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Insorgiamo per il futuro. La lotta della Gkn di Firenze e le mobilitazioni studentesche

Insorgiamo per convergere, convergiamo per insorgere. È il nuovo slogan uscito dall’assemblea cittadina organizzata dal collettivo di fabbrica della Gkn lo scorso 28 ottobre al Teatro Puccini di Firenze. Una convergenza che manca da troppi anni nello scenario politico fiorentino e non solo, un’esigenza che oggi si fa necessità assoluta, un motto che va subito trasformato in pratica politica.

A mettere i piedi nel piatto di questa prospettiva antica eppure nuova, è un ragazzo di diciotto anni dall’aria tranquilla e la voce pacata, Leandro Moscardi, studente di un istituto superiore a pochi chilometri dalla Gkn, l’IISS Calamandrei di Sesto Fiorentino, e coordinatore della rete degli studenti medi di Firenze. Lo incontriamo nell’atrio spazioso della fabbrica. Poi saliamo nella grande sala mensa, trasformata negli ultimi quattro mesi nel luogo in cui i movimenti fiorentini si ritrovano, riuniti nel gruppo di supporto alla lotta della Gkn. Il tema della serata è la partecipazione allo sciopero studentesco indetto dall’Unione degli studenti per il 19 novembre, che a Firenze si terrà il giorno successivo, sabato 20 novembre, proprio per dare la possibilità alle lavoratrici e ai lavoratori di partecipare e allargare il campo, formando un corteo più consistente, che faccia sentire meglio la propria voce.

Non nasce in un giorno questa capacità di procedere insieme. Gli studenti medi sono stati presenti in Gkn fin dal 9 luglio scorso, quando è arrivata la notizia della chiusura, per portare la propria solidarietà, partecipare alle manifestazioni e ai presidi di vigilanza, organizzare le iniziative. Il motivo di questa partecipazione lo spiega Moscardi: «La chiusura della Gkn per noi studenti significa cinquecento posti di lavoro in meno che possiamo trovare in futuro. In questa fabbrica vengono a lavorare i ragazzi che hanno fatto gli istituti tecnici, ma questa modalità è un rischio anche per gli altri, significa che altri posti di lavoro possono chiudere da un momento all’altro».

Eccola lì la convergenza, così semplice da sembrare quasi banale, eppure è un qualcosa che finora non si era mai visto o perlomeno non si vedeva da troppi anni: studenti e operai insieme, non per solidarietà, ma per lo stesso obiettivo. Anche il luogo del concentramento del 20 novembre è simbolico: piazza San Marco, da cui sono partite le più grandi manifestazioni studentesche fiorentine, da quelle pacifiste degli anni Novanta a quelle contro le tante, troppe, riforme della scuola.

Sabato 20 novembre alle 9:30 in piazza San Marco insieme agli studenti ci sarà lo spezzone operaio, la rumorosa presenza della “testuggine” Gkn, con i cori, i tamburi, i fumogeni, i megafoni e le felpe “griffate” collettivo di fabbrica. L’ormai noto striscione “Insorgiamo”, insieme a quello degli studenti “Insorgiamo per il futuro”, in un filo rosso che unisce le due battaglie, quella per il posto di lavoro e quella per una scuola pubblica che non sia azienda.

Già nei mesi scorsi operai e studenti hanno lottato insieme, dalla partecipazione del collettivo di fabbrica alle assemblee studentesche, fino al picchetto davanti all’istituto tecnico professionale Leonardo da Vinci, la scuola principale da cui provengono gli operai metalmeccanici fiorentini, culminato poi in un corteo spontaneo per le vie del quartiere. A ottobre, davanti all’istituto Calamandrei di Sesto Fiorentino, si è tenuto un picchetto insieme al collettivo di fabbrica: solo settanta studenti su milleduecento sono entrati in aula, gli altri hanno partecipato all’assemblea davanti ai cancelli della scuola. La scorsa settimana è stata la volta del liceo scientifico Rodolico di Firenze, che è stato occupato. Si sentono abbandonate le studentesse e gli studenti che scendono in piazza con le operaie e gli operai: “La Dad e la gestione pandemica hanno riportato in superficie i gravissimi problemi che affliggono le nostre scuole – scrivono nell’appello alla manifestazione – e tutto ciò si è sommato creando una situazione di caos generale, in cui lo Stato ci ha abbandonato”. Poi si elencano i tanti problemi della scuola italiana e le rivendicazioni per le quali si scende in piazza. In primo piano la sicurezza, non quella dei protocolli anti-Covid, che solo nella scuola sono rimasti praticamente identici alla fase pre-vaccinale, ma quella che manca agli edifici, alle classi pollaio, ai bagni non funzionanti, agli spazi didattici mancanti. Si chiede un piano di investimento sull’edilizia scolastica. Si chiede una scuola che sia pubblica davvero: solo per i libri la spesa che grava sulle famiglie è di cinquecento euro l’anno, da sommare a quella per materiale scolastico, trasporti, gite. Si critica il Pcto, nuovo nome dell’alternanza scuola-lavoro, considerato vero e proprio sfruttamento, che non dà competenze e non forma, ma intanto toglie posti di lavoro contrattualizzati e retribuiti. E poi i diritti. Quello all’assemblea, che a causa delle normative anti-Covid, di fatto è stato soppresso. Il diritto alla socialità: dalla ricreazione alle gite, a causa dei protocolli pandemici non sono più possibili liberi scambi tra classi diverse. Il diritto alla serenità, a una scuola che rispetti il benessere psico-fisico degli studenti. Infine il futuro: “Un futuro completamente incerto – si legge nell’appello –, sia nel mondo del lavoro che in generale a causa dell’enorme problema della crisi climatica”.

Una mobilitazione che prende il via dalla parte più giovane della nostra società e nella quale confluiranno movimenti, associazioni, libere cittadine e cittadini, genitori e insegnanti, operaie e operai, a partire dalla Gkn. “Le studentesse e gli studenti insorgono per il futuro. E noi convergiamo – si legge sulla seguitissima pagina Fb del collettivo di fabbrica –. Perché Gkn non deve osare riaprire la procedura di licenziamento, perché vogliamo una legge anti-delocalizzazioni, una vera trattativa senza il ricatto della procedura di licenziamento, evitare che Gkn Firenze diventi un ecomostro. E perché siamo genitori, perché gli studenti di oggi saranno i nostri colleghi precari di domani. I nostri cinquecento posti di lavoro possono esistere solo in un futuro diverso. Un futuro di giustizia sociale e climatica, di diritto allo studio e al lavoro, di sanità pubblica e mobilità sostenibile. Se state lottando per tutto questo, non avete bisogno di questa solitudine. Fatevi un favore, unitevi alla lotta”.

Questo articolo è stato pubblicato su Napoli Monitor il 15 novembre 2021

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