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Bologna, situazione mense: rette salate e poco biologico. Sotto accusa la partecipata Seribo

di Angelica Erta
Mentre in molti comuni della provincia la mensa scolastica diventa bio, a Bologna in dieci anni il servizio cambia pochissimo, forse peggiora. La retta aumenta del 30% ad aprile del 2011, mentre i genitori spazientiti chiedono ripetutamente udienza a Palazzo d’Accursio. Nel capoluogo il servizio mensa è affidato a Seribo, partecipata a maggioranza pubblica, con i soci privati Camst e Concerta cui è stata appaltata la gestione. In vista della scadenza contrattuale, a settembre del 2013, ancora non è dato sapere cosa accadrà. Il Comune prende tempo di fronte all’assedio delle famiglie, sostenute dai dati forniti dall’Osservatorio cittadino mense scolastiche.
Del tutto incomprensibile appare l’aumento delle rette, dato che gli investimenti sono bloccati dal 2010. Intanto l’utile della società continua la sua ascesa, 2 mlioni negli ultimi tre anni al netto delle imposte, spartiti fra soci pubblici e privati. Nelle casse di Camst e Concerta sono andati circa 800.000 euro l’anno, al Comune il resto. Un profitto immediatamente restituito ai soci privati dal momento che l’amministrazione “incassa” l’utile sotto forma di sconto sull’integrazione delle rette delle famiglie a tariffa agevolata o esentate dal pagamento. Il privato dà con una mano e prende con l’altra e forse in questo gioco il pubblico perde qualcosa, ma in tempi in cui la gestione diretta dei servizi sembra eresia tanto vale continuare con una nuova partita di giro.

“Com’è possibile che società private possono incrementare i loro profitti considerando che svolgono un servizio pubblico”, si chiedono i genitori? Ormai avvezzi alle partecipate con abissali buchi di bilancio, da Seribo vantano i propri profitti da cui anche l’amministrazione trarrebbe vantaggio. La società precisa che l’aumento delle rette ha toccato solo il 40% delle famiglie con l’ISEE più alto, con un incremento complessivo da 11 a 12,8 milioni, mentre il Comune continua a supportare il servizio il cui costo totale ammonta a 16,4 milioni.
Ma le critiche dell’Osservatorio aggrediscono il rapporto costi/qualità del servizio, con un occhio di troppo all’equilibrio finanziario. Le Direttive 1996/5/CE e 2003/13/CE stabiliscono che gli alimenti destinati ai lattanti e ai bambini devono essere privi di sostanze antiparassitarie, il comma 4 dell’art.59 della legge 488/99 impone l’uso quotidiano di prodotti biologici agli enti che gestiscono mense scolastiche e ospedaliere. Nella delibera del 2008, che disciplina le linee di indirizzo di SERIBO “il Comune s’impegna ad inserire l’obiettivo dell’applicazione della L.29/2002 fra gli elementi di indirizzo del piano industriale”.
Con la legge regionale si optava per l’introduzione del biologico nelle mense scolastiche; l’impegno è sfociato nell’inesistenza del piano industriale e in un 18,6% raggiunto fra prodotti biologici e lotta integrata. Intanto Seribo promette di aumentare fino al 30% il quantitativo di biologico da qui a giugno e ribatte che un aumento maggiore farebbe saltare i conti. Secondo i loro studi il biologico all’86% comporterebbe un incremento unitario del prezzo del pasto di 0,68 centesimi, per un ammontare complessivo di 2 milioni.
Il paradosso è che le società Camst e Concerta (soci privati di Seribo) servono mense bio in tante piccole e grandi città d’Italia, per un prezzo equivalente a quello di Bologna. Il comune di Casalecchio e quello di Zola Predosa ha costituito la società Melamangio s.r.l., a maggioranza pubblica. Il 70% degli alimenti provengono da agricoltura biologica, costo massimo della retta 125 euro . Bioristoro è una società nata nel 2003 a Grugliasco, comune dell’interland torinese, compartecipata dal comune al 51%. La percentuale di alimenti bio serviti alla mensa si avvicina al 100% (carne bianca e rossa compresa). Costo massimo delle retta 120 euro. Dai dati 2011 raccolti da Biobank la Camst serve ben 588 scuole con mense bio al 65% di media: perché qui a Bologna sembra irrealizzabile?
Forse nel piccolo l’amministrazione funziona meglio. A Granarolo, Minerbio, Budrio, San Pietro in Casale, Castelmaggiore e Argelato il servizio mensa è gestito dalla ditta di ristorazione Marangoni s.r.l., con quote di biologico variabili dal 70% al 100%. Il costo del pasto oscilla fra 1,70 e 2,20. “Il legame forte con i produttori del territorio, Coldiretti in testa – dicono dalla Marangoni – offre condizioni di vantaggio per l’acquisto dei prodotti.”
Senza voler sottoscrivere il dogma del 100% biologico i nodi della gestione Seribo restano molti. Nel 2008 il valore degli acquisti ammontava a 7.080.000 euro, nel 2009 scende a 5.954.000, 5.516.000 nel 2010, nel 2011 scende ancora a 5351.000. Costi ridotti per le materie prime più scadenti? La società nega addebitando il calo alla sospensione di alcuni servizi e a costi di attrezzaggio iniziali. La spesa per gli ingredienti – per ammissione stessa della società – sarebbe diminuita meno di 500.000 euro. Com’è possibile che in anni in cui il trend d’inflazione è stabile la spesa diminuisca? Perché la società ha frenato sugli investimenti?
Nella relazione allegata al bilancio di chiusura del 2011 Seribo riferisce la disparità di trattamento fra i 3 centri bolognesi, “con un terzo della città servita ad un livello ‘alto’ dal centro nuovo Fossolo ed il resto che continua ad essere servito con un sistema vecchio e obsoleto nonostante paghino le stesse rette.” E la differenza si vede, dal menu più vario e meglio curato nella cottura. Gli investimenti per i nuovi centri pasti non esistono, come non esiste il piano industriale, e le aree di costruzione non sono ancora state identificate.
Ma la società adempie agli standard previsti dal contratto e sottolinea come nel corso dell’anno 2011/2012 l’Ausl abbia effettuato 663 controlli nel comune di Bologna. Gli standard alimentari previsti dalla legge danno conto della sicurezza o della qualità dei pasti? È possibile dire una parola certa in temi di sicurezza alimentare quando conservanti permessi una decina di anni fa ora vengono tolti dal mercato perché potenzialmente tossici? E di nuovo, l’amministrazione considera l’alimentazione di bambini e ragazzi un investimento in salute o un costo comprimibile?
La quantità di vitamine presenti nella frutta a km 0 o in quella maturata nelle celle frigo sfugge ai controlli delle Ausl, così come il tasso proteico delle carni con diversi metodi di allevamento. L’etica e non alla legge decide dell’utilizzo di contenitori in acciaio per il trasporto, in sostituzione al polipropilene delle vaschette di plastica. Quintali di piatti in plastica non biodegradabile buttati ogni giorno quando, nello stesso tempo, si finanziano progetti di educazione ambientale.
Il contratto che regola i rapporti tra l’amministrazione comunale e Seribo alla voce obblighi della società pone “il raggiungimento dell’equilibrio economico finanziario, il consolidamento, il miglioramento della qualità della sicurezza e dell’efficienza del servizio di ristorazione e la soddisfazione del cliente”. L’ordine con cui sono esposti “gli obblighi” rispecchia la scala delle priorità del pubblico, dal bilancio fino ai bambini, ormai orfani dei diritti fatti salvi quelli del cliente consumatore?

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