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La buona novella ovvero del lupo, del pelo, del vizio e di altre amenità

Università e ricerca
Università e ricerca
di Maurizio Matteuzzi, università di Bologna
La vicenda del comma 6, articolo 50 della “spending review”, quello che prevede i tagli all’università e alla ricerca, pare avviarsi a un compromesso (onorevole?). Tra chi ne vuole l’abolizione e chi il mantenimento, salomonicamente, s’è trovata la soluzione: tagliamo i tagli a metà. Restano, ma dimezzati. Almeno, così scrive il Corriere.
Che questa sia la soluzione definitiva, è possibile, ma non è detto, visto che quel comma è sulle montagne russe da giorni, e nelle leggi italiane, come è noto, compaiono commi come funghi, tutto in una notte, così come altri scompaiono come effimere. Ma, al momento, non si può che prendere per buona l’ultima versione in ordine di tempo; la quale si presta a qualche riflessione.
Prima riflessione: la quantità del taglio non altera il valore di verità di quanto affermato da premier e ministro, che non ci sarebbero stati tagli all’istruzione, anzi. Come si sa fin dai tempi di Aristotele, vedi il “Dell’espressione”, un enunciato è vero oppure falso, entro la logica classica (e sarebbe già tanto che si rispettasse almeno quella, visto il livello della nostra classe politica). Ora, l’enunciato in questione è falso, siano 15 o 30 i milioni del taglio. La menzogna è la stessa, non si misura in Euro ma in valori di verità.

Seconda riflessione: pare che al maldestro tentativo di assimilare i tagli ad “accantonamenti” non soddisfi più neanche la sua probabile ideatrice, il titolare del dicastero, se è vero che intende andare a protestare con il ministro dell’economia. Ma allora non erano accantonamenti? Era per celia, signora ministro? O un po’ per non morir? Non siamo certo esperti di tecniche di bilancio; ma cogliere la differenza tra un accantonamento e un taglio sembra alla nostra portata, e, aggiungerei, di chiunque sappia cos’è un bilancio.
Perché io posso operare un accantonamento, ad esempio costituire un fondo di rischio, ma quel valore rimane entro la mia disponibilità: sono nel mio bilancio. Se invece quel valore prende altre strade, be’, si chiama perdita e non accantonamento. Va bene abolire il falso in bilancio, come reato, ma altra cosa è offendere l’intelligenza degli italiani, e far rivoltare nella tomba Luca Pacioli.
Terza (e ultima, lettore impaziente) riflessione: i governi che si sono succeduti a Berlusconi avranno forse perso il pelo (qui ognuno pensi quello che vuole), ma non certo il vizio, del taccheggio, del pizzo, dell’attentato alla cultura. Troppo appetibile il vaso di marmellata aperto, difeso soltanto da categorie, (meglio, da una parte minoritaria di esse) le cui eventuali azioni di protesta avrebbero effetti solo fra 30, o 50 anni; anzi, siamo generosi anche noi, facciamo anche noi lo sconto: fra 15 anni e non se ne parli più.

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