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Verona, storia di un assalto squadrista e di un'aula senza luce

di Paola Bonatelli
L’ultimo episodio, l’aggressione di una trentina di neofascisti di Blocco Studentesco, CasaPound e Forza Nuova – si noti l’insolito connubio tra i “fascisti del terzo millennio” e i forzanovisti – durante una conferenza sul tema delle foibe all’università della storica non allineata Alessandra Kersevan, risale al 12 febbraio scorso. Per quel giorno, gli studenti dei collettivi “Studiare con lentezza” e “Pagina 13”, gruppi attivi da qualche anno all’università, di cui utilizzavano anche un’auletta denominata “spazio zero”, avevano programmato appunto un incontro con la Kersevan, facendo regolare richiesta di un’aula che era stata concessa.
Il pomeriggio precedente l’appuntamento il rettore Alessandro Mazzucco aveva invece revocato la concessione dell’aula, ritenendo che, come risulta da una e-mail mandata al professor Romagnani in quanto responsabile del programma Tesis e quindi della concessione dell’aula, “[…] non si giustifichi la coincidenza di questa conferenza con il tempo della commemorazione, che tocca da vicino tanti nostri concittadini e le loro memorie. Di conseguenza, insisto per una azione di doveroso rispetto per queste non poche persone, alcune delle quali operano anche all’interno di questo ateneo. C’ è un tempo per la pietà e un tempo per la scienza. Non mancheranno le occasioni per affrontare questo comunque doloroso pezzo di storia recente con una molteplicità di testimonianze. Adesso sarebbe veramente inaccettabile”.
Gli studenti avevano deciso di mantenere ugualmente l’iniziativa, anche con l’approvazione della storica, giunta nel frattempo a Verona con la figlia. La Kersevan e la figlia, tra l’altro, erano reduci da un analogo incontro contrastato in provincia di Treviso (prima spostato da Montebelluna a Giavera, poi insidiato dai neofascisti del Veneto Front Skinhead), dove però le forze dell’ordine erano riuscite a garantire lo svolgimento della conferenza.
La lezione era quindi iniziata in un’aula occupata al volo dopo una sessione di esami, dato che il signor Antonio Salvini, amministratore dell’ateneo, aveva fatto chiudere a chiave tutte le aule. Nel frattempo, nel chiostro appena fuori dalla porta di accesso alle aule, Blocco studentesco e CasaPound avevano organizzato una mostra fotografica sulle foibe e la situazione rischiava di diventare incandescente, anche perché le attenzioni dell’amministratore sembravano rivolte ad impedire la conferenza della Kersevan. Fatto sta che, dopo alcuni minuti dall’inizio, l’aula era piombata nella semioscurità, dato che era stato evidentemente ordinato di togliere l’alimentazione elettrica, prima solo all’aula, poi a tutto il pianoterra (compresa l’aula riservata agli studenti diversamente abili).
Niente luce, niente fotografie e video che la Kersevan intendeva proiettare per meglio spiegare le vicende del confine orientale ma la studiosa proseguiva di fronte ad un pubblico di studenti e persone col fiato sospeso. Dopo circa quaranta minuti di questo strazio, una specie di boato era risuonato nell’aula e una trentina di squadristi di Casa Pound, Blocco studentesco e Forza Nuova, al grido di “Tito boia” e “merde, merde vi ammazziamo”, aveva tentato di sfondare le porte, lanciando nel contempo spray urticante e forse qualche fumogeno. Solo la prontezza di alcuni attivisti antifascisti presenti all’iniziativa, che avevano barricato tutti gli accessi facendo fronte alla pressione dei neofascisti, aveva evitato il peggio. Gli squadristi si erano allora spostati nel prato interno all’edificio, dispiegando gli striscioni e minacciando le persone asserragliate nell’aula.
Le forze dell’ordine, presenti all’esterno dell’ateneo, avevano atteso il beneplacito del rettore e solo allora erano intervenute per disperdere gli aggressori. Se non fosse stata drammatica, la scena sarebbe apparsa grottesca: sul prato interno all’università una fila di celerini in assetto antisommossa, manganelli al vento, correvano compatti dietro a una fila di neonazisti tutti vestiti rigorosamente di nero, che fuggivano a precipizio trascinandosi dietro gli striscioni.
Questi gli antefatti ma è doveroso anche citare che nei giorni precedenti la stampa locale aveva dato fiato alle trombe intervistando fior di fascisti e il sindaco leghista Tosi, tutti scandalizzati per l’iniziativa degli studenti, che avevano osato invitare una storica notoriamente “revisionista” e “negazionista”. Per contro, dopo quanto accaduto, sono state numerosissime le attestazioni di solidarietà giunte agli studenti, da quella della stessa Alessandra Kersevan, che sottolinea “la concomitanza così evidente fra le urgenze repressive dell’istituzione e l’azione diretta degli squadristi di Casa Pound e degli altri gruppi neonazifascisti”, all’Istituto veronese per la storia della Resistenza, dalle tante sezioni dell’Anpi all’Aned, sia con il suo presidente Gino Spiazzi che con la vicepresidente nazionale, l’ex deputata e senatrice di Rifondazione Tiziana Valpiana, nipote di un deportato.
Infine, la classica ciliegina sulla torta: l’auletta “spazio zero”, ritrovo degli studenti e dei collettivi, è stata chiusa per allargare l’aula per gli studenti diversamente abili. A tutt’oggi non si ha notizia di una nuova assegnazione agli studenti di spazi fruibili da tutti.

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