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La disfatta dei partiti: lunga e profonda è la crisi

di Valentino Parlato
C’è un vasto consenso, pressoché totale, nell’affermare che siamo in una crisi mondiale di straordinaria gravità, che, a mio parere si concentra nel mondo occidentale: Europa ed Usa; nella parte capitalisticamente più avanzata del nostro mondo. Un po’ per ricordi del ginnasio mi viene da pensare alla fine dell’impero romano, che si protrasse per secoli e non fu la fine del mondo.
Queste mie considerazioni potranno apparire eccessive, ma insisto. Richiamo sommariamente l’attenzione dei lettori su alcuni fenomeni: riduzione del numero dei lavoratori salariati e anche degli imprenditori classici, crescita dei servizi, finanziarizzazione (fare denaro col denaro senza merci e lavoro), diffusione di un ceto medio anonimo. Aggiungerei cambiamenti vistosi della lotta di classe come l’abbiamo conosciuta. Lo scontro continua ma in forme un po’ sotterranee e con un forte e sostanziale indebolimento del mondo del lavoro salariato ridotto numericamente e abbastanza disperso.
Ma, attenzione, lo sfruttamento continua e si aggrava e si giova, come nel passato, del sostegno del pur indebolito potere politico e di infiniti giochi di favoritismi spesso al singolo imprenditore, favori con i quali i governanti cercano di rafforzarsi. Inoltre questa crisi, aiutata anche dai progressi tecnici, sta liquidando stampa ed editoria, la parola scritta su carta. Lo si vede nei giornali, nei libri: non si pubblicano quasi più quei romanzi di formazione che leggevamo da giovani.

Ma il punto sul quale vorrei concentrare l’attenzione dei possibili lettori è la crisi dei partiti politici, trasformati, indeboliti e pressoché scomparsi o sotto padrone. È così in tutta Europa. Cerchiamo di ricordare a noi e ai giovani che cosa erano una volta i partiti politici, grandi o piccoli che fossero.
I partiti del passato avevano gli iscritti con tessera, erano organizzati in sezioni territoriali dove i militanti si riunivano per discutere di quel che accadeva nel paese e all’estero, facevano congressi, discutevano e approvavano il programma, eleggevano il gruppo dirigente e il segretario nazionale. Facevano congressi con accanite e serie discussioni sul che fare e su chi candidare al Parlamento. Non c’era l’eletto del Signore. Da una selezione democratica, talvolta anche aspra, siamo passati ai plebisciti, ai quali con l’invenzione delle primarie, partecipano anche i non iscritti. Il partito di Grillo ha un po’ di guai, ma il grillismo dilaga.
Provo a tentare una conclusione. Innanzitutto l’attuale gravissima crisi dei partiti è conseguenza diretta della attuale crisi mondiale, una crisi strutturale. Dovrebbe essere nostro obbligo individuare per quali vie la crisi generale si è abbattuta sui partiti aggravandosi. Ma ancora prima, riuscire a fare luce sulla attuale catastrofe economica, sociale, culturale e politica. L’attuale crisi economica – è sotto gli occhi di tutti – sta portando a una concentrazione dei ricchi e super ricchi, ad un impoverimento diffuso, che colpisce soprattutto i giovani arrivati in campo quando la partita era già stata vinta dai grandi ricchi. Bisogna studiare accanitamente questa crisi in tutti i suoi aspetti e sulla base di questo studio ricostruire un partito di sinistra, in ogni modo un movimento organizzato che, come i partiti comunisti, stia dalla parte di coloro, una massa, che sono solo poveri.
Studiare, non dimentichiamo che senza gli studi di Marx la sinistra non avrebbe mai avuto quel potere e quella forza di persuasione che pure ha avuto nel nostro passato.
Ripeto: siamo in una crisi profonda, di lungo periodo e che può concludersi con una sconfitta storica di quello che ancora chiamiamo il mondo del lavoro. Per resistere e sopravvivere ci vuole la forza, ci vuole un partito. Alla costruzione di questo nuovo partito dobbiamo lavorare: studiando la realtà presente e individuando obiettivi realizzabili, anche di medio periodo. È la sfida alla quale siamo obbligati a rispondere, pena un lungo periodo di servitù.
Questo articolo è stato pubblicato sul sito della Fondazione Luigi Pintor il 9 marzo 2014

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