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Elezioni europee: appunti per il 26 maggio

Paola Morandin, Rsu Electrolux, capolista nord est con Tsipras
Paola Morandin, Rsu Electrolux, capolista nord est con Tsipras

di Sergio Caserta
Così siamo arrivati al rush finale di questa campagna elettorale per le elezioni europee, la più provinciale che si potesse immaginare nel Paese di Altiero Spinelli e del trattato di Roma del 1957 che istituì la Comunità Europea, il primo atto politico fondativo dell’Europa unita. Quanti passi indietro ha compiuto il nostro sfortunato Paese per chiudersi in uno scontro asfittico di tre presunti leader carismatici, di cui uno è l’emblema anche fisico del nostro declino con le sue orrende maschere di cerone, dopo aver “sgovernato” per circa vent’anni.
L’altro che pure gestisce un forte consenso, tale che potrebbe farlo addirittura vincere, che non riesce a uscire dalla maschera tragica del suo teatro dell’assurdo, fatto di mescolanza di denunce vere e apocalittiche catastrofiche elucubrazioni, degne di un dramma gotico, preludio di un futuro governo delle vendette e delle gogne. Il terzo sul podio di presidente del Consiglio e segretario di quel che fu un tempo, il maggior partito della sinistra europea, e oggi non si sa più cosa veramente sia, mentre con le sue spalle troppo strette, cerca di rassicurare con voce già incerta un elettorato interdetto, se non indifferente quanto incazzato per una crisi che sta minando le condizioni di vita materiale e soprattutto le speranze.

La verità e che l’Italia è sempre più un’italietta, ex secondo paese più industrializzato e ora sgangherato territorio di devastazioni cementizie, tra mega progetti dannosi come il TAV o sbagliati nell’impostazione come l’Expo; attraversato da una corruzione di tipo midollare, con una classe dirigente nella migliore delle ipotesi tragicomicamente aggrappata ai propri scranni.
Una situazione senza via d’uscita? I sostenitori del “tanto peggio, tanto meglio” sostengono di sì, coloro che pensano che se non avviene un tracollo generale e definitivo, questo paese non uscirà mai sua condizione attuale, però non fanno i conti che invece c’è bisogno di lavorare già da ora per cercare di ricostruire un senso e una direzione di marcia per risalire la china, e poi occorrono un progetto nuovo di paese e scelte concrete, cioè occorre politica non astensione.
In questo scenario sconfortante la lista “altra Europa con Tsipras” ha mosso i suoi passi, nel silenzio e nella censura dell’informazione come non mai è accaduto, si può dire che i media, RAI ovviamente in testa, hanno fatto a gara per nascondere l’esistenza stessa di un candidato greco alla commissione europea, esponente di un largo schieramento delle forze di sinistra in tutt’Europa e un elenco di personalità candidate, esponenti della società civile, delle professioni, della cultura e del lavoro.
Una delle più belle e qualificate liste che si siano riuscite a costruire negli ultimi vent’anni, proprio per questo tenuta ossessivamente nascosta agli elettori, che democrazia. L’operazione però è riuscita a metà e la piazza affollata e festosa di bandiere rosse sventolanti a Bologna l’ha dimostrato che il messaggio almeno in parte è passato e che questa proposta è in campo; vedremo se si supererà la “fatidica” soglia del quattro per cento, ricordiamo che siamo l’unico Paese in Europa che applica lo sbarramento alle europee.
Diciamoci però la verità, in ogni caso, sia che ce la si faccia, molto meglio, sia che si resti sotto (ma non ci credo) il problema per la sinistra italiana sarà lo stesso il 26 maggio: come costruire un progetto che finalmente stia in piedi e riesca in un tempo ragionevole a porre le basi per riconquistare una funzione che non sia di mera testimonianza, un soggetto politico operante in Europa insieme alle altre forze che si sono coalizzate intorno ad Alexis Tsipras.
Ce lo impone questa crisi devastante, il bisogno di unire le lotte in corso che non hanno ancora uno sbocco politico, un’azione incalzante nei confronti di un governo che alla prova dei fatti si rivela ancora purtroppo la soluzione peggiore per il bene del Paese. L’importante è che dal 26 maggio, si cominci a lavorare seriamente, nel merito e nel metodo, abbandonando definitivamente vecchie pratiche autoreferenziali e la micro politica degli apparati molecolari a cui siamo purtroppo abituati, che anche i comitati non subiscano il fascino della burocrazia politica che ci ha procurato le dolorose sconfitte del passato, si fa presto a disfare quel che di buono si sta costruendo in queste settimane.
Con l’augurio di un futuro intelligente e di pensieri lunghi, ci apprestiamo a partecipare alle battute conclusive di quest’appassionante sfida.

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