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Il lavoro è un diritto? Meglio dire che l'Italia è una Repubblica fondata sul capitalismo

Stabilimento siderurgico Piombino - Foto di Wikipedia
Stabilimento siderurgico Piombino - Foto di Wikipedia
di Paolo De Gregorio
Gli operai della acciaieria Lucchini di Piombino si sono rivolti a papa Francesco attraverso un video-messaggio affinché pregasse per il mantenimento del loro posto di lavoro minacciato dalla decisione padronale di chiudere quella attività. Rispondendo agli operai papa Francesco, oltre a garantire le sue preghiere, ha parlato di diritto al lavoro, che è una tesi molto astratta, anche per la nazione italiana che contiene nella sua Carta fondamentale la definizione di Repubblica fondata sul lavoro, ma che non ha mai garantito a nessuno il posto di lavoro come diritto.
Per essere veritieri e realisti, i padri costituenti, per onestà intellettuale, dovevano scrivere che “l’Italia è una Repubblica fondata sul capitalismo” i cui membri danno il lavoro a chi gli pare, la cui logica economica prevede che ci sia un esercito di riserva, i disoccupati, pronti a subentrare a chi viene licenziato perché rompe le scatole, e oggi se le tasse che si pagano in Italia sono troppo alte e il costo del lavoro anche, delocalizzano l’attività all’estero, fregandosene completamente del loro paese e dei disoccupati che creano, senza che il potere politico attuale possa fare nulla per fermarli, e probabilmente manco il padreterno.

Gli operai di Piombino dimostrerebbero più buonsenso nel chiedere, invece delle preghiere di Francesco, un assegno per tutti i disoccupati, un civile “reddito di cittadinanza” chiamando a questo impegno di lotta i 3 o 4 milioni di disoccupati che quotidianamente dovrebbero essere presenti davanti ai palazzi dove si prendono le decisioni politiche per pretendere che le persone umane vengano prima dei bombardieri, delle missioni militari, dei finanziamenti ai partiti, all’editoria, alle banche, alle Chiese, alla NATO, agli sprechi, alle ruberie.
Il governo di questo paese deve essere costretto dalla mobilitazione di massa a pensare prioritariamente ai senza lavoro, che devono venire prima degli 80 euro in busta paga di chi un lavoro già ce l’ha, e finalmente fare entrare l’Italia tra i paesi civili che non lasciano nessuno alla disperazione e nell’emarginazione sociale.
Se papa Francesco vuole veramente dare un aiuto concreto cominci a parlare anche lui di un reddito minimo per tutti i disoccupati, tagliando le spese di cui sopra, e chi lotta per sopravvivere ne avrebbe un beneficio enorme, ma forse è troppo da chiedere a un prete a cui danno già del “comunista” perché tratta con umanità i pellegrini che vanno a trovarlo.

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