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Green pass e democrazia

Il dibattito di questi giorni sui vaccini e il green pass mi ha fatto riflettere sulla percezione della pandemia che ogni persona che ci circonda esprime attraverso la nostra bolla dei social network.

Da un lato ci sono coloro che si affidano ai fatti oggettivi connessi con le raccomandazioni degli esperti della comunità scientifica per evitare che nei prossimi mesi ci sia una quarta ondata di questo maledetto virus. Il pericoloso aumento dei contagi che si sta verificando nelle ultime settimane è un fatto oggettivo e indiscutibile, come lo è l’urgenza di ottenere il più alto tasso di vaccinazioni mantenendo le misure di sicurezza, dalle mascherine al distanziamento fino ad arrivare al sistema di accesso a benefici per coloro che sono stati già vaccinati, il green pass. Uno strumento di riduzione del danno che non sarebbe mai dovuto essere attivato in presenza di un risultato positivo della campagna vaccinale. Purtroppo non siamo in presenza di un risultato positivo poiché ad oggi, in Italia, il 14% dei cittadini con più di 60 anni non ha ricevuto neppure una dose. Una percentuale che supera il 20% in Sicilia e Calabria.

Dall’altro lato ci sono coloro che “esitanti” sull’opportunità del vaccino confondono fatti oggettivi e verità percepita. Ritengo sia profondamente sbagliato colpevolizzarli in quanto non è una loro colpa se la società in cui viviamo è sempre più mediatizzata e caratterizzata da flussi ininterrotti di informazioni. Non è colpa loro se non hanno avuto la possibilità di creare una visione dei fatti con argomenti razionali legati a una delle scoperte scientifiche più importanti per il genere umano. I veri responsabili della crisi dell’intermediazione tra esperti e cittadini non sono i cittadini dubbiosi. Non possiamo colpevolizzare persone che, di fatto, se verrà gestito male in termini organizzativi e mediatici il sistema del green pass, potrebbero vivere una una forma di cittadinanza di serie B. Non può essere colpa del barista che espone uno stupido cartello contro il green pass e nemmeno di quel pezzo di società che verrà danneggiato da ogni nuova misura di contrasto alla pandemia.

Anche Johannes Gutenberg provocò una forma di disintermediazione tra il potere globale della Chiesa e la società del ‘400 con l’invenzione della tecnica della stampa a caratteri mobili. Semplicemente è accaduto. E nemmeno il Papa ha potuto farci nulla. Ciò che stiamo vivendo oggi mi ricorda un po’ l’invenzione della stampa, ma con effetti più devastanti sul pensiero scientifico moderno. Una vera e propria apocalisse che ha colpito in maniera irreversibile la comunità scientifica. Se nel ‘400, la responsabilità non poteva essere attribuita a coloro che hanno messo in dubbio il potere della Chiesa e hanno potuto accedere a nuove idee e interpretazioni dei testi sacri, nemmeno oggi la responsabilità può essere fatta ricadere sulle persone che grazie all’acceso al Wi-fi navigano nella marea virtuale del cospirazionismo e del complottismo.

E allora di chi sono le responsabilità? Sono di coloro che hanno contribuito ad abbassare il livello dell’etica dei media e dei social media, da Facebook ai siti di bufale, fino ad arrivare all’abitudine di molti organi di informazione e  talk show di utilizzare le opinioni più condivise di personaggi lontani anni luce dalla comunità scientifica come unico metro di misura per la scelta delle fonti.

Anche noi oggi ci troviamo in una situazione simile. L’accesso indiscriminato al web della quasi totalità della società ha coinciso con una disintermediazione sempre più frequente tra l’autorevolezza del pensiero scientifico e l’opinione delle persone comuni. La rottura dell’intermediazione ha prodotto un meccanismo perverso di comunicazione orizzontale, accessibile a tutte le persone in cui i fatti e le opinioni si equivalgono.

Le opinioni antiscientifiche di Gianluigi Paragone, di Giorgia Meloni e Matteo Salvini sui vaccini e il green pass in termini mediatici valgono (purtroppo) quanto quelle del ministro Speranza e di tutti i componenti del Comitato Tecnico Scientifico messi insieme. Perché fino a quando ci saranno organizzazioni e personalità politiche che utilizzeranno le sensazioni delle persone per costruire elementi di conquista del potere e del consenso la disintermediazione continuerà a contaminare la nostra società e a mettere in discussione il pensiero scientifico.

Smettere di dedicargli quotidianamente lo spazio mediatico potrebbe essere una buona soluzione per un efficace campagna di contrasto al virus. In attesa di tempi migliori.

Questo articolo è stato pubblicato su il manifesto sardo il 23 luglio 2021

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