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Bologna, la discriminazione digitale dei fattorini Deliveroo

Importante sentenza del Tribunale di Bologna. Riders Union: “Un mattone verso la conquista di una condizione degna e per lo smascheramento delle storture che si nascondono sotto i colori sgargianti delle aziende della consegna di cibo a domicilio”. Multinazionale non esclude ricorso.

Non si può valutare le lavoratrici e i lavoratori in base alla disponibllità senza considerare le ragioni delle assenze, comprese malattia ed esercizio del diritto di sciopero. Lo stabilisce una sentenza di primo grado con cui il Tribunale di Bologna ha accettato un ricorso presentato dalla Cgil e riconosciuto la natura discriminatoria del’algoritmo “Frank” con cui la multinazionale delle consegne Deliveroo gestisce i ciclofattorini.

“Un mattone importante verso la conquista di una condizione degna e per lo smascheramento delle storture che si nascondono sotto i colori sgargianti delle aziende della consegna di cibo a domicilio”, scrive Riders Union Bologna. Prosegue il collettivo: “Da anni sosteniamo come i basilari diritti sindacali fossero calpestati, con le ritorsioni in forma di squalifica nell’assegnazione dei turni per le settimane successive anche per chi si assenta per motivi di salute. Questo provvedimento si aggiunge ai precedenti ma ne sottolineiamo l’importanza per aver squarciato la menzogna della neutralità dello strumento tecnologico, utilizzato invece per arrecare danno ai rider che partecipano agli scioperi e a quelli che si assentano per malattia. Da questo momento in avanti per le aziende sarà più difficile battere sull’ inquadramento dell’autonomia dura e pura, con la spada di Damocle dell’utilizzo dell’algoritmo per squalificare i lavoratori sgraditi o secondo loro poco prestanti. Ancora una volta abbiamo avuto ragione ma continueremo a batterci in tutte le sedi fino a che non raggiungeremo i nostri obiettivi: diritti, reddito e dignità”.

L’algoritmo su cui si è espresso il Tribunale di Bologna “non è più in uso”, fanno sapere i vertici di Deliveroo, difendendone comunque la correttezza e non escludendo di impugnare la sentenza.

Questo articolo è stato pubblicato su Zic il 4 gennaio 2021

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di Carola Frediani /