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Sfratti, rinvio di 6 mesi. Gli inquilini tirano un sospiro di sollievo

Diritto all’abitare. Triplicate le richieste di sostegno all’affitto. Per sindacati e primi cittadini la situazione sociale ed economica è «esplosiva». Servono almeno un milione di case popolari. Fassina (LeU): «È necessaria una strategia che parta dalle risorse del Recovery Fund e definisca interventi strutturali a livello nazionale, regionale e comunale»

Uscito dalla legge di bilancio, rientrato nel decreto Milleproroghe approvato ieri sera dal Consiglio dei ministri. Alla fine ha avuto un esito positivo la vicenda del blocco degli sfratti per abitazioni e locali commerciali: è stato prorogato fino al 30 giugno prossimo (con alcuni paletti da chiarire). La notizia ha mandato su tutte le furie Confedilizia, associazione dei proprietari. Il governo ha stanziato anche 50 milioni in più per il fondo di morosità incolpevole e 100 per compensare, al 50% e fino a un massimo di 1.200 euro nel 2021, i proprietari di casa che riducono il canone.

SECONDO I DATI dell’Unione inquilini (Ui) sono circa 3,2 milioni le famiglie in affitto in Italia. Sul 2020 non ci sono ancora numeri certi, ma le organizzazioni denunciano un netto aumento delle richieste di aiuto. «Sono triplicate: 600mila famiglie hanno chiesto da marzo il contributo all’affitto», afferma Massimo Pasquini (Ui). Per Stefano Chiappelli, segretario nazionale Sunia-Cgil, «la metà degli inquilini ha ormai difficoltà a pagare l’affitto». Secondo i dati del ministero dell’Interno, nel 2019 le richieste di esecuzione di sfratti sono state oltre 100mila, 48.543 i provvedimenti emessi e 25.930 gli interventi eseguiti con l’ufficiale giudiziario. L’87% per morosità incolpevole.

DI «SITUAZIONE ESPLOSIVA» in arrivo avevano parlato nei giorni scorsi associazioni e sindacati, chiedendo da sud a nord di confermare il blocco. «Il governo non sembra aver chiaro il rischio abitativo per milioni di famiglie. Le condizioni socio-economiche sono ulteriormente peggiorate», hanno scritto in una nota unitaria Sunia-Cgil, Sicet-Cisl e Uniat-Uil della Sicilia. A Bologna l’allarme è stato lanciato ieri anche dal sindaco Virginio Merola: «La situazione sanitaria e sociale è ancora critica».

«ABBIAMO CHIESTO la proroga per dare tempo al governo di mettere in campo iniziative sistemiche e programmatiche che affrontino efficacemente i problemi derivanti dalla pandemia», afferma Chiappelli. Per il sindacato confederale bisogna puntare su: rinegoziazioni dei canoni di affitto attraverso agevolazioni fiscali alla proprietà che decide di ridurli; finanziamento del fondo per il sostegno all’affitto, che dovrebbe ammontare a 210 milioni per il 2021 e 230 per il 2022 (i sindacati chiedono il doppio); un grande piano di rilancio dell’edilizia residenziale pubblica che unisca gli 850 milioni del fondo per la rigenerazione urbana, i 960 milioni dei fondi ex-Gescal e i soldi del Recovery Fund.

SUGLI SGRAVI FISCALI ai proprietari non tutti sono d’accordo. Per l’Ui esiste già un regime fiscale che garantisce agevolazioni persino a chi affitta a canone di libero mercato, mentre Asia-Usb sottolinea come dalla legge 431 del 1998 sulla disciplina delle locazioni circa 4 miliardi di aiuti statali sono finiti in tasca ai privati. «Si sarebbero potuti costruire fino a 100mila alloggi pubblici», afferma Angelo Fascetti, responsabile nazionale di Asia-Usb.

TUTTE LE ORGANIZZAZIONI concordano invece sull’esigenza di rilanciare l’edilizia residenziale pubblica. In questi mesi si sta lavorando a un corposo piano nazionale. Dovrebbe essere presentato tra gennaio e febbraio 2021, ma è già finito nel mirino di Confedilizia e Confindustria che vogliono ridurre le percentuali di intervento. Due ricerche pubblicate dai centri studi Cresme e Nomisma a febbraio scorso, quindi prima del Covid-19, hanno stimato in almeno un milione il fabbisogno di case popolari. Tutto lascia pensare che sia rapidamente cresciuto.

DUE BUONE NOTIZIE sono arrivate ieri per gli abitanti di Roma. Nella legge di bilancio nazionale è stato approvato un emendamento che tutela le centinaia di famiglie truffate nei «piani di zona». Imprese e cooperative hanno costruito abitazioni grazie a consistenti finanziamenti pubblici con l’obbligo di affittare o vendere a prezzi calmierati. Scoperte a farlo a canoni di mercato sono state denunciate e gli aiuti del Comune interrotti. Dopo essersi indebitate molte sono fallite e i tribunali stavano facendo prevalere gli interessi dei creditori bancari su quelli dei cittadini. Non sarà più così grazie all’emendamento che è anche l’esito di una lunga battaglia di Asia-Usb.

LA SECONDA buona notizia viene dall’assemblea capitolina che ha votato «un piano di lavoro mirato a graduare gli sfratti, così da garantire alle famiglie un passaggio di casa in casa» attraverso l’individuazione di immobili pubblici. Entrambi i provvedimenti sono stati firmati da Stefano Fassina (LeU), che dice: «C’è bisogno di una strategia che parta dalle risorse del Recovery Fund per un piano pluriennale di edilizia residenziale pubblica, interventi regionali e poi comunali».

Questo articolo è stato pubblicato su Il manifesto il 23 dicembre 2020

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