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II ghiacciolo: ovvero la mia estate più calda

Era lì con le gambe a ciondoloni, l’aria assonnata e svogliata di chi non sa come far passare il tempo, il 7 luglio, giornata particolarmente calda, non finiva più.

Si alzò, aprì il vano finestra e con un gesto lungo, muovendo le dita da destra a sinistra e viceversa, mi pescò scegliendomi tra gli altri. Mi ritrovai così, nudo e gocciolante, in quell’atmosfera surreale ed afosa del cortile di un pomeriggio d’estate.

Ad un tratto sentii la sua lingua umida scorrermi lungo tutto il corpo, con dei guizzi afferrava le mie gocce bagnate e le ingurgitava una dietro l’altra, dopo mi capovolse, pensando ad altro, e rimasi a testa in giù, terrorizzato, penzolante. Temei che da un momento all’altro mi lasciasse cadere. Non so quanti interminabili istanti (od ore) passarono così: mi ero ridotto alla metà.

Dopo mi risollevò e con volgarità lussuriosa mi strofinò sulle sue gambe ossute, mi rotolò sul suo collo sudato ed infine mi leccò ancora con avidità. Ero stremato, sconvolto, sentivo le forze mancarmi, ormai ero certo di essere giunto alla fine, sentivo i suoi denti prima leggermente, quasi con dolcezza, poi sempre più violentemente attaccare i miei poveri fianchi, ancora quella orribile lingua insinuarsi tra le mie parti sensibili, infine afferrò la povera anima mia, di legno, e con un sol colpo mi spezzò in due gettandomi con disprezzo per terra.

Ero morto, non restava che qualche goccia di vita che se ne stava andando in vapore: che triste fine in questo afoso pomeriggio di luglio.

07/luglio/1997

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