Lampedusa: "Ministro Cécile, sono Daniel e su quella barca potevo esserci anche io"

9 Ottobre 2013 /

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del Corriere Immigrazione
Dura poco più di un minuto. È stata fatta sull’onda del dolore e dell’indignazione, da un comitato di ragazzi che non ha nessuno alle spalle se non la propria consapevolezza e il senso di appartenenza e di responsabilità. E ci è stata affidata. «Ministro Cécile, sono Daniel, un ragazzo italiano. I miei genitori vengono dall’Eritrea e dall’Etiopia», comincia con queste parole il messaggio del comitato che non si è ancora dato un nome.

Siamo sconvolti dal dolore per quello che è accaduto a Sampieri e a Lampedusa. Quei morti non sono solo nostri, ma di tutta l’Italia e dell’Europa intera. Sappiamo quanto si sta impegnando per rendere il nostro paese, l’Italia, un posto migliore e per questo ci rivolgiamo a lei per rendere pubblico il nostro messaggio. Queste tragedie non si devono più ripetere. E per impedirlo non serve a niente metere i militari alle frontiere o fare i respingimenti. Bisogna creare le condizioni per rendere effettivo il diritto d’asilo in Italia e in Europa. Chi scappa da una guerra o si sente in pericolo non deve essere costretto ad affidarsi agli scafisti per mettersi in salvo.
Ministro Cécile, so che queste cose lei le sa, ma devono saperle anche quelli che speculano su queste tragedie. Io su quella barca non c’ero, ma se i miei genitori avessero fatto scelte diverse, ai loro tempi, avrei potuto esserci anch’io. E forse adesso sarei in fondo al mare.


Questo articolo è stato pubblicato sul Corriere Immigrazione il 6 ottobre 2013

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