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L'università e l'effetto Zeigarnik: il problema delle riforme iniziate e mai concluse

Questo testo segue la pubblicazione della lettera aperta al ministro Maria Chiara Carrozza scritta dal circolo Pd Libertà – Politeama di Palermo.
di Maurizio Matteuzzi, Università di Bologna
In psicologia si studia un fenomeno noto come “effetto Zeigarnik”, che consiste nella tensione psichica provocata dalle azioni intraprese ma non terminate. Esso fu scoperto dalla psicologa tedesca Bluma Zeigarnik, nel 1920, e dalla stessa dimostrato sperimentalmente negli anni successivi.
Ora, l’opera così bene intrapresa e organizzata da Tremonti e dalla Gelmini innanzitutto, di distruzione della ricerca pubblica, dell’accademia e perché no, dell’istruzione in generale, ha sì inferto colpi mortali alla qualità della vita culturale, al livello degli insegnamenti, alla specificità del sapere, al diritto allo studio. E tuttavia il lavoro non è compiuto: come un organismo ferito, l’università italiana, pur tra tagli indecenti e colpi mortali di dosi letali di burocrazia, e, diciamocelo, di stupidità, tuttavia, a malgrado di tutto ciò, sopravvive; mutilata ma non ancora completamente vinta.

Questo fatto deve avere scatenato nei nostri illuminati neoliberisti, nei teorici della cultura come asservita al privato e al profitto, nei sostenitori dell’abolizione del valore legale, della liberalizzazione dell’aumento delle tasse per gli studenti, conditi in varie salse con prestiti d’onore (in cui tutti ci guadagnano, anche i meno abbienti: hanno “facoltà di scelta”…), in coloro insomma che hanno costruito l’idolo d’oro, sostituendo semplicemente al vitello (o al maiale, fa lo stesso), il dio mercato, in costoro, dicevo, l’effetto Zeigarnik: il lavoro non è finito. Questo pensiero turba, torna e ritorna, diventa un tarlo insopportabile: ceterum puto: Cartago delenda est. Si deve spargere il sale sulle macerie, l’erba non deve crescere più là, mai là deve risorgere una città. Cato docet.
Così abbiamo finalmente un impegno non più sottinteso ma esplicito: Milano, 9 Dicembre 2013, convegno presso la prestigiosa università Bocconi: “La ricerca in Italia: cosa distruggere…”.
Be’, evviva, finalmente l’hanno detto senza giri di parole. E poi noi facciamo le scarpe migliori del mondo, cavolo, Berlusconi dixit; e ci sono un miliardo e mezzo di cinesi che ci voglioni visitare, Zingales dixit: ma che cosa volete fare ricerca a fare, depravati. Ma tutto questo lo sapevamo, non ci meraviglia. Quel che meraviglia è che a chiudere un siffatto consesso contraddistinto da elevatezza di intenti e da tensione etica ci sia nientemeno che il ministro della ricerca, Maria Chiara Carrozza. Cicerone direbbe: intelligenti pauca…

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