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Il futuro del Manifesto: l'archivio, un lusso che non ci si può più permettere

Il futuro del Manifesto
Il futuro del Manifesto
di Marco Cinque
Carissime, carissimi,
per certi versi e con le dovute proporzioni, mi sembra di scrivere l’ultima letterina di un condannato a morte, sabato 29 dicembre è stato il mio ultimo giorno di lavoro qui al Manifesto. In un colloquio molto surreale sono stato escluso dalla “formazione tipo” del Manifesto futuro, cioè in buona sostanza licenziato con appena due giorni di preavviso.
“L’archivio è un lusso che non possiamo più permetterci”, mi è stato detto (pensate che invece nell’archivio fotografico sono state mantenute due persone) ma, in realtà, siccome non sono proprio uno sciocco, ho capito di stare su una lista nera di persone non gradite e mi sono ritirato in buon ordine, deluso dall’ipocrisia con cui si è consumato l’ultimo atto, forse il più spietato e feroce.
Inizierò così il nuovo anno da disoccupato, una pessima sensazione, ma non voglio perdere i contatti con voi e spero davvero ci si possa rivedere o risentire in qualche modo.

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