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Marche, dove la lotta di classe muore e gli imprenditori regolano i conti alla vecchia maniera

Cantiere edile senza protezione - Foto di Fillea Roma e Lazio
Cantiere edile senza protezione - Foto di Fillea Roma e Lazio
di Loris Campetti
“La pistola era regolarmente detenuta”, dicono le prime notizie d’agenzia battute poco dopo la sparatoria. Dunque, tutto regolare: due immigrati kosovari arrivano a casa di uno specchiato cittadino di Fermo, Gianluca Ciferri, armati di piccone per chiedere soldi, lui mette mano alla rivoltella e li ammazza tutti e due. Se la sono cercata, Mustafa e Avdyli.
Poi si scopre che l’edile pistolero era il datore di lavoro di quei due poveri cristi che probabilmente, riferiscono sempre le cronache a caldo, volevano farsi dare il compenso pattuito per il lavoro fatto e, evidentemente, mai retribuito. Se le cose stessero davvero così, si tratterebbe di un duplice omicidio di un padrone che ammazza due suoi operai troppo pretenziosi, per di più armati di piccone.
Così, nelle democratiche Marche dove la lotta di classe è morta e operai e padroni vanno d’amore e d’accordo perché sono sulla stessa barca, stando a quando dicono gli imprenditori democratici Della Valle e Merloni, si torna a regolare i conti tra imprenditori e dipendenti come ai vecchi tempi, quando non c’erano lacci e lacciuoli a frenare l’ordine naturale delle cose, regolato dagli spiriti animali del capitalismo.

Ma in fondo, Mustafa e Avdyli non erano che due muratori. Kosovari. Armati di piccone.

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