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Pochi fondi a mobilità green e a tutela delle biodiversità

Tutti limiti del Pnrr. Azione di Greenpeace che «rinomina» i ministeri Pochi investimenti sui trasporti a zero emissioni

Il Pnrr procede spedito ma secondo Greenpeace la direzione in più di un ambito non è quella giusta. A sottolinearlo è stato un blitz di attivisti nei confronti di 4 Ministeri chiave per una scelta più ecologica. Delle nuove targhe sono state apposte a rinominare simbolicamente i dicasteri, che sono diventati «della Finzione ecologica», «per gli Allevamenti Intensivi ed Altre Attività Inquinanti» «dello Sviluppo che Distrugge il Pianeta ed infine il «Ministero dei Treni Persi e dell’Immobilità Elettrica».

QUELLO DEL MANCATO investimento sui trasporti locali e a zero emissioni è uno degli aspetti più deludenti secondo quanto emerge dalla dettagliata valutazione critica svolta dall’associazione ambientalista, che ha messo in fila passi effettivi da compiere: oltre investimenti meno irrisori la mobilità alternativa, si chiede maggiore spazio a rinnovabili ed elettrificazione anziché continuare a investire sui combustibili fossili, maggiore potenziamento dei sistemi di accumulo dell’energia elettrica, la rinuncia definitiva dell’estrazione di idrocarburi e ai sistemi di stoccaggio dell’anidride carbonica, il riconoscimento dell’impatto della zootecnia industriale con una riduzione drastica degli allevamenti intensivi e dello sviluppo di biometano, risorse per l’incremento di superficie coltivata biologicamente, completamente dimenticati, misure di riduzione e prevenzione dei rifiuti anziché intervenire solo sul riciclo, che invece assieme al riuso , non sono affatto incentivati per il settore tessile.

Infine, il rapporto di Greenpeace sottolinea come il piano, nonostante riconosca l’importanza della biodiversità, assegni pochissimi fondi per la sua tutela, e che non sia stato preso in considerazione nessun obiettivo di riconversione dell’industria militare.

CHE LE MISURE DI RIPRESA e la resilienza configurate la Piano Nazionale non siano affatto convincenti in tema di mobilità lo afferma anche il Kyoto Club, che assieme all’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Iia) ha realizzato il report MobilitAria 2021, che analizza i dati della mobilità e della qualità dell’aria al 2020 nelle 14 città metropolitane e nelle 22 città medie italiane che hanno approvato i Pums, i Piani Urbani Per la Mobilità Sostenibile.

La presentazione della ricerca è stata l’occasione per segnalare che gli sforzi che effettivamente molte città hanno fatto per essere più «green» , come l’aumento delle reti ciclabili, del bike sharing e delle opzioni di micromobilità, rischiano di essere vanificati da un sistema di trasporto collettivo ancora troppo problematico.

Ad indicarlo sono i dati relativi la qualità dell’aria: nel merito del NO2 (biossido di azoto) in tutte le città si registra una riduzione delle concentrazioni, ad esclusione della sola città di Milano, che ha riportato un incremento del 7% rispetto all’anno precedente. Un decremento che secondo lo studio è imputabile alla riduzione degli spostamenti soprattutto nei primi mesi di lockdown dovuto alla epidemia da covid-19; le maggiori riduzioni delle concentrazioni medie sono nella città di Cagliari (-38%) e Catania (-37%) a cui segue Palermo con un -31% rispetto al 2019.

Per il PM10, il particolato di dimensioni maggiori, invece diverse città superano più di 35 volte il limite giornaliero nell’arco di un anno a partire da Torino (98 superamenti), Milano (90), Venezia (88), Napoli (57) e Cagliari (38); inoltre anche Bologna e Roma, dopo rispettivamente 2 e 3, anni tornano a superare il limite. Nulla di cambiato invece per il PM2.5, il particolato più sottile e insidioso.

A FRONTE DI QUESTI DATI, secondo la coordinatrice del gruppo di lavoro Mobilità sostenibile del Kyoto Club, Anna Donati, risultano davvero insufficienti le risorse dedicate alle nuove reti tramviarie, metropolitane (3,6 mld) e per nuovi autobus (3 mld); il deficit attuale non verrà colmato dalle risorse destinate alla mobilità ciclabile, che ammontano solo a 600 milioni, mentre gli investimenti ferroviari, a cui il Pnrr conferisce 26 miliardi, solo per il 30% sono dedicati alle reti locali regionali e ai pendolari, mentre il resto è impiegato per l’Alta Velocità, in particolare per il Nord.

Non risulta confortante sapere, come indica il rapporto, che per quanto riguarda le auto, il tasso di motorizzazione è sostanzialmente invariato nella maggior parte delle città del Nord e Centro. Invece è in aumento nelle città del Sud andando ad aumentare il parco circolante già fortemente congestionate.

ALLA PRESENTAZIONE del Rapporto era presente anche il Ministro Giovannini, che ha difeso il Pnrr sottolineando come introduca modifiche significative rispetto al precedente piano, tutte nella direzione di mobilità e infrastrutture sostenibili. C’è da sperare che non si riferisse solo ai mezzi ecologicamente compatibili per gli aliscafi piuttosto che per le navi per l’attraversamento dello Stretto di Messina, portati come esempio virtuoso nella conferenza stampa.

Questo articolo è stato pubblicato su Il manifesto il 30 aprile 2021

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