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Bologna, Blu è andato via e resta un dono collettivo distrutto

di Noemi Pulvirenti
Il gesto di Blu ha ormai fatto il giro dei quotidiani e dei blog, su Facebook ognuno commenta la vicenda esprimendo la propria opinione. Ci sono quelli che sostengono Blu a spada tratta, quelli che considerano il suo un gesto capriccioso, e quelli che sono felici di vedere la città ripulita.
Io, invece, riesco soltanto a pensare a quello che può aver provato Blu ieri, al dolore che si può provare nel distruggere qualcosa fatto per amore della collettività e dell’arte. Alla rabbia che deve aver provato chi, e non solo artisti come lui, snatura la street art per renderla un pezzo da salotto ed esibirla in un museo.
È il gesto d’amore e di anarchia più forte che un artista possa fare, perché chi non vuole scendere a compromessi deve anche avere la forza di ribellarsi con atti violenti. Violenti per gli altri, perché tutti quelli che amano Blu non potranno più godere della visione dei suoi murales, ma violento prima di tutto per l’autore. Mi ricorda il mito di Medea, che per vendicarsi di Giasone uccise i propri figli.
L’arte sarà anche sparita dalle strade di Bologna, ma non è sparita dalle sue mani. E, caro Blu, ti abbraccio forte e ti ringrazio.

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