Skip to content

I sonnambuli occidentali in marcia verso il disastro

L’escalation sul terreno coinvolge anche gli alleati occidentali. Per cui si usano parole a sproposito – genocidio – si invoca una Norimberga per i dirigenti russi, e si alza il livello del conflitto militare.

Di de-escalation, nemmeno l’ombra. Anzi, chi la propone finisce per essere tacciato come un collaborazionista putiniano, un nemico interno, un traditore della patria.

Siamo i sonnambuli degli anni Duemila? Ci stiamo avviando alla catastrofe? Gli ammonimenti sull’orrore della guerra, anche quelli che vengono dal papa, scivolano via come acqua fresca

C’è una esaltazione bellicista in giro che può prendere la mano. Passo dopo passo tutto l’occidente si sta coinvolgendo sempre più nella difesa dell’Ucraina.

Scopo nobile aiutare gli aggrediti, purché non lo si ammanti di troppi abbellimenti ideologici. Semplicemente, era una ottima occasione per mettere in ginocchio l’Orso russo. E ci siamo già riusciti visto l’esito disastroso della sua “operazione speciale”.

Ma lasciamo stare il diritto internazionale e altri sommi princìpi perché buona parte dell’occidente, ma non Francia e Germania, si porta sulla coscienza l’aggressione dell’Iraq. Delle decine di migliaia di civili morti – qualcuno ricorda il nostro agente Nicola Calipari freddato a un posto di blocco americano? – nessuno ha mai fatto ammenda o pagato pegno. Eppure sono stati commessi crimini che solo la coscienza civile e il senso dell’onore di qualche militare ha permesso di svelare.

È angosciante che in questa guerra nessun ufficiale russo denunci quanto ha fatto la sua soldataglia. Questo significa che siamo già scesi sotto il gradino più basso dello ius in bello, che tutto è possibile perché l’uomo è ridotto a cosa. Quando questo accade da una parte, la tentazione di render colpo su colpo è fortissima, e qualche episodio già trapela tra gli ucraini.

L’escalation sul terreno coinvolge anche gli alleati occidentali. Per cui si usano parole a sproposito – genocidio – si invoca una Norimberga per i dirigenti russi, e si alza il livello del conflitto militare. Di de-escalation, nemmeno l’ombra. Anzi, chi la propone finisce per essere tacciato come un collaborazionista putiniano, un nemico interno, un traditore della patria.

Eppure è il momento, e non da ora, di cercare una strada per porre fine alla guerra. Perché più aumentano le distruzioni, i morti, le atrocità, più sarà difficile la coesistenza pacifica tra ex nemici. A meno che non interessi la de-escalation e si voglia la distruzione del nemico, la debellatio romana. Una pax cartaginese.

Se l’intenzione della Nato è questa, allora siamo nel pieno del sonno della ragione. Perché diventa concreto il rischio di un conflitto nucleare. Il solo fatto di parlare con nonchalance di armi nucleari come si sta facendo da mesi, le dediabolizza, le fa uscire dal recinto dell’indicibile, come per l’Olocausto. Il famoso orologio che segna la fine del mondo sta correndo troppo forte. Va rallentato. Con la diplomazia.

Questo articolo è stato pubblicato su Domani il 16 aprile 2022

Aiutaci a diffondere il giornalismo libero e indipendente.

Articoli correlati

Hasib Omerovic, quel silenzio che puzza di omertà
di Franco Corleone /
Il gioco da non giocare. L’ossimoro della “vittoria” nucleare
di Pasquale Pugliese /
Il battito delle autocrazie
di Cinzia Sciuto /