l’atrocità della guerra, ma sono convinto che ogni tentativo di regolarla sia una illusione. Non ha senso imporre alla guerra regole di condotta e codici di comportamento perché quando la decisione è quella di uccidersi, nessuna regola può fare una differenza sostanziale (…) Che la guerra, per sua natura, non possa avere regole né limiti l’aveva capito perfettamente Albert Einstein (…) che convocò una conferenza stampa per fare una dichiarazione: la guerra non si può umanizzare, si può solo abolire!». E dopo averci raccontato la storia del Movimento dei Partigiani della Pace nel 1949 e del Manifesto di B. Russel- A. Einstein del 1955, Strada cosi conclude: «Servirebbe scrivere oggi, più di 60 anni dopo, un nuovo Manifesto con la stessa ispirazione, la stessa consacrazione del valore scientifico e della neutralità politica? Non lo so, ma so, per quello che ho visto con i miei occhi, che la guerra non si può umanizzare. Non si può renderla meno pericolosa, crudele e folle, meno omicida e meno suicida. La guerra si può solo abolire». E’ la guerra il crimine!!

E poi le parole che vengono utilizzate in queste settimane. Le parole sono importanti ed importante è il significato che ne diamo. Prendiamo “denazificare l’Ucraina”. Ecco potrei anche essere d’accordo perché il governo di Zelensky in questi anni si è dimostrato assolutamente permeabile a simboli dell’ideologia nazista, non solo per il caso del battaglione Azov integrato con tutti gli onori nell’esercito nazionale, ma anche per la politica russofobica e l’emersione a livello di identità fondativa dello stato ucraino di figure storiche come Bandera, alleato dei nazisti tedeschi durante la II guerra mondiale. Ma se guardo chi dovrebbe essere l’attore di questa “denazificazione”, cioè la Russia di Putin che si ispira al pensiero del filosofo Dugjn xenofobo ed antisemita, che conduce questa battaglia con una guerra di distruzione contro tutte le popolazioni civili, allora mi appare chiara la strumentalità dell’obiettivo. E dall’altra parte, ecco la difesa dei valori “democratici” dell’Occidente che si ergono a motivazione della crociata dei governi dei paesi euro-atlantici contro tutto ciò che ha a che fare con la Russia ed i russi.

Anche qui ci torna in aiuto Gino Strada: «Oggi comunichiamo con tutto il mondo in un secondo, abbiamo trovato il modo di fotografare i buchi neri, gli scienziati progettano la produzione di organi umani in 3d. L’umanità ha fatto passi avanti sorprendenti in tutti i campi- nella tecnologia, nella scienza, nella medicina… -, ma non nell’etica». I paesi occidentali a guida statunitense non hanno alcuna autorità morale ed etica, dopo che per decenni hanno bombardato ed invaso decine di paesi in tutto il mondo portando morte e distruzione in nome della democrazia, dopo che con la politica economica capitalista hanno depredato le economie del sud del mondo, ampliando sempre più le distanze tra paesi ricchi e paesi poveri.

Le parole. Siamo sommersi in queste settimane da tantissime parole spesso urlate e disconnesse dal pensiero. Confesso che sto evitando di seguire ultimamente (probabilmente sbagliando) la televisione ed i suoi programmi di approfondimento politico. L’informazione è stata sostituita con la comunicazione, che in tempo di guerra (e noi siamo in guerra) è comunicazione di guerra che segue la logica binaria de l’amico/il nemico, il bene/il male, l’invasore/l’invaso (e gli invasati dove li collochiamo…?), senza spazio per un ragionamento intelligente della complessità. Pugliese fin dai primissimi giorni di questa sciagurata guerra richiamava l’attenzione sulla militarizzazione delle menti come effetto collaterale ma nefasto della guerra. E comunque andrà a finire questo conflitto per anni avremo a che fare con le ricadute di ciò nei nostri rapporti sociali.

Concludo con un’ultima citazione dal libro di Gino Strada, quella su l’orologio dell’Apocalisse: «Gli scienziati atomici del Bulletin of the Atomic Scientist dell’università di Chicago hanno trovato un modo un po’ empirico ma efficace di indicare il livello di pericolo di un conflitto nucleare. Si sono inventati un orologio simbolico, la mezzanotte rappresenta la fine del mondo e i minuti precedenti la distanza ipotetica che manca al macabro traguardo (…) l’hanno chiamato l’Orologio dell’Apocalisse (…) l’orologio non è stato mai cosi pericolosamente vicino alla mezzanotte. Nel 1947, data della sua fondazione, la distanza era 7 minuti. Nel 2021 mancano solo 100 secondi alla fine». Non oso pensare quanti secondi sono rimasti oggi, maggio 2022….

Quanto mi mancano le tue parole, Gino!!

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