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Più in attacco che in difesa

Gioia Virgilio e Silvia Lolli autrici di “Donne e sport” approfondiscono tematiche d’attualità

La tennista cinese Peng Shuai, numero uno al mondo nel doppio femminile, ha denunciato con un post sul social network Diego di aver subito violenza sessuale da parte del viceministro Zang Gaoli. Il post è stato rimosso dopo pochi minuti e Peng Shuai dall’inizio del mese è introvabile. Non sempre sono sufficienti le vittorie, spesso la carriera sportiva delle atlete è costellata di soprusi, violenze fisiche e psichiche, ricatti, discriminazioni, richieste di prestazioni sessuali. Il femminismo italiano dagli anni ’70 in poi ha escluso dal dibattito il tema donne e sport, solo negli ultimi anni la tematica è emersa grazie ai successi dallo sci al nuoto, dal calcio all’atletica fino alle recenti olimpiadi di Tokyo. Dopo un ciclo di incontri con atlete professioniste, dirigenti sportive, giornaliste, docenti, promosso dall’associazione femminista “Orlando” di Bologna, Gioia Virgilio e Silvia Lolli hanno pubblicato Donne e Sport analisi di genere continua (Emil, 22,00 euro). A loro abbiamo posto alcune domande.

Perché avete scritto questo libro?

Desideravamo continuare l’analisi di genere sul rapporto donne. E sport, iniziato con il primo volume uscito nel 2018, privilegiando il punto di vista delle atlete e le loro esperienze, ampliando e approfondendo le tematiche. Di donne sportive si parla poco e le narrazioni colgono fenomeni di superficie, più attenti ai gossip per attirare la curiosità dei lettori che a serie esigenze di analisi.

Dedicate attenzione al linguaggio dei media nei confronti delle donne sportive.

La rappresentazione mediatica delle atlete è pervasa da stereotipi di genere e da pregiudizi, ci si sofferma sul loro aspetto fisico, sul look, mettendo in secondo piano la professionalità, emarginandole e talvolta ridicolizzandole. Manca un linguaggio specifico di genere per i ruoli, ad esempio nel calcio: portiera, difensora, terzina, arbitra. Giornaliste e linguiste, invece, affermano che declinare al femminile i ruoli e le funzioni contribuisce a modificare la percezione nei loro confronti..

Denunciate comportamenti sessisti e discriminanti nei confronti delle atlete. 

Gli uomini, soprattutto, si esprimono con atteggiamenti discriminanti e punitivi “sul campo”: molestie, insulti (inviti a prostituirsi), aggressioni verso arbitre durante partite di rugby o di calcio, interviste a calciatrici con domande provocatorie “Come fai a giocare con le tette?”, “Come attaccante della Nazionale ti senti Filippo Inzaghi o Paolo Rossi?” per creare imbarazzo, umiliarle e minarne l’autostima. Altri pregiudizi diventano ostacoli alle gare come la convinzione dell’inadeguatezza delle donne agli sforzi prolungati (nella maratona, nuoto di fondo) o agli sport tradizionalmente maschili (boxe rugby calcio arti marziali), perché non adatti alle donne. 

Il fenomeno è radicato soprattutto in Italia, dove la cultura patriarcale permea anche il mondo sportivo. 

Avete dedicato un capitolo all’emancipazione delle donne attraverso lo sport in Medio Oriente e Nord Africa. 

Sono Paesi dove i diritti delle donne sono poco riconosciuti o calpestati sotto l’influenza di  religioni o di governi conservatori e autoritari: lo sport può aprire al cambiamento verso una maggiore libertà femminile. Lo dimostrano esempi recenti in varie specialità sportive, calcio, rugby, pugilato e arti marziali, dove le atlete sfidano e sovvertono le norme sociali, rischiando repressioni, minacce e condanne pur di migliorare le condizioni di partenza e affermarsi fuori dagli ambiti familiari patriarcali.

La partecipazione ai Giochi Olimpici ha permesso loro di viaggiare, renderle consapevoli che non sono vittime, ma esempio di coraggio, anche se gareggiano ostacolate da velo, cuffie nere, maglie a maniche lunghe.

L’affermazione delle atlete italiane alle olimpiadi di Tokyo, ma anche ai mondiali di calcio nel 2018, è stata celebrata con grande enfasi dai dirigenti sportivi, ma poi nulla fanno per dare spazio alle donne nei posti decisionali. Perché? 

Lo sport è sempre stato terreno di potere maschile. La partecipazione delle donne sia nella pratica sportiva che ai vertici decisionali è molto bassa. Ciò riflette il ruolo assegnato alle donne nella società italiana. A poche è permesso di arrivare ai massimi livelli dirigenziali.  

Quali sono gli aspetti positivi che emergono dal mondo sportivo femminile?

Dal 2019 alcune sfide: per la prima volta una donna, ex campionessa olimpica si è candidata alla presidenza del CONI e atlete famose arrivano a rivestire ruoli di prestigio in squadre/strutture sportive maschili, nel calcio e nel basket. Solo dopo le vittorie nel calcio femminile, sono garantiti alle giocatrici della nazionale il diritto alla maternità e il passaggio al professionismo.

Quale ruolo può svolgere la scuola nel rapporto donne e sport?

Un ruolo importante, se solo si desse più valore alla cultura dell’educazione fisica e sportiva in Italia, prevedendo l’insegnante specifico sin dalla scuola primaria.

Educare non solo la mente, ma anche i corpi dei bambini e delle bambine, formarli come persone, non può che dare loro maggiori competenze anche sociali. Educazione fisica e sportiva vuol dire insegnare i movimenti del corpo assieme agli apprendimenti trasversali e raggiungere abilità relazionali. Con i momenti di gioco, più o meno organizzato, si impara il rispetto sia dei compagni/e che degli avversari/e. Così si apprezzano le differenze, in particolare quelle di genere e tale rispetto si manifesta soprattutto in palestra. 

Avete presentato “Donne e Sport” in tanti luoghi e con un pubblico femminile. Che cosa è emerso dal dibattito?

Abbiamo cercato di confrontarci anche con un pubblico misto. Dalle campionesse olimpiche e di alto livello invitate, è emersa varietà di esperienze e si è arricchito di conoscenze un ampio spettro di discipline sportive considerate minori.

E’ stata sottolineata l’importanza di una comunicazione che contrasti la rappresentazione dei corpi secondo l’immaginario maschile. Occorre evidenziare i benefici e le opportunità che lo sport offre: resistenza, creatività, rispetto verso le altre, imparare a perdere. Le donne che praticano sport sono dell’opinione di evitare gli allenamenti esagerati, la selezione precoce, l’esasperazione dell’agonismo, che possono escluderle da una vita sociale piena e dal divertimento oltre lo sport.

Questo articolo è stato pubblicato su Il Manifesto Alias sabato 20 novembre 2021

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