Skip to content

In attesa di agire

Dopo l’incontro di presentazione del n.5/6 di Critica Marxista il 21 marzo 2022 con Meglio Così e l’associazione del Manifestoinrete di Bologna qui approfondisco alcuni temi, non esaminati nella breve introduzione. Nello stesso giorno Don Ciotti durante la manifestazione in memoria delle vittime di mafie ricordava le relazioni fra mafie-massoneria e la loro occupazione delle nostre istituzioni: “Vigilare e rendersi consapevoli e responsabili…”; “…occorre meno solidarietà e più giustizia sociale”. Politicamente è bene ricordare gli eventi che aiutano il cambiamento antropologico della politica e della società italiane.

Comincia così la riflessione sull’eco femminismo di Laura Cima (Critica Marxista, n.5/6, pag. 56): “Non è facile spiegare in un breve articolo perché l’ecofemminismo è l’unica prospettiva politica possibile per salvarci e salvare la vita sulla terra…cercare le radici…cambiare linguaggio…Tutti scoprono la società della cura ma non la praticano…”. Sostenibilità ambientale non può prescindere da sostenibilità sociale ed economica; vuol dire entrare nel discorso delle diseguaglianze e quella di genere è ancora molto alta, anzi in aumento. Per affrontare il tema ambientale si devono usare altri occhi. Occorre agire realmente: una visione femminile può aiutare a curare la Madre Terra come ci hanno insegnato, e da tempo, Vandana Shiva, Arundhati Roy e tutti i movimenti femminili nel mondo in difesa della Terra. Cima ricorda il contributo del femminismo e di autrici in particolare del Sud del mondo.

I conflitti e le distruzioni sono le risoluzioni delle egemonie di poteri che parlano solo attraverso la forza fisica. Sono le stesse egemonie che si trovano nelle guerre attuali e nelle violenze quotidiane sulle donne e in genere sui più deboli.

Occorre riappropriarsi del pensiero circolare che, come scrive l’autrice è: “squisitamente femminile”. Le donne oggi lavorano anche nell’esercito, chissà se coloro che si arruolano (mi si conceda un pensiero: tante sono oggi le sportive italiane nei gruppi militari in mancanza del professionismo femminile e per tutte le federazioni) potranno continuare ad esprimere un pensiero per la cura, cioè: “…un pensiero circolare e quindi squisitamente femminile, su un pensiero maschile lineare, dominatore della natura, della donna e dei più deboli, su un modello di struttura della società piramidale con al vertice il maschio bianco…”? (Cima, Critica Marxista, n.5/6, pag. 58).

La questione ambientale è troppo complessa per risolverla semplicemente con un incontro serale o poche note, ma non può fare a meno del pensiero delle donne: appunto pensiero circolare, di cura, alle prese sempre con bilanci famigliari difficili. Riuscirà a farsi egemone per il nostro futuro sulla Terra?

Le parole recenti di Maria Reyes, biologa 19enne messicana che fa parte di Most Affected People and Areas (MAPA) per Fridays for Future in un’intervista a Carla Garcia di UN News (8 marzo 2022) sottolinea che: “…La terra e le donne sono oppresse allo stesso modo…In paesi come il Messico e in tutta l’America Latina, dove  la violenza di genere è il pane quotidiano, quando una donna difende il suo territorio o anche quando andiamo in piazza a manifestare, non solo affrontiamo uno scontro con la società perché stiamo manifestando, ma anche perché siamo donne e perché ci bollano come indisciplinate. Siamo molto più inclini a qualcosa che ci accade durante o dopo una dimostrazione. E al di là del Messico, in certe comunità, come l’Asia, dove gli impatti come tifoni o tsunami vengono subiti più continuamente e i luoghi sono allagati, le donne, per essere state sistematicamente escluse dagli spazi dove possono sviluppare capacità di sopravvivenza o più forza fisica, hanno meno probabilità di sopravvivere quando ci sono questi tipi di disastri naturali…L’educazione comunitaria è molto importante. Parlare con le comunità, conoscere in prima persona come vivono, le loro esperienze, perché all’improvviso aspettiamo che escano rapporti come quello dell’IPCC in cui la scienza ci sostiene, ma dimentichiamo che non dobbiamo squalificare la conoscenza che hanno le comunità dalla propria esperienza…”.

