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Bologna, Roma, Torino e Napoli: Regioni, indagini conoscitive e paradossi

di Andrea Fabozzi
Indagini senza indagati. Lo sguardo delle procure sui consigli regionali si allunga solo adesso. In teoria non sarebbe di stretta competenza dei pubblici ministeri intervenire senza notizie di reato, in pratica avrebbero potuto farlo da tempo. Magari senza aspettare che montasse l’onda del pubblico disprezzo per i Batman di turno. L’espressione «inchiesta politica» è stata spesso utilizzata in questi anni dai nemici del controllo di legalità, ma di fronte alle ultime mosse di procure come quelle di Bologna e Torino non si può non riflettere sulla tempistica. Il procuratore di Bologna ha voluto persino rivendicare i suoi titoli: «In questo settore abbiamo cominciato per primi». C’è una corsa a combattere le ruberie? Bene. Ma la Guardia di Finanza che scatta a furor di popolo preoccupa almeno quanto rassicura.
Nel Lazio i magistrati si sono mossi dopo che la Banca d’Italia aveva segnalato strani movimenti dal conto del gruppo regionale del Pdl ai conti privati, ed esteri, di Francone Fiorito. Anche in Campania c’è un solo consigliere indagato, ma questo signore ha dato lo spunto alla magistratura per ripassare un po’ i conti di tutti. In Basilicata c’è una vecchia inchiesta sui rimborsi chilometrici gonfiati, in Sardegna una ancora più vecchia sull’uso personale dei fondi pubblici da parte di una ventina di consiglieri. In Sicilia invece l’indagine è «conoscitiva», così come le ultime in Emilia Romagna e Piemonte. Magistrati e finanzieri, cioè, non sanno esattamente cosa cercare, ma sanno che devono cercarlo.

Perché quella massa di denaro pubblico spostata sui conti – tutti senza controllo – dei politici regionali, autorizza ogni sospetto. Il problema è che questo controllo nel nostro sistema non è affidato alla magistratura ordinaria ma a quella contabile. Proprio il presidente della Corte dei Conti del Lazio nella sua ultima relazione aveva indicato il bubbone dei fondi ai partiti, chiedendo al parlamento maggiori poteri di intervento. Perché nemmeno la magistratura contabile ha la possibilità di sindacare le scelte discrezionali dei vari gruppi regionali, visto che sono scelte politiche o camuffate da politiche. Se uno ruba è un altro discorso e, paradossalmente, offre l’occasione alla magistratura ordinaria per mettere il naso. Altrimenti è dura, la Corte dei Conti denuncia e le procure «conoscono». E le operazioni spettacolari restano spettacolo puro.
Secondo un calcolo recente del Sole 24 ore, sono 830 i milioni di euro che nel 2011 tutte le Regioni assieme hanno destinato al finanziamento dei consigli e delle giunte. Molti soldi, più soldi di quelli spesi per aiutare l’industria turistica. Ridurli drasticamente sarebbe la mossa giusta. Far contare ai finanziere i chilometri percorsi effettivamente da ogni consigliere farà un po’ scena, ma forse non servirà a risparmiare tantissimo. Anche perché bisogna ricordare che quasi otto euro ogni dieci spesi dalle regioni sono destinati alla sanità: adesso tra ostriche e settimane bianche stiamo ragionando di una frazione degli altri due euro.
Con il rischio che alla fine si riusciranno a provare grandi sprechi e volgarissime esagerazioni, ma pochi reati effettivamente in grado di resistere all’obiezione che erano spese politiche. La vergogna dello scialo, invece, è già evidente: non servono altri fascicoli giudiziari per descriverla. Tanto più se deve trattarsi di quei fascicoli che i magistrati chiamano «modello 45», quelli dove entrano gli pseudo-reati e gli pseudo-indagati. Entrano e magari escono senza che se ne debba sapere molto.
Nel frattempo la questione morale regionale ha ben altre coordinate. In Calabria non si parla di fondi ai partiti ma ci sono già tre consiglieri arrestati, il presidente della giunta e un assessore sotto inchiesta. E un solo appalto sospetto vinto dai compagni di viaggi di Formigoni vale il prezzo di dieci Batman. Però per noi della stampa che non sempre siamo capaci della dovuta attenzione, e per i molti politici a cui ha fatto comodo non intervenire prima sulla politica s.p.a., è molto meglio adesso seguire l’onda. Ci mettiamo a fare il tifo per i giudici, per una bella tempesta sulle briciole.
Questo articolo è stato pubblicato sul Manifesto il 29 settembre 2012

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