Con la Palestina nel cuore

29 Giugno 2020 /

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di Domenico Gallo

 

«Insieme per la giustizia e il rispetto dei diritti umani in Palestina: no all’annessione allo Stato d’Israele dei territori palestinesi occupati», è questo il titolo dell’appello con il quale è stata lanciata dalla comunità palestinese una mobilitazione che vedrà una manifestazione nazionale a Roma, sabato 27 giugno, e iniziative in molte altre città. Il grido di dolore dei palestinesi è stato raccolto da sindacati e organizzazioni di massa, come la CGIL, l’ARCI e l’ANPI, e da una miriade di associazioni e intellettuali. È spaventoso, peraltro, come stia passando sotto silenzio questo scandalo internazionale generato dalla proterva volontà di Israele di annettersi, il prossimo 1° luglio, il 30% della Cisgiordania (senza per questo concedere la cittadinanza alle persone che vi risiedono), in aperta violazione della legalità e dei principi umanitari del diritto internazionale.

Ha osservato la Fondazione Basso: «Tutto ciò che si poteva dire sulla palese illegalità per il diritto internazionale e sulla sostanziale illegittimità della politica israeliana nell’attuazione di un sempre più chiaro disegno di apartheid è stato detto». Tuttavia è bene ribadire i termini della questione con le parole di quarantasette esperti indipendenti della Commissione per i diritti umani dell’ONU che hanno rilasciato il 16 giugno 2020 la seguente dichiarazione:

«L’annessione dei territori occupati è una grave violazione della Carta delle Nazioni Unite e delle Convenzioni di Ginevra ed è contraria alle norme fondamentali più volte affermate dal Consiglio di Sicurezza e dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, secondo cui l’acquisizione di territori con la guerra o con la forza è inammissibile. La comunità internazionale ha vietato l’annessione proprio perché incita a guerre, devastazioni economiche, instabilità politica, sistematiche violazioni dei diritti umani e diffuse sofferenze. I piani dichiarati da Israele per l’annessione estenderebbero la sovranità su gran parte della Valle del Giordano e su tutti gli oltre 235 insediamenti israeliani illegali in Cisgiordania. […] Le Nazioni Unite hanno dichiarato in molte occasioni che l’occupazione israeliana, che risale a 53 anni fa, è fonte di gravissime violazioni dei diritti umani contro il popolo palestinese. Queste violazioni includono confisca di terre, violenza dei coloni, leggi di pianificazione urbanistica discriminatorie, confisca delle risorse naturali, demolizione delle case, trasferimento forzato della popolazione, uso eccessivo della forza e tortura, sfruttamento del lavoro, violazioni estese dei diritti alla privacy, restrizioni sui media e sulla libertà di espressione, prendere di mira le donne attiviste e i giornalisti, detenzione di minorenni, avvelenamento da esposizione a rifiuti tossici, sfratti ed espulsioni forzate, deprivazione economica e povertà estrema, detenzione arbitraria, mancanza di libertà di movimento, insicurezza alimentare, applicazione discriminatoria delle leggi e imposizione di un sistema a due livelli di diritti politici, legali, sociali, culturali ed economici diversi in base all’etnia ed alla nazionalità. I difensori dei diritti umani palestinesi e israeliani, che portano pacificamente l’attenzione dell’opinione pubblica su queste violazioni, sono calunniati, criminalizzati o etichettati come terroristi».
Una condanna altrettanto decisa è stata espressa da Pax Christi internazionale che, in un documento reso pubblico a Bruxelles il 19 giugno, così si è espressa:

«Aggiungiamo la nostra voce alla crescente denuncia della flagrante violazione del diritto internazionale, della Convenzione di Ginevra e delle risoluzioni concordate dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite e dal Consiglio di sicurezza. Stiamo con quei paesi, la società civile e le organizzazioni per i diritti umani, i movimenti, le comunità religiose e le persone di coscienza che chiedono a Israele di porre immediatamente fine ai suoi piani di annessione. Come movimento cattolico globale per la pace e la nonviolenza, Pax Christi International è profondamente preoccupata che le azioni per annettere qualsiasi parte della Cisgiordania spegneranno gli ultimi barlumi di speranza per una pace giusta e duratura nella terra che chiamiamo santa e che ha il potenziale per scatenare la giusta rabbia e conseguenti disordini in tutta la regione. Per 75 anni, Pax Christi International ha promosso la nonviolenza come strumento per rispondere alle ingiustizie, ha incoraggiato il dialogo per favorire la riconciliazione e ha negoziato accordi di pace. Riteniamo che tutte le parti coinvolte in una controversia debbano garantire il rispetto e il riconoscimento reciproco. L’annessione mina questi principi ponendo i diritti e la stessa umanità di un gruppo come irrilevanti per le aspettative di un altro. […] La fine della Seconda guerra mondiale vide la nascita di un nuovo ordine mondiale internazionale che sanciva i diritti umani e stabiliva degli standard per il comportamento delle nazioni. Pax Christi International, fondata in quel momento di grande importanza, è profondamente preoccupata per il fatto che la decisione di Israele di perseguire l’annessione della terra con la forza militare non solo viola ma mette a repentaglio le norme e i dettami di quell’ordine mondiale, che è già gravemente minacciato. L’annessione […] sarà la campana a morte per la possibilità di creare uno Stato palestinese […]. Il 1° luglio 2020 è la data in cui il Primo Ministro Netanyahu potrà testare la determinazione della comunità internazionale a proteggere e difendere i principi sanciti a fondamento di un mondo civile. […] Pax Christi International invita la comunità internazionale e gli Stati membri delle Nazioni Unite non solo a denunciare queste azioni illegali, ma anche ad avere il coraggio di dichiarare Israele responsabile imponendo conseguenti azioni specifiche ed efficaci».

Come recita l’appello della Comunità palestinese: che Giustizia, Pace e Legalità prevalgano e assicurino libertà e autodeterminazione ai Palestinesi è interesse di tutti, in particolare dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, perché, come disse Mandela: «Non saremo mai liberi fino a che i Palestinesi non saranno liberi».

Tutti insieme per un mondo diverso, più giusto e più civile, per continuare a credere che le vite, tutte le vite, devono essere salvate

 

Questo articolo è stato pubblicato su DomenicoGallo.it il 26 giugno 2020

 

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