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Tracce di farmaci inquinano i fiumi in tutto il mondo

Una nuova ricerca scientifica ha analizzato le tracce di 61 principi attivi in 258 corsi d’acqua di 104 Paesi: in un campione su quattro le concentrazioni di almeno un componente chimico superano le soglie di allerta. Una situazione che rappresenta “minaccia globale” per l’ambiente e la salute umana.

Fatta eccezione per alcuni fiumi islandesi e per quelli che attraversano il territorio della tribù Yanomami in Venezuela, quasi tutti i corsi d’acqua del mondo sono contaminati da farmaci, con concentrazioni particolarmente elevate nel fiume Ravi, che bagna la città pakistana di Lahore, in quelli che attraversano La Paz (Bolivia) e Addis Abeba (Etiopia). La presenza di principi farmacologici attivi nelle acque di fiumi e torrenti è una forma di inquinamento che rappresenta una “minaccia globale” per l’ambiente e la salute umana, avverte un nuovo studio (“Pharmaceutical pollution of the world’s river”) pubblicato lo scorso febbraio dalla rivista scientifica Pnas, organo ufficiale dell’Accademia delle scienze degli Stati Uniti.

Si tratta della prima ricerca condotta su scala globale su questo tema, che ha permesso di analizzare campioni d’acqua prelevati da 258 fiumi in 104 Paesi (dal Tamigi al Rio delle Amazzoni, dal Danubio al fiume Lam Tsuen che attraversa Hong Kong) per un totale di oltre mille punti di campionamento con l’obiettivo di individuare le tracce di 61 principi farmaceutici attivi. Come spiega ad Altreconomia Alistair Boxall, professore di Scienze ambientali all’Università di York e tra gli autori dello studio, ricerche simili sono state condotte in passato ma avevano preso in considerazione un numero più limitato di Paesi e di principi farmaceutici attivi: “Con il nostro studio, inoltre, siamo riusciti a sviluppare un set di dati molto coerenti che possiamo confrontare tra loro per valutare le situazioni nei singoli contesti e le eventuali differenze”.

I principi attivi più frequentemente rilevati nei campioni d’acqua sono carbamazepina (un farmaco anticonvulsionante), metformina (che serve per il trattamento il diabete) e caffeina: i ricercatori li hanno trovati in più della metà dei siti monitorati. Molto elevate anche le concentrazioni di paracetamolo, fexofenadine (un antistaminico), sulfamethoxazole (un antibiotico) e il gabapentin (usato per il trattamento dell’epilessia). “Nel 25,7% dei siti di campionamento le concentrazioni di almeno un principio farmaceutico erano superiori a quelle considerate sicure per gli organismi acquatici, o che sono preoccupanti in termini di selezione per la resistenza antimicrobica”, si legge nell’articolo.

Ma c’è un altro elemento rispetto al quale Boxall invita a fare attenzione: “Per la nostra analisi abbiamo preso in considerazione un singolo componente per volta, ma durante la nostra ricerca abbiamo avuto modo di osservare che in un singolo campione sono spesso presenti diverse sostanze. In uno dei siti di rilevamento a Hong Kong, ad esempio, abbiamo trovato ben 34 principi attivi sui 61 che abbiamo analizzato. L’ambiente acquatico viene quindi esposto a un mix di sostanze, di cui noi non conosciamo gli effetti -spiega il ricercatore-. Non dobbiamo poi dimenticare che in Europa si utilizzano qualcosa come 2.000 farmaci. Molto probabilmente stiamo osservando solo la punta dell’iceberg”.

I Paesi in cui si sono svolte le campagne di rilevamento e di raccolta dei campioni d’acqua da analizzare

La ricerca evidenzia inoltre una correlazione tra i livelli di inquinamento e lo status socio-economico dei Paesi. I campioni con le concentrazioni più elevate di farmaci sono stati raccolti nei Paesi africani (Etiopia, Tunisia, Repubblica Democratica del Congo, Kenya e Nigeria) e in Asia (Pakistan, India e Cina). Al contrario, i campioni meno contaminati sono quelli raccolti in quegli Stati e in quelle località dove si registra una bassa presenza antropica (come l’Islanda) oppure, come nel caso della comunità del Venezuela, dove la medicina moderna non viene praticata. Altro fattore che “protegge” i fiumi dall’inquinamento farmaceutico è la presenza di impianti di trattamento efficienti. “Nei Paesi ad alto reddito inoltre c’è un elevato livello di regolamentazione. Penso ad esempio agli antibiotici che devono essere prescritti dai medici e che si possono acquistare solo dietro ricetta medica -spiega Boxall-. Se guardiamo ad altri contesti, come l’India o il Kenya, vediamo che questi farmaci possono essere acquistati liberamente nei negozi sotto casa e le persone hanno le risorse economiche per permetterseli. A differenza di quanto avviene, ad esempio, nei Paesi più poveri dove non abbiamo trovato tracce rilevanti di principio attivo nei fiumi”.

Le tipologie di principi farmaceutici compresi nello studio e la frequenza con cui sono stati ritrovati nei campioni d’acqua analizzati

Al consumo umano si somma il fatto che la produzione di prodotti farmaceutici si è spostata dall’Europa verso Paesi come Cina e India. “Quello che abbiamo osservato, durante le campagne di rilevazione sul terreno, è che i campioni con le concentrazioni più elevate sono quelli che abbiamo prelevato in zone dove sappiamo essere presenti delle fabbriche -sottolinea il ricercatore-. Alcuni dei siti più contaminati che abbiamo rilevato erano in queste condizioni a causa di sversamento: penso ad esempio a quello che succede in città come Nairobi, dove i camion che raccolgono il contenuto delle latrine e le svuotano nei fiumi fuori città -sottolinea Boxall-. Abbiamo rilevati elevati livelli di concentrazione anche in alcune discariche di Paesi a medio-basso reddito, come quella di Agbogbloshie, in Ghana, o in Kenya, dove abbiamo rilevato alte concentrazioni di antibiotici”.

L’inquinamento da farmaci può provocare gravi conseguenze sulla salute umana favorendo lo sviluppo della resistenza agli antibiotici. Altrettanto preoccupanti sono le conseguenze per gli ecosistemi: concentrazioni troppo concentrate di antidepressivi, ad esempio, interferiscono con il comportamento dei pesci, influenzando le modalità con cui maschi e femmine si relazionano: “Questo può avere serie conseguenze sulla riproduzione e la sopravvivenza della specie -spiega Boxall-. Abbiamo osservato comportamenti simili negli uccelli, che sembrano modificare il proprio comportamento alimentare se mangiano vermi contaminati con la fluoxetine, una molecola del prozac”.

Questo articolo è stato pubblicato su Altreconomia l’8 aprile 2022

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