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Verona, contro tutti i fascismi: per dire no alle aggressioni nere all'università

di Paola Bonatelli
È stata una manifestazione pacifica e colorata, ma molto determinata quella che ha percorso sabato pomeriggio, a Verona, le strade di Veronetta, il quartiere universitario e multietnico, per dire basta alla violenza squadrista e alle sue, qui fortissime, collusioni politiche e istituzionali, il tutto culminato con l’aggressione squadrista all’università, avvenuta lo scorso 12 febbraio.


Il corteo, organizzato dall’assemblea antifascista cui partecipano sia gli studenti universitari e delle superiori che i collettivi e i gruppi antifascisti cittadini, non ha avuto vita facile sin da subito. Il percorso autorizzato dalla questura prevedeva infatti una serie di limitazioni pesanti come il divieto di transitare per via XX settembre, la strada più popolata del quartiere, con motivazioni che andavano dai problemi di ordine pubblico – la presunta, potenziale rivolta degli esercenti di via XX settembre, per il 90 per cento migranti – ai ritardi degli autobus – notare che è molto recente la proposta di chiudere le scuole il sabato mattina perché l’Azienda municipalizzata non riesce a garantire i bus per gli studenti.

Quindi la manifestazione è iniziata proprio con una lunga fermata all’imbocco della suddetta via, durante la quale si sono susseguiti numerosi interventi che spiegavano la situazione, come cioè queste limitazioni fossero una scelta politica (qualcuno ha detto ispirata dal sindaco) per togliere agibilità a Veronetta, un quartiere che i leghisti locali considerano una casbah, dove si trovano tra l’altro anche i locali “alternativi” e molte sedi di circoli e associazioni in odor di eresia.
Dopo questo stop prolungato il corteo, quattro-cinquecento persone in gran parte giovani e giovanissimi, ha imboccato il percorso autorizzato, fermandosi di nuovo di fronte all’università, dove, ad interventi degli studenti contro le azioni repressive del rettore e soci, si sono alternate le testimonianze di solidarietà, tra cui quella del coordinatore regionale dell’Anpi Maurizio Angelini, il quale si è detto molto preoccupato non solo per la recrudescenza della violenza neofascista e per le posizioni espresse sulle foibe, che manipolano la storia, ma soprattutto per la grave responsabilità delle autorità accademiche, che, invece di stimolare la ricerca e il confronto, si piegano alla prepotenza dei fascisti e della destra locale. La manifestazione si è conclusa nella centralissima piazza dei Signori, dove si sono ricordati i compagni caduti per mano fascista, Dax a Milano, Valerio Verbano e Renato Biagetti a Roma, Nicola Tommasoli, di cui tra poco ricorre il 5° anniversario, a Verona.

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