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A dieci anni della scomparsa, il ricordo di Luigi Pintor e la sua eredità da portare avanti

di Vincenzo Fuschini
L’appuntamento era a Cagliari lo scorso 15 maggio. E tema centrale è stata la memoria e l’eredità intellettuale di Luigi Pintor nel decimo anniversario della sua morte. Un appuntamento che inizia con la commemorazione ufficiale a cui è stato presente il sindaco di Cagliari, Massimo Zedda, presso la sala consiliare. Nonostante l’ufficialità, non sono mancati momenti di ricordo personale di quel grande giornalista comunista da parte di chi lo ha conosciuto. Inoltre, alcuni giornalisti e docenti universitari hanno ricordato il Pintor letterato e polemista, attraverso i suoi libri e i suoi articoli.



Nel pomeriggio, presso la sala del Ghetto dei Giudei, si è svolto un convegno storico davvero eccezionale: non si è trattato solamente della storia di Pintor e del Manifesto: gli interventi dei professori Francesco Tronci e Gianluca Scroccu dell’Università di Cagliari hanno offerto una quadro complessivo di inquadramento, dalla politica di Togliatti al compromesso storico. Le testimonianze di Pintor, Campetti e Castellina (inviato quest’ultimo per iscritto) hanno fatto il resto; interessantissimo il ricordo storico e personale di Marco Ligas, uno dei fondatori del Manifesto, anima della Fondazione Luigi Pintor. A lui si deve l’organizzazione del convegno, frutto di un vero radicamento di questi compagni nella realtà cagliaritana e, inoltre, del ricordo lasciato da Pintor nella sua città, che lo aveva eletto deputato del PCI prima della radiazione.
Inspiegabile ed incredibile l’assenza del giornale fondato da Pintor: la redazione si è limitata, due giorni dopo, a pubblicare l’intervento scritto di Luciana Castellina, che non aveva potuto partecipare. Non c’è bisogno di descrivere l’amarezza lasciata da questo fatto. Il mattino seguente ho potuto partecipare a una riunione più ristretta, preso l’abitazione di Ligas: erano presenti, oltre al nostro ospite, Valentino Parlato con la moglie, Loris Campetti, Sergio Caserta, un altro compagno di Bologna ed io. In sostanza, abbiamo discusso di come proseguire l’iniziativa dei Circoli. Parlato ha rilanciato l’idea della “riconquista del giornale”. Gli altri presenti hanno concordato invece sulla irrealizzabilità di questa idea, proponendo invece di creare una rivista mensile dei Circoli (pur con il pessimismo di Campetti, già manifestato del resto a Bologna); si è infine concordato su questa idea.
Io ho aggiunto poche considerazioni, osservando che, a mio parere, continuare ad agire in nome del Manifesto (che ci esclude dalla sua attività politico-editoriale) non ha più molto senso; ho rilevato che lo stesso successo del convegno cagliaritano induce piuttosto a creare una rete di compagni che si ritrovi nel nome di Pintor. Questa proposta non è stata condivisa da Parlato e Ligas, ma poi in pratica le proposte condivise mi sembra vadano nel senso da me auspicato. Non vorrei sembrare rinunciatario, ma ormai è chiaro che Rangeri non gradisce che altri usi il nome del giornale (l’incredibile vicenda della e-mail tolta a chi è uscito dalla redazione è significativa).
Entrare in una triste polemica su “chi è che si può chiamare il Manifesto” non credo gioverebbe a nessuno: né al giornale né a noi. Certo, non mancano chiusure da entrambe le parti. Si è comunque deciso di dare continuità alla nostra iniziativa, che può essere modesta, ma è certamente animata da un impegno che sarebbe sbagliato abbandonare, a mio parere. Non saremo noi a fondare nuovi soggetti politici, ma potremo traghettare in essi i valori per i quali ci siamo impegnati. Anche per questo sarebbe utile che qualcuno di noi partecipasse al convegno di giovedì a Bologna, di cui pure allego l’invito: purtroppo nè io nè Pippo Tadolini potremo essere presenti. Ve lo segnalo comunque, nella speranza che qualcuno possa andare.

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