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Due agosto, “il nostro antifascismo non è rituale!”

Nel quarantunesimo anniversario della strage, mentre prosegue il processo a Bellini, Segatel e Catracchia, torna il corteo di familiari e autorità da piazza Nettuno e torna anche lo spezzone delle realtà antifasciste bolognesi.

L’anno scorso il quarantennale della bomba alla stazione fu ricordato da familiari delle vittime e autorità, per la prima volta, con una manifestazione statica. A muoversi in corteo furono infatti solo realtà autogestite e sindacati di base. Lunedì prossimo tornerà il corteo ufficiale, alle 9 da piazza del Nettuno, precedetuo da una commemorazione nel Cortile d’onore del Comune a cui parteciperà la ministra della Giustizia Marta Cartabia. Secondo quanto riferito dal sindaco, ci sarà un servizio d’ordine che si assicurerà che tutti indossino la mascherina e mantengano il distanziamento.

L’anniversario trova ancora aperti i dossier sulla digitalizzazione degli atti (ma “siamo al 90%”, fa sapere l’associazione dei familiari) e quello dei risarcimenti (un disegno di legge è stato presentato circa un mese fa alla Camera dei deputati, ora è in commissione Affari costituzionali). Ma il fatto di maggior rilievo è sicuramente il processo in corso, scaturito dalla prima tranche dell’inchiesta della Procura generale sui mandanti dell’attentato, e che vede imputati Paolo Bellini, Piergiorgio Segatel e Domenico Catracchia. La settimana scorsa, in aula, l’ex moglie dell’allora militante neofascista Bellini ha confermato quanto detto agli inquirenti in fase di indagine: l’uomo ripreso in un video girato in stazione da un turista il giorno dell’attentato, secondo lei, è proprio Bellini.

Anche quest’anno parteciperanno alla manifestazione con un proprio spezzone le Realtà antifasciste bolognesi, sigla che riunisce diversi spazi sociali, collettivi, sindacati di base. Si legge in un comunicato diffuso oggi: “Ricorre l’anniversario della strage alla stazione di Bologna e come negli ultimi 40 anni saremo in piazza, accanto all’associazione dei familiari delle vittime ma distinti e distanti dalle istituzioni che a vari livelli portano la corresponsabilità di quella strage come delle innumerevoli stragi che hanno martoriato l’Italia. Le più anziane fra noi erano già in piazza la sera del 2 agosto 1980, alcune impegnate nei soccorsi e a chi parlava di incidente, di scoppi accidentali, ribattevamo che dell’ennesima strage si trattava e che le responsabilità andavano cercate all’interno degli apparati statali. Anche il lento incedere delle inchieste giudiziarie e dei vari processi che si sono susseguiti (non solo concernenti la strage alla stazione di Bologna) stanno facendo emergere stralci di ricostruzioni storico-giudiziarie che confermano quello che abbiamo sempre affermato con forza: fascisti prezzolati istigati, coordinati, finanziati, coperti da gangli tutti interni alle istituzioni statali. Alti funzionari civili e militari, lobbisti di ogni risma, personaggi ‘influenti’ della politica e dell’economia erano tutti collegati nel miasma che voleva reprimere ogni istanza di libertà e di autodeterminazione per mezzo del terrore, quando la ‘normale’ repressione non fosse bastata”.

Prosegue il testo: “Continueremo a gridare che la strage è di stato, che le bombe nelle stazioni le mettono i fascisti ma le pagano i padroni, che l’antifascismo è nostro e non lo deleghiamo. Non si tratta di condannare un generico terrorismo ma di individuare con chiarezza le politiche liberticide ed antisociali che il potere politico-giuridico-militare continua a perpetrare. Il nostro antifascismo non è rituale. Oggi più che mai individua il nemico non solo nei nostalgici in orbace ma in tutte quelle manifestazioni che tendono a reprimere il diritto inalienabile alla libertà. Libertà a tutto tondo che non può essere conculcata in base a criteri emergenziali e deve essere esercitata in prima persona da tutte noi. La strategia neoliberale e autoritaria dello Stato si è composta di stragismo, di morti in mare (abbiamo parlato negli anni scorsi di Str-agi/Naufr-agi di Stato), e nell’ultimo anno pandemico ha visto Confindustria – che allora pagava i fascisti per distruggere i picchetti operai – intervenire e influenzare le decisioni su ogni aspetto della politica sanitaria, dall’apertura delle fabbriche durante il lockdown alle pressioni per lo sblocco dei licenziamenti, dalla copertura delle morti sul lavoro alla polarizzazione del dibattito sull’obbligo vaccinale creata allo scopo sempre di arricchire la classe dirigente, protetti dal paravento di una presunta difesa della salute quando al contrario nulla di serio è stato fatto per potenziare il sistema sanitario pubblico. Stessi attori di allora, stesse pratiche criminali e liberticide. Non possiamo poi non ricordare che quello stesso Stato si è reso responsabile delle stragi nelle carceri a seguito delle rivolte scoppiate ad inizio pandemia per la mancanza di quella stessa sicurezza sanitario di cui le istituzioni si riempiono la bocca, nonché dei pestaggi e delle torture documentate nei giorni successivi, tristemente una pratica costante nel sistema carcerario. E le istituzioni chiamate a parlare saranno rappresentate proprio dalla Ministra della Giustizia Cartabia, che pur dovendo timidamente prendere posizione dopo i video sui selvaggi pestaggi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, nulla ha detto dei 12 morti, di cui 9 nel carcere di Modena. Infine non possiamo non ricordare che quelle stesse istituzioni che, mentre piangono lacrime di coccodrillo, si rifiutano di desecretare i documenti relativi alle stragi fasciste, sono le stesse che perseverano nel perseguire i processi di lotta di quegli anni – nei mesi passati la richiesta di estradizione degli esuli francesi o le condizioni inumane a cui sono sottoposti tuttora i prigionieri politici lo stanno a dimostrare, in quella che non si può definire altro che vendetta di stato. Continueremo quindi ad affermare che la presenza di esponenti del governo in questa giornata è completamente fuori luogo. Non c’è soluzione di continuità fra i governi che hanno coperto e organizzato la strategia della tensione per fermare le lotte operaie studentesche degli anni ‘60 e quelli odierni. Da piazza Fontana, a Brescia, passando per l’Italicus, a Bologna, al rapido 904 a San Benedetto val di Sambro, dalla Uno Bianca alla Falange Armata, dal Fronte Nazionale ai NAR, a Forza Nuova, a Casapound. Noi non dimentichiamo, noi sappiamo chi è Stato”.

Questo articolo è stato pubblicato su Zic il 1 agosto 2021

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