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A cavallo della chiusura delle urne, ancora sul voto utile

Votazioni 2013di Mauro Antonio Miglieruolo
Si stanno chiudendo le urne per il voto politico 2013 e sue sono le possibilità sulle quali sono interessato a ragionare: se si vota per realizzare un determinato obiettivo o determinati obiettivi l’appello al voto utile è una evidente assurdità: si dovrebbe votare per chi quegli obiettivi si propone; se invece il voto non è “per” ma “contro” qualcuno allora il voto “utile” acquista un suo senso, sia pur degradato.
A tale proposito dichiaro che, nonostante la scarsa fiducia che nutro nella effettiva democraticità delle elezioni (per come è organizzata la società molto prima che in ragione delle norme elettorali), voto per intervenire nel gioco delle forze politiche per (cioè intervengo nella congiuntura politica particolare per):

  • realizzare il necessario rinnovamento delle persone, dei programmi, delle pratiche politiche degenerate dietro le quali prospera la classe politica attuale; e se non il rinnovamento, almeno il ridimensionamento;
  • quindi in favore di chi offre prospettive di operare in tale senso, mostrando nel contempo attenzione agli obiettivi che più mi stanno a cuore, il recupero del potere d’acquisto di salari e pensioni, dei diritti dei lavoratori, del ridimensionamento del ricorso al lavoro precario, ricostruzione della legalità, la lotta all’evasione e speculazione e, fondamentale, chi si proponga di finanziare le attività produttive e non il finanziamento della finanza.


Voto allora in positivo per dare una opportunità a chi è stato fuori dallo sfascio politico-economico degli ultimi venti anni. E NON voto chi ne è stato corresponsabile quando era alla NON-opposizione, e responsabile quando al governo. Perché in questo caso non si tratterebbe di un voto utile, ma di un voto conservatore, un voto per dare continuità alla politica che ci ha portato all’attuale sfascio. La logica del meno peggio (non porre riparo: scegliere il male minore) è il grimaldello con cui i politicanti hanno aperto le porte alla corruzione, all’evasione, al dispotismo padronale e alle forze che vogliono la liquidazione dello stato sociale.
La logica del meno peggio è la logica che riserverà a tutti il peggio che è andato crescendo nei decenni e per altri decenni ancora minaccia di crescere.
Questo post è stato pubblicato sul blog di Daniele Barbieri il 22 febbraio 2013

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