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Succede a Bologna: la poesia e la libera partecipazione alla crescita culturale

Poesia - Foto di Trerotolidi Nunzia Catena
Poesia d’impegno civile, o di sentimenti, ma sempre attenta all’oggi, alla vita di ciascuno, forse un bene rifugio per la sopravvivenza dell’anima, o “l’ultima difesa” (come titolava questo sito), la poesia a Bologna (e dintorni) ha aperto spazi, ha sedotto una straordinaria schiera di seguaci: artisti e pubblico. In quest’ultimi anni a Bologna ci sono state delle vere e proprie esplosioni di iniziative dedicate alla poesia, tanto che mi chiedo se questa città non abbia perso la sua riconosciuta vocazione alla partecipazione politica sostituendola con una più grande attenzione per le arti, la letteratura, e specialmente, appunto, per la poesia.
Dalle informazioni raccolte, risultano essere tanti i gruppi spontanei che si ritrovano per discutere, studiare, leggere o scambiarsi testi poetici, anche di nuovi scrittori, magari abbinando questo piacere ad altri come quello di ritrovarsi in posti belli e poco battuti, di campagna o di montagna.
Sono nate anche vere gare di poesia, con libera partecipazione dei poeti e della gente, che possono, sempre liberamente, recitare poesie e votarle, un po’ come nelle gare medievali. Al riguardo la più importante competizione odierna è sicuramente quella del Poetry Slam, (è un movimento internazionale nato negli Usa) che a Bologna è stata inaugurata dall’Associazione Culturale di via Dei Poeti, manco a dirlo.

Ma ce ne sono anche all’Università di Bologna, con il suo Centro di Poesia Contemporanea, rivolte particolarmente a giovani e studenti che hanno qualche contributo economico e possibilità di farsi conoscere. Certamente colpisce tutta la grande energia che viene spesa per ogni idea, per ogni “installazione poetica” come è stato per le tre giornate di poesia che a Bologna, (dal 27 al 29 settembre scorso), sotto il titolo “Secondo Movimento”, si sono tenute nell’ambito delle letture mondiali simultanee del movimento internazionale di 100 Thousand Poets for Change.
Il gruppo 100 Thousand Poets for Change nasce anch’esso negli Usa, ma ha lo scopo di divulgare quella che può ben definirsi poesia politica, visto che si occupa di temi sociali come la pace, i diritti, la sostenibilità economica, ambientale, eccetera. Non a caso si definiscono Poeti per il Cambiamento.
Questo gruppo, che a Bologna è abbastanza corposo, ha, nel solo 2012, gestito ben 12 iniziative sul territorio: con le scuole, per il terremoto, senza contare l’evento dell’8 giugno di quest’anno sulla Siria e questi ultimi tre giorni di settembre, tenuti in giardini pubblici, in librerie e, per finire, al teatro Navile.
Ho partecipato come spettatrice a parte di quest’ultima manifestazione, ho ascoltato i poeti (non tutti, a dire il vero) che si sono succeduti nelle letture delle loro poesie e, al di là di un giudizio artistico che non mi permetto di consegnarvi, sono rimasta colpita dalla grande varietà dei temi sociali trattati e da come sono stati riportati in poesia. Anche dalla serietà di chi ascoltava, perché, in quel caso, alla piena libertà di espressione si è accompagnato il rispetto per chi ci dice qualcosa che forse noi vediamo in altro modo. Insomma, si potrebbe quasi dire che si è dimostrato un diverso modo di espressione del fare politica. Qualcuno poi ha fatto la traduzione in vernacolo livornese della poesia “L’analfabeta politico” di Brecht, ed è stato uno spasso ! Alla faccia di tutti i talk-show politici che ci propinano.
La poesia non cambierà il mondo, ma quando riesce a consegnarci contemporaneamente qualche riflessione, l’elegante piacere del suono delle parole, ed un sorriso ogni tanto, ha già donato un intero universo.

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