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"Palestina per principianti": una chiave affidata alla comicità per raccontare un popolo e la sua attualità


Palestina per principiantidi Leonardo Tancredi
Raccontare il dramma dei profughi palestinesi in Cisgiordania con ironia e leggerezza è possibile. Ne è una prova Palestina per principianti. Educazione sentimentale di un bassista rockabilly, documentario di Francesco Merini ospitato dalla cineteca di Bologna tutti i mercoledì di novembre. Oggi ultime proiezioni alle 18 e alle 22. L’impresa è riuscita a una band bolognese i Lou del Bello’s, di cui il regista è il batterista, che arrivata in Palestina per tenere un laboratorio musicale con i bambini del campo profughi di Beit Jbrin ha deciso di raccontare in un film la proprio esperienza.

Dalla regia al cast la sovrapponibilità con la band è quasi totale. Detto del regista, l’assistenza alla regia è del cantante Jacopo Bonvicini, co-sceneggiatore è il trombonista Emilio Distretti, mentre tutti i dieci elementi del gruppo hanno partecipato alla stesura del progetto e alla revisione del film. Ma soprattutto volto, voce e carattere di Palestina per principianti sono di Zimmi, il bassista rockabilly, che si stacca dal campo estivo e si avventura insieme alla sua spalla Bernardo Bolognesi (insieme a Merini ha girato Cavedagne) prima a Bejit Jibrin e poi in una peregrinazione nella West Bank. La molla è ricostruire la storia e le ragioni di una famiglia palestinese cacciata dal suo villaggio dopo la guerra arabo-israeliana del ’48.
Abbiamo incontrato Zimmi in un bar di via del Pratello a Bologna insieme a Francesco Merini e Emilio.
“È partito tutto dalla proposta di una nostra amica che fa la cooperatrice a Betlemme da molti anni.
Noi con i nostri tempi da dinosauri abbiamo metabolizzato la cosa e poi abbiamo provato a trovare finanziamenti privati e pubblici, ma abbiamo avuto solo gran pacche sulle spalle. Così abbiamo fatto da soli: concerti e cene ospitati da centri sociali, Vag 61, Tpo e Spartaco di Ravenna”.
Il progetto si chiamava Music in Beiit, la band ha coinvolto una ballerina coreografa Luana Derailè per realizzare lo spettacolo che i bambini avrebbero messo in scena a fine laboratorio. “In più – aggiunge Emilio – c’era anche l’idea di lasciare gli strumenti musicali al centro culturale Handal del campo e ci siamo riusciti”.
La prima stesura è stata di Merini e Bonvicini, entrambi del mestiere, che hanno deciso da subito di avere un protagonista, Zimmi, seguire il suo percorso e servirsi del suo sguardo nella narrazione.
“Abbiamo pensato a Zimmi – dice il regista – perché mi piaceva l’idea di uno sguardo un po’ stralunato che forse fa parte della cultura palestinese ma è anche uno sguardo un po’ all’emiliana. Poi una spalla, e abbiamo pensato a Berna (Bernardo Bolognesi, ndr) con cui ho già fatto tanti film che sapevo che avrebbe portato immediatezza che sarebbe entrato in contatto con questa realtà in modo empatico. Ci sono tanti film sulla Palestina che hanno un taglio drammatico noi abbiamo voluto dare un nostro taglio.
Una grossa mano ai Lou del Bello’s l’hanno data proprio gli abitanti del campo con la loro voglia di raccontare il desiderio di una quotidianità normale. La presenza di cooperanti internazionali in Palestina è abituale, quello che ha registrato la band-troupe è stato l’apprezzamento dei loro interlocutori palestinesi per un progetto che prevedeva la restituzione all’estero delle loro storie e che il vissuto quotidiano prevalesse sul dramma e il vittimismo.
“C’è da dire che a parte tutto io mi sono proprio divertito là – confessa Zimmi – questo ti spiazza, la gente ha voglia di divertirsi, ride e scherza. Siamo persone di un certo tipo, “leggere” che vanno in quel posto lì e trovano persone che ci stanno a raccontarsi in quel modo”.
“Io ho avuto dei riscontri con dei palestinesi che hanno visto il film e hanno apprezzato lo humour – aggiunge Emilio – dicono che è molto simile al loro modo di concepire la commedia. Per noi era uno scoglio, ci chiedevamo se avessero capito questo tipo di comicità”.
Pochi giorni dopo l’inizio delle proiezioni bolognesi, a Gaza è riesploso un conflitto che da oltre sessant’anni è parte del vissuto di migliaia di abitanti della Palestina. Inevitabile chiedere qual è stata la reazione del gruppo a certe immagini.
“Conosci queste persone che sono vittime di uno scenario internazionale. C’è chi dice, a ragione o torto che questo attacco di Israele possa essere un segnale per Obama poco amico degli israeliani, oppure vediamo i fascisti in Italia che si dicono pro-Palestina, è un delirio mondiale sulla pelle di persone che vorrebbero solo vivere la loro vita nella loro terra”.
“Io amo Bologna – conclude Zimmi – sono nato qui e voglio vivere qui, mentre ci sono persone che non possono stare nel posto in cui sono nate, in cui vogliono essere vivere. A me è questo che non mi torna”.
Oggi i Luo del Bello’s ricorderanno a modo loro l’esperienza che hanno vissuto, con un concerto in Cineteca alle 19, nell’intervallo tra la proiezione delle 18 e quella delle 22. Un appuntamento che ci sentiamo di consigliare.

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