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Per Antonio Caronia (al di là del ghiaccio dell’esserci persi di vista), 1944-2013

Foto di Giorgia Zoe Righinidi Wu Ming 1, di getto, col sangue agli occhi e il pianto nelle vene
Lo avevamo conosciuto prima di conoscerlo, grazie ai suoi scritti sulla fantascienza (negli anni Settanta era stato uno dei membri del collettivo “Un’ambigua utopia“, che nel ’79 aveva prodotto questo libro fon-da-men-ta-le), sul cyberpunk prima di quasi tutti gli altri, sulle subculture radicali che dal fandom fantascientifico erano passate all’attivismo digitale sulle BBS. Le BBS! Quelle reti telematiche d’antan, nei primissimi anni Novanta, furono le nostre “palestre d’ardimento”, e fu proprio in quella temperie che incontrammo Antonio Caronia di persona.
Accompagnò i nostri primi passi, scrivendo di noi su un mensile che si chiamava Virtual. Si era prima ancora del Luther Blissett Project, quand’eravamo “Transmaniaci”. Continuammo a seguirlo nelle sue attività di studioso dei media, critico d’arti elettroniche, filosofo, traduttore (sua la resa italiana de La mostra delle atrocità di James G. Ballard, per dirne una tra tante), ripensatore critico dei marxismi attraverso il pensiero della differenza, arguto commentatore di una prefazione di Zizek a Trotsky…
Lo incontrammo molte volte negli anni Novanta e negli anni Zero: al seminale convegno Cybernauti organizzato a Bologna da Bifo e altri (1994), in diversi centri sociali d’Italia (nel 2003 lo invitammo a parlare a un’occupazione bolognese che ebbe vita breve, si chiamava Chourmo), in festival letterari grandi e – più frequentemente – piccoli. Passarci una serata insieme era uno spasso, col suo accento genovese arrotato da un twang acquisito a Milano regalava battute incandescenti e aneddoti salati che andavano dal suo passato trotskista all’età che avanzava, dal pessimo francese di Norman Spinrad alla durata delle minzioni quando la prostata compie sessant’anni. Poi le occasioni di vedersi diradarono, ma non abbiamo mai smesso di leggerlo.

Il compagno Caronia non è mai stato acritico nei nostri confronti, tantomeno tenero: ci ha sempre fatto notare difetti d’impostazione e autocompiacimenti. Senza mezzi termini diceva che il “memorandum” sul NIE non lo aveva convinto (andiamo di eufemismi, sia chiaro). Il rispetto reciproco, però, non è mai mancato, e noi sapevamo che se eravamo scrittori e attivisti era anche grazie a lui, alla sua attenzione critica, alle sue riflessioni, soprattutto alla sua presenza forte nell’immaginario che ci aveva plasmati (la science-fiction prima di tutto).
L’ultima volta lo ha incrociato Wu Ming 2 alla NABA di Milano. Ieri ci è giunta notizia che è morto. Oggi gli faranno il funerale a Lambrate. Che perdita, che crepaccio si apre nel ghiaccio dell’essersi perduti di vista… Che rammarico per non esserci chiariti su alcune divergenze… Che vuoto per la distanza che avevamo lasciato accumulare…
Antonio Caronia è stato un personaggio-chiave nella storia della cultura popular e dei movimenti antagonisti in Italia. La sua nuda vita che si spegne è un pezzo di intelligenza collettiva che perdiamo, una parte di cervello sociale radicale che si sconnette. Occorrerà riprendere in mano i suoi scritti, le sue interviste, le lezioni che ha tenuto. Su Vimeo e YouTube c’è un sacco di materiale. Chi non lo conosceva prima, faccia in modo di conoscerlo ora, magari partendo da quell’antica guida, Nei labirinti della fantascienza, che tanti gioielli di narrativa utopica ci fece scoprire. E chi può, chi si trova nei pressi di Milano, vada a salutarlo domani al cimitero di Lambrate, h. 14:45.
N.d.R. La bellissima foto proposta sopra viene da qui e sarebbe “All Rights Reserved”, Giorgia Zoe Righini ci perdonerà se, nell’urgenza di salutare un compagno, non l’abbiamo avvisata dell’utilizzo.
Questo post è stato pubblicato su Giap della Wu Ming Foundation

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