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Castenaso: l'invasione dei rottamatori tra toni da convention e stoccate a Marchionne

Matteo Renzi a Castenasodi Sandro Nanetti
Stefano Sermenghi, il sindaco di Castenaso ha vinto la sua scommessa, nonostante qualche contestazione e i toni da convention che, a qualcuno, riportano alla memoria meeting di una ventina d’anni fa scarsa. Tutto esaurito il palazzetto dello sport per lo show di Matteo Renzi che qui propone la sua settantunesima replica. Meno soddisfatti devono essere gli esponenti della sezione locale del PD di fede bersaniana che speravano in un flop e che ora si aggirano increduli in mezzo alle oltre millecinquecento facce di persone che normalmente non escono di casa per assistere al comizio di un politico ma che stavolta non hanno resistito al richiamo del “maghetto” di Firenze.
A un’isolata disturbatrice che urla un “viva Bersani!” risponde pronto: “Anche a noi ci piace Bersani! Pier Luigi come Samuele”. E poi Renzi comincia la sua esibizione parlando di rottamazione. È finita con successo la fase di rottamazione dei “vecchi” del partito, ora tocca alla rottamazione delle idee e dei modi di fare politica che sin qui sono stati messi in campo e che hanno causato la drammatica situazione attuale. Il racconto di Renzi si snoda con ritmi e tecniche da convention aziendale. Filmati che alternano Obama e Littizzetto, Crozza e Bisio, tanta ironia e autoironia ma anche il richiamo ai buoni sentimenti che culmina con il deamicisiano elogio della figura della maestra elementare.

L’ovazione scatta quando, nella parte finale dedicata alla politica vera e propria, ricorda che “Prodi ha vinto due volte ma a mandarlo a casa non è stato il PDL ma sono stati i suoi”. I suoi che sono lo stato maggiore di una sinistra litigiosa che “con il suo antiberlusconismo ci ha regalato vent’anni di Berlusconi”. Zygmunt Bauman, in alcuni suoi scritti, confronta la nostra epoca della modernità liquida con i tempi che l’hanno preceduta utilizzando l’esempio della guerra. Guerra che una volta si praticava con cannoni a lunga gittata puntati su obiettivi fissi e ben definiti: il combattimento consisteva nel puntare il cannone e colpire l’obiettivo mediante approssimazioni successive.
La guerra di oggi non prevede postazioni di combattimento e obiettivi fissi, ma mezzi di aggressione flessibili e adattabili in tempo reale a colpire obiettivi a loro volta in trasformazione perenne. Basarsi sull’esperienza passata, in questo caso, sarebbe inutile se non addirittura dannoso. Renzi sembra non avere un passato e rottama tutto ciò che l’ha preceduto. Si dichiara pronto a discutere di tutto, anche mutando giudizi nel giro di pochi giorni (dal “con Marchionne senza se e senza ma” al “senza i venti miliardi di Fabbrica Italia vuol dire che la Fiat è ritornata a privatizzare gli utili e a socializzare le perdite”).
Il sindaco di Firenze si presenta sempre di più come il leader liquido di un partito, il PD, liquido a sua volta o, forse, liquefatto. Il rischio è quello dell’evaporazione. Ma per l’intanto l’amo di Renzi sembra assai coerente con il nostro tempo e, comunque, il più adatto a pescare nell’acquario dei delusi dal Pd e dal Pdl.

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