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Corsivo: Dove va il Partito Repubblica?

Scenario plausibile, corrono in tre: Bersani, Renzi, Vendola. Variabile decisiva: chi sceglie il Partito Repubblica?
Dopo la grande festa de la Repubblica delle idee, il corsivo di Rudi Ghedini.

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La festa di Bologna ha mostrato la vocazione egemonica del quotidiano di Scalfari e Mauro, che non perdono occasione per mostrarsi delusi da quel che è il Pd, rispetto a quel che avrebbero voluto, invitando il suo gruppo dirigente a farsi da parte (in gergo: “partito scalabile”).
Verrebbe da concludere che Renzi sta lì per questo, ma sarebbe una forzatura: il sindaco di Firenze può destabilizzare, non diventare il leader che piace agli eredi del Partito d’Azione che danno l’impronta a Repubblica.
Quanto a Vendola, caduto dalla cresta dell’onda, deve scegliere se entrare nel Pd o costruire qualcosa di competitivo, insieme a Di Pietro e altri, in grado di intercettare almeno un po’ di quella critica che altrimenti precipiterà nel voto a Grillo o nell’astensione.

La Repubblicadelle Idee pretende altro.
Ha bisogno di una leadership credibile, inattaccabile sul piano ideologico. Di quarantenni liberal-democratici, che sappiano parlare di riformismo senza mettere in discussione il capitalismo. E sappiano farlo, scaldando i cuori, perché la seduzione delle masse è componente essenziale dello spirito dei tempi, da Obama a Putin, da Hollande a Cameron, fino a qualche democrazia sudamericana, è tutto un ribollire di leader che incarnano la proposta politica, ne fanno un manifesto esistenziale.

Raramentela Repubblicadelle Idee ha osato una critica al mercato. Si è barcamenata fra le denunce ai comportamenti più violenti e voraci, e un’accettazione acritica delle regole di base, quelle che dovrebbero assicurare prosperità e “crescita”, meritocrazia e dinamismo sociale. Salvo svegliarsi ogni tanto, dovendo verificare che la promessa non viene mai mantenuta, che il figlio dell’operaio fa il precario e a fare l’avvocato ci pensa il figlio dell’avvocato. Certo, il ventennio berlusconiano spiega qualcosa, ma non tutto.

Ora, di fronte al bivio fra democrazia e mercato, alla scissione sempre più esplicita fra economia e rappresentanza, Repubblica si trova spiazzata.
L’irrazionalità venefica del capitalismo globale è stata colpevolmente minimizzata, quando a denunciarla erano i ragazzi di Genova, poi descritta con bella prosa intellettuale quando il testimone è passato ai più fotogenici Occupy di Zuccotti Park.
Ma una vera e propria critica dell’esistente, del migliore dei mondi possibili, Repubblica non ha mai osato farla.
Dall’alto della sua potenza di fuoco – mezzo milione di copie tutti i giorni, i supplementi, una tv, ospitate televisive, il sito web, eccetera – ha condizionato l’evoluzione della sinistra italiana, applaudendo all’emarginazione delle aree più critiche e alternative, usando Prodi e Veltroni come arieti per sfondare qualsiasi, ostinata costruzione utopica.

Ora, Scalfari e Mauro potrebbero fingere di entusiasmarsi per l’accordo fra Bersani e Casini, il “patto di legislatura” che erediterà le ricette di Mario Monti, magari lo farà sbarcare al Quirinale, ma certo non riuscirà a ridare alla politica alcun primato nel reindirizzare la società italiana.
Non riesco a credere a una simile, mediocre retromarcia:la Repubblicadelle Idee ha ben altre ambizioni. Forse la smetterà di fiancheggiare e pretenderà di guidare direttamente.

Rudi Ghedini

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