Questi movimenti femminili sono messi in disparte, sono poco conosciuti perché la vulgata comune fa del finanzcapitalismo (lo scrive Luciano Gallino, economista/sociologo che non dovremmo dimenticare) l’unico pensiero da diffondere. E’ quella comunicazione che costruisce il pensiero unico in un mondo che invece dovrebbe trovare nell’integrazione culturale, da intendersi reciprocità delle tante diverse culture l’unica soluzione alle guerre. Invece come da tempo alcuni denunciano (vedi Giulietto Chiesa nel 2014 https://youtu.be/BYtbr5tTu1Y) siamo invasi da comunicazioni a senso unico che ci indicano l’unica via per la nostra storia; sono invece da conoscere, ricordare e diffondere tutte le memorie. La guerra non può ancora essere l’unica soluzione alle varie crisi: ambientali, economiche, sociali, di egemonia politica. Non si può più accettare nel globo-localismo attuale il pensiero unico, del finanzcapitalismo cioè il consumismo di tutto, anche delle menti.

Negli ultimi vent’anni abbiamo assistito alla decadenza delle democrazie soprattutto europee: attacco alla nostra Costituzione, pensiero unico nel nostro Parlamento e nell’UE, la Brexit organizzata fra il 2014 ed oggi la guerra ai confini delle labili democrazie europee…ne sono esempi lampanti. Rimane solo l’idea della crescita costante dei mercati, cioè lo sfruttamento ambientale ed umano sempre più alto. Così le tante guerre nel mondo diventano l’unico strumento, anche se non è sostenibile per l’uomo e per l’ambiente. La guerra fa esplodere tutto, il consumismo farà implodere i sistemi; rimane solo la distruzione assoluta.

La guerra è comunque l’immagine del mondo patriarcale che non fa mai i conti con i bisogni primari dell’uomo e della Terra, con la vita. E’ funzionale solo al PIL che infatti non riguarda mai la cura, ma è sviluppato con gli sfruttamenti e le violenze del sistema socio-economico. Già nel 2014 Chiesa spiegò la necessità per l’economia di avere un solo mercato (egemonia delle borse di Londra e NY, del dollaro e dei mercati virtuali), come pure un unico mercato per i prodotti petroliferi e del gas. La Russia oggi sta chiedendo di pagare il suo gas in rubli…e noi stiamo decidendo di acquistare il gas americano. Rispetto al 2014 senza aver fatto reali passi per la sostenibilità ambientale l’Italia accetta la proposta del gas USA, il cui prezzo è più costoso, perché estratto con il metodo di fratturazione delle rocce, il fracking. Da tempo si distruggono vasti territori; sono riserve indiane, ancora una volta si sono strappati vecchi trattati (in nome di quale democrazia?). Terre difficili sono state acquistate da compagnie energetiche che stanno distruggendo soprattutto gli stati del centro-Nord, soprattutto Wyoming, North e South Dakota oltre al Canada centrale. Ci sono movimenti di protesta, ma non trovano troppa eco nel circo mediatico.

La nostra sostenibilità ambientale, ma anche economica, sarà l’accoglienza di grandi navi con il gas statunitense? I bilanci delle nostre compagnie energetiche in questi giorni stanno lucrando e facendo reddito, mentre i cittadini pagano molto più alti i costi energetici. Che sostenibilità socio-economica è questa? Quando sarà il momento per la pianificazione in piccole comunità del risparmio energetico, soprattutto prodotto da piccoli impianti fotovoltaici o di solare termico: l’Italia ha il sole come fonte gratuita, poi tante fonti geotermiche… Tuttavia il nostro conto energia prevede conteggi a favore delle compagnie elettriche e soprattutto su scale più grandi che impianti di unità abitative.

Il pensiero unico, quello che ci è imposto anche a livello tecnologico, sta dimostrando di non saper dare risposte: la Cop 26 di Glasgow conferma questa incapacità. L’attuale guerra può essere legata alla paura di molti Stati non capaci di fare i cambiamenti necessari per affrontare la crisi ambientale dovuta ai poteri politico-economici o alle turbe di Putin e del suo staff? Perché la nostra politica continua a far ingrassare il PIL con il reddito delle aziende produttrici di armi e le compra per alimentare le guerre altrui o fare quelle umanitarie invece di investire sulla reale sostenibilità? Dobbiamo cominciare o riprendere una riflessione, domandandoci: questo sistema capitalista può sostenere la democrazia? Chi ha “esportato” democrazia in tanti paesi, con economie di guerra, ha un sistema che si è fatto più oligarchico, soprattutto quando va a votare una percentuale bassa degli aventi diritto e quando l’informazione politica si basa sempre più sul pensiero unico comunicativo sostenuto economicamente dalle lobby al potere.

Saremo capaci di agire utilizzando un pensiero ostinato e contrario, cioè critico e più femminile per il nostro futuro? E’ anche pensare al recupero funzionale delle nostre menti.

Aiutaci a diffondere il giornalismo libero e indipendente.

Articoli correlati

Il raduno degli alpini e la cultura della violenza maschile
di Non una di meno Rimini /
Le radici patriarcali della guerra
di Lea Melandri /
Il lavoro povero delle donne
di Michele Bavaro